In un universo televisivo come quello dell’Arrowverse, di cui Doom Patrol fa solo marginalmente parte, uno degli aspetti più curati di questa serie è il modo in cui gli autori sono riusciti a sviluppare in poche puntate tutti gli appartenenti a questo folle team di antieroi, dando ad ognuno l’opportunità di brillare in episodi appositissime scritti per loro o comunque senza mai davvero dimenticare l’importanza della loro individualità, anche quando descritti come membri di un gruppo.

Ed in una serie così profondamente basata sul concetto dell’accettazione del diverso, il Bureau of Normalcy costituisce una autentica sfida per i nostri antieroi. Con il loro aspetto da puliti men in black, i falsi proclami e la violenza insita nelle loro azioni, questa organizzazione rappresenta tutto ciò contro cui la Doom Patrol si batte, per questa ragione vederli subire una sconfitta tanto eclatante procura tanta soddisfazione, anche se la vittoria di Vic, Larry, Cliff, Jane e Rita giungerà ad un così alto prezzo.

In Cyborg Patrol era evidente che sarebbe stato il turno di Vic Stone di dire la sua.
Rinchiuso nella Ant Farm dal Bureau of Normalcy, come tanti anni prima era successo a Larry, Vic si ritrova a combattere con diversi mostri, il peggiore dei quali non è costituito tanto da questo gruppo di folli che vorrebbe entrare nella sua mente (e nei suoi programmi) o da Mr. Nobody, quanto piuttosto dalla sua crescente paura che la macchina prenda il sopravvento sull’uomo, esponendo questo personaggio che è stato introdotto nella serie come il più equilibrato tra i membri della Doom Patrol e che viene qui fatto vedere per ciò che è: un ragazzo che fatica a venire a patti con il suo passato e con la sua monumentale trasformazione.
Cyborg, che persino come membro della Justice League ha faticato più di altri eroi a trovare una sua identità, in questa serie viene descritto come un eroe in erba che ha bisogno di superare i suoi stessi traumi e le sue paure prima di poter essere considerato davvero tale e con problemi legati non solo alla morte della madre, da lui accidentalmente causata, ma anche dal difficile rapporto con Silas, quello che lui considera un padre-padrone dal quale si è letteralmente fuggito e che invece proprio in Cyborg Patrol pagherà con l’estremo sacrificio l’amore per il figlio.

Dopo aver ideato un piano piuttosto semplice per aiutare Vic a scappare dalla Ant Farm, coinvolgendo il resto della Doom Patrol che si fa catturare per poi liberare lui e tutti gli altri prigionieri del centro, compreso un nugolo di sederi cannibali e Flex Mentallo (Devan Chandler Long), che ama farsi chiamare Prigioniero 722, nei minuti finali di un episodio che fino a quel momento era stato anche piuttosto divertente, la trama prende una piega sorprendentemente drammatica con Cyborg protagonista di una scena particolarmente intensa e sconvolgente in cui Vic, ingannato da Mr. Nobody (Alan Tudyk) che inserisce dei falsi ricordi sul padre nei suoi sistemi, finirà per picchiare a morte Silas poco prima di essere deriso con aperto sadismo dal suo nemico per essersi fatto beffare tanto facilmente.

Nella scena Joivan Wade è davvero incredibile e la sua performance, mentre abbraccia disperato il padre con le risate di Alan Tudyk in sottofondo, è sicuramente la migliore di questa stagione e sottolinea anche ulteriormente, a tre episodi dalla conclusione, come Mr. Nobody stia diventando sempre più minaccioso e stia accorciando le distanze che lo separano dai protetti di Niles Caulder.

La prima stagione di Doom Patrol va in onda ogni venerdì su DC Universe, la piattaforma di video-on-demand della DC Comics.