Il finale della nona stagione di The Walking Dead, intitolato “The Storm“, è un episodio più calmo rispetto al precedente che narra di un tragitto ben preciso da A a B. In pratica si passa da uno stato di dolore e pessimismo al cosiddetto momento di rinascita. Eventi prevedibili e dialoghi in linea con i classici discorsi motivazionali a cui la serie ci ha sempre abituato: tutto ciò che ci si aspetta di vedere, in un modo o nell’altro avviene. Ma con “The Storm”, questa sorta di ridondanza nella narrazione e nella sceneggiatura non è affatto un male, anzi. Dopo lo scioccante episodio della scorsa settimana è giusto che ci sia una sorta di tregua, sebbene il viaggio tempestoso che i protagonisti affrontano non sia propriamente una passeggiata. Nonostante ciò questo finale funziona benissimo e grazie a un inedito elemento metereologico presenta anche idee di regia sofisticate e interessanti.

Michonne, figurativamente parlando, prende il posto di Rick Grimes e si occupa di supportare Ezekiel, che per la prima volta appare realmente scoraggiato. I discorsi di incitamento della donna con la katana sono essenziali e di supporto durante quella che si prospetta essere, sin dall’inizio, una spedizione molto rischiosa. Durante il corso dei 46 minuti non si ha mai la sensazione che da un momento all’altro tutto possa crollare, e questo aspetto è determinato dal fatto che i nostri eroi sono già in una situazione di disagio assoluto. Se mai i Sussurratori avessero deciso di attaccarli in una circostanza così delicata, forse nessuno di loro sarebbe rimasto in vita. Questo per i personaggi principali è il capitolo del lutto, della presa di coscienza che ancora una volta (per la millesima volta, aggiungeremmo) le cose sono andate nel peggiore dei modi. La favola su cui Carol ed Ezekiel avevano tanto scommesso è svanita in un attimo. È Lydia la ragazza da incolpare? C’è anche questa dinamica in “The Storm” e si percepisce costantemente a cosa stia pensando la giovane. Per la prima volta dopo tantissimi anni Lydia si sente al sicuro ed è assolutamente conscia di essere circondata da brave persone, ma al contempo vorrebbe scomparire così da smettere di soffrire e di sentirsi l’unica responsabile della morte di Henry… e non solo. Se non fosse comparsa Carol, Lydia si sarebbe mai fatta mordere? È interessante il tipo di gioco messo in piedi dagli sceneggiatori, ma in fin dei conti l’aspetto più interessante di tutta questa vicenda è cosa avrebbe fatto la ragazzina bensì il motivo per cui Carol più volte le sta alle calcagna per non farle compiere l’estremo gesto. Quindi, in definitiva, è il viaggio interiore di Carol, una donna che si era ripromessa di non scommettere sulla felicità, a coinvolgere di più.

“The Storm” è un episodio che ricorderemo per la sua unicità nei colori, nelle atmosfere e nelle dinamiche. Sarebbe divertente trovare questa costante del maltempo almeno una volta a stagione. Detto ciò, Greg Nicotero si conferma un esteta a tutti gli effetti grazie all’attenzione ai dettagli e al modo in cui costruisce la scena del passaggio delle acque ghiacciate con gli erranti sotto la neve. La fotografia è accattivante, e non solo nelle scene in esterna. Funzionano meno i momenti che vedono protagonisti Padre Gabriel, Eugene, Rosita, Siddiq, Negan e Judith. Ed è un peccato perché nonostante tutto ogni volta che Negan è in scena l’attenzione dello spettatore schizza alle stelle. Quello che non convince, invece, sono proprio le dinamiche banali che muovono i personaggi: la canna fumaria distrutta dalla tempesta e Dog che scappa via nella tormenta. Ma in fin dei conti quello che vuole comunicare Angela Kang – showrunner della serie nonché sceneggiatrice di questo episodio – è che è importante il viaggio del ritorno, è fondamentale il potersi riabbracciare e riacquisire per l’ennesima volta quella voglia di ricominciare. La speranza.

Il Regno, alla fine, è caduto. Ma Hilltop, ora, è più forte che mai. Il salvataggio di Judith da parte di Negan è il pezzo di puzzle che mancava per far sì che Michonne prendesse quella sedia e si mettesse vicina a Negan per parlare un po’, per iniziare a vederlo sotto un’altra lente. Ad un tratto poi, Michonne gli rivela: “Un nemico comune è un obiettivo comune. Oppure… Combattere il male unisce le persone”. Negan a quel punto la guarda e gli risponde: “È uguale. Solo che nessuno pensa mai di essere quello cattivo.” Il salvataggio di Judith crediamo possa essere stato lo zenit definitivo. In un modo o nell’altro Negan, a partire dalla decima stagione, sarà parte integrante di Alexandria e lo sguardo stupito di Michonne ne è la conferma.

Nonostante tutto, la nona stagione è stata al di sopra delle nostre aspettative. Peccato solo che la questione Maggie sia stata risolta semplicemente citando una lettera e che i Sussurratori siano stati mostrati quando ormai la neve si era già sciolta. Concludiamo elogiando il lavoro di Eugene, che più volte abbiamo osservato nel corso della stagione intento e concentrato a riparare la radio, nonostante le varie distrazioni che vedevano al centro i suoi sentimenti per Rosita. Ma fortunatamente la radio è tornata a funzionare nel momento giusto. Che sia un accenno alla comunità dei Commonwealth quello a cui abbiamo assistito negli ultimi secondi?

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