Che la fine di Arrow sia imminente è palese e non ci riferiamo semplicemente alla conclusione di questa stagione, ma al fatto che la serie abbia letteralmente i giorni contati. Magari è solo un’impressione data dal fatto che conosciamo tutti la data di scadenza dello show, ma non riusciamo a scuoterci di dosso la sensazione che su ogni episodio incomba una sorta di minaccioso conto alla rovescia che non sempre aiuta l’atmosfera generale della serie, non quando dal penultimo episodio di una stagione ci si aspetterebbero fuochi d’artificio e si viene lasciati invece con un vago senso di insoddisfazione.

Non per nulla il meglio di Living Proof è prepotentemente legato al passato della serie più che al suo presente o futuro e grazie al ritorno di Tommy Merlyn (Colin Donnell), che assiste per così dire Oliver mentre è imprigionato sotto una gigantesca lastra di cemento e cerca di decidere se uccidere o meno la sorella, ci regala delle sincere emozioni: il che è curioso, considerato che parliamo di un lungo e fruttuoso scambio del protagonista con un morto.
Aspettarsi un concreto ritorno del personaggio di Tommy, considerata la coincidenza che Oliver si trovava in una circostanza tanto simile a quella che ha segnato la morte del personaggio, era chiaramente un’ingenuità e sì, Donnell si è presentato con una folta barba sulla quale gli autori hanno peraltro scelto di fare una simpatica battuta, perché era ovviamente impensabile che l’attore cambiasse radicalmente il look del personaggio che interpreta in Chicago Med per una sola apparizione in un’altra serie e, onestamente, non pensiamo che sia un particolare così prosaico a costituire il vero problema di Arrow.

Le sfide che questa serie deve affrontare sono ben altre ed hanno a che fare con un cattivo di stagione come Emiko Queen che non ha mai mostrato davvero di avere il carisma per sostenere la parte, né è stata aiutata dagli autori integrando meglio la sua storia all’interno della stagione. Se magari avessimo avuto modo di soffermarci più a lungo sul legame tra i due fratelli e sulla possibilità che fra loro si creasse un solido rapporto, il tradimento di Emiko avrebbe avuto ben altro peso, ma considerato quanto tempo gli autori hanno dedicato a storyline che non hanno portato di fatto da nessuna parte (i Longbow Hunters e Dante per citarne solo due), non sorprende che al momento ci ritroviamo con una Sea Shimooka che assomiglia più ad una petulante ragazzina che non sente ragione e prende di mira qualcuno che non ha nessuna responsabilità per ciò che le è successo nel passato, piuttosto che ad una nemesi davvero degna della penultima stagione di una serie.
Anche il fatto che Oliver sembri sempre bloccato nello stesso genere di difficile scelta in un loop che dura sostanzialmente dall’inizio della serie, tra uccidere e scegliere un’altra alternativa, non aiuta esattamente la trama orizzontale, che risulta così stagnante e priva di quel dinamismo che dovrebbe caratterizzare un penultimo episodio di stagione, soprattutto in pieno periodo di sweeps.

Anche i flashforward, che all’inizio della stagione funzionavano in maniera eccellente, stanno cominciando a mostrare qualche crepa, soprattutto quando contribuiscono a diminuire il valore emotivo di alcune scene: vedere nel presente Roy rischiare la vita nel palazzo in cui il Team Arrow è imprigionato, sapendo che nel futuro è vivo e vegeto e che quindi non gli accadrà nulla, influisce gravemente sul pathos che quella scena creerebbe in altre circostanze, così come – a livello narrativo – lo fa vedere Dinah giudicare per l’ennesima volta un membro del suo stesso Team, in questo caso Roy, per poi chiedergli scusa, quando fino a cinque minuti prima era stata più che disposta a seppellire la verità sulla morte dei poliziotti uccisi nella scorsa puntata e come se la discriminate che le abbia fatto cambiare idea sia legata alla scoperta che Emiko ha mandato alla polizia il video dell’accaduto che incastra lei e tutti gli altri, dando così l’impressione che fosse disposta a coprire un omicidio solo perché non rischiava nulla a livello personale.

In un episodio generalmente zoppicante, la storyline più interessante ha finito per rivelarsi quella legata all’ormai prossima uscita di scena del personaggio di Felicity, anche se persino in questo caso non si può esattamente dire che il coinvolgimento di Elena con Archer sia un colpo di scena. Come apprenderemo infatti nel corso della puntata, sarà Elena, dopo l’attacco subito da Emiko alla quale Felicity rivelerà di essere incinta per avere salva la vita, che insinuerà nella mente della sua amica l’idea di sparire dalla circolazione per proteggere il bambino che porta in grembo, quando in realtà non vuole fare altro che impossessarsi del programma di Felicity ed usarlo per sviluppare quella che nel futuro scopriamo diventerà la Galaxy One, un progetto presentato come un’alternativa al vigilantismo che finirà però per trasformare Star City in uno stato di polizia ed in quel luogo insidioso e preda dei criminali che abbiamo conosciuto grazie ai flashforward.

In conclusione Living Proof ci ha lasciato con la stessa costante sensazione di frustrazione che ci ha accompagnato nell’arco di questa stagione e nonostante la puntata abbia come sempre delle scene di azione ben eseguite è indicativo che la migliore avvenga solo nella mente del protagonista e ad un solo episodio dalla conclusione e con così tanti interrogativi lasciati in sospeso, ammettiamo di non essere esattamente ottimisti circa il finale di stagione della prossima settimana.

Il finale della settima stagione di Arrow intitolato “You have saved this city” andrà in onda negli Stati Uniti lunedì 13 maggio su The CW.