Non c’è immagine che riassuma meglio i primi due episodi di Catch-22 che l’inquadratura del protagonista Yossarian (Christopher Abbott) e del commilitone Clevinger (Pico Alexander) che girano inutilmente in cerchio per nutrire l’ego di un sadico superiore (George Clooney). Non è casuale che i loro insensati movimenti rotatori rispecchino la traiettoria circolare dei loro bombardieri. L’inferno della seconda guerra mondiale è stato trasposto innumerevoli volte sul grande e piccolo schermo, ma Joseph Heller ne ha completamente stravolto gli stilemi nel suo romanzo d’esordio del 1961, Comma 22, illustrandone le banali e spesso ridicole meccaniche interne. Se la guerra è un inferno, allora l’inferno è un denso sottobosco di ironie e contraddizioni che invischia uomini ignari come mosche in una trappola di colla.

Il problema di adattare Catch-22 è che il suo potere satirico risiede quasi interamente nelle sue caratteristiche letterarie. Lo stile circolare e paradossale del romanzo riflette le fondamenta irrazionali della burocrazia militare. La sua cronologia non lineare amplifica la tragedia casuale della guerra, in un disinvolto andirivieni temporale che enfatizza la componente caotica del conflitto. Heller strutturò la sua opera per associazione libera, con varie divagazioni e idee che si rincorrevano l’un l’altra fino a costituire un intero ecosistema di ansie e controsensi. Qualsiasi trasposizione necessita quindi di compromessi che, inevitabilmente, addolciranno il mordente feroce della prosa originaria.

La miniserie di Luke Davies e David Michôd per Hulu riesce tuttavia ad arginare quasi del tutto questo problema,  canalizzando la satira attraverso i dialoghi o semplici segnali visivi. La fulminea energia del romanzo esplode in specifiche sequenze, come nello scambio tra Scheisskopf e Clevinger (“No, signore.” “No, signore? Mi stai dando del bugiardo adesso?” “No, signore.” “No cosa, signore?” “No… cosa, signore?”), e altre scene sono più o meno parafrasate direttamente dal testo, come lo sfogo di Yossarian sulla stupefacente incompetenza di Dio. In diverse occasioni, però, la serie patisce il peso dell’impossibilità di rendere appieno la forza dissacrante delle parole d Heller, finendo per diventare un grazioso coacervo di attori brillanti, paesaggi suggestivi e scelte musicali esageratamente didascaliche nel segnalare gli eventi tragici.

A dispetto del limitato potere dell’audiovisivo rispetto alla letteratura nel caso di Catch-22, la potenza di un protagonista come Yossarian resta praticamente intatta nella trasposizione dalla pagina allo schermo: in questi primi due episodi della serie Hulu vediamo la sua codardia assurgere allo stesso livello di dignità del coraggio, il suo egoismo trasfigurarsi in ammirevole istinto di autoconservazione. Voler rimanere in vita in un ambiente che pretende il sacrificio diventa quindi il primario canale empatico tra lo spettatore e il protagonista. Christopher Abbott merita il nostro plauso per aver infuso al suo personaggio una frustrazione palpabile, mista a un’autentica e sdegnata disperazione. Sa che l’intero sistema è una farsa e non vuole avere niente a che fare con questo. La missione dell’Air Force è vincere la guerra, ma quella di Yossarian è rimanere in vita.

A poco valgono i suoi tentativi di fingere dolore al fegato, mistificazione che trova corrispondenza cromatica nell’epatico giallognolo che impregna la fotografia di Catch-22. Yossarian decide dunque di giocarsi la carta dell’infermità mentale, ma incappa nell’ennesimo paradosso: il famigerato comma 22. Rischiare la propria vita su un bombardiere è folle, ma chiedere di rinunciarvi dimostra la propria sanità e vanifica ogni richiesta in merito allo stato di infermità mentale. Questa regola mantiene gli uomini razionali come Yossarian sul campo di battaglia e oscura gli abusi irrazionali del potere, mentre i soldati muoiono insensatamente perché un certo colonnello continua ad aumentare il numero minimo delle missioni. In tal senso, il discorso iniziale di Clevinger sul divario di sincronizzazione tra l’unità e la singola linea si estende a ogni aspetto della storia. Se Yossarian è obbligato a morire per il bene del gruppo, quanto sono nobili gli obiettivi del gruppo stesso?

La successiva scomparsa di Clevinger non fa che rafforzare la convinzione di Yossarian che il rispetto degli ordini sia una condanna a morte certa. Chiunque segua ciecamente l’autorità di Cathcart (Kyle Chandler) sarà sommariamente eliminato senza preavviso. Il colonnello lo ammette solo quando informa gli uomini di una nuova missione a Bologna, dove chiarisce che alcuni non torneranno a casa vivi. “E se nei vostri ultimi momenti,” dice, “vedrete la Morte arrivare per voi, non pensate alla Morte, pensate ai vivi.” Yossarian pensa ai vivi ogni giorno e non vuole dare alla Morte la possibilità di farlo passare dall’altra parte del velo. Se il nemico è chiunque possa ucciderti, allora il nemico ha parlato anche nelle vesti di Cathcart, e tutto ciò che resta da fare è correre per salvarsi la pelle.