Di gran lunga il miglior episodio della stagione fino ad ora, Where Am I Going ha un passo decisamente diverso rispetto alle altre puntate di Fosse/Verdon. Lo scopriamo dopo pochi minuti, quando diventa chiaro che l’intero episodio – anche il più lungo finora – si svolge interamente nell’arco di due giorni in una villa affittata per le vacanze. I personaggi principali sono intrappolati in una piccola parentesi all’interno di una miniserie che è già costruita di per sé tramite piccole parentesi episodiche. Qui il risultato è una grande recita, della vita, da parte di persone che parlano e vivono di recitazione.

L’ispirazione sarebbe Chi ha paura di Virginia Woolf? per impostazione e tipo di relazioni tra i personaggi, ma Fosse/Verdon riesce come mai fino ad ora a raccontarci con personalità i suoi caratteri. Tutti fingono, tutti supplicano in silenzio, tutti hanno segreti e obiettivi più o meno palesi, ma non possono scoprire del tutto le loro carte. L’episodio è il meno netto e chiaro fino ad ora, non esistono buoni o cattivi, punti di vista da difendere e altri da condannare in toto. Si tratta di una puntata che gioca sulle sfumature e sulle ossessioni, ma più di tutto sul carattere autodistruttivo dei personaggi.

Bob Fosse ha l’occasione per scrollarsi di dosso l’etichetta di autore da musical che ha fatto il colpaccio con Cabaret. Può farlo tramite un nuovo progetto nientemeno che con Dustin Hoffman, star incontrastata all’epoca (siamo nel 1973). D’altra parte rischia un esaurimento nervoso, e stando ai medici dovrebbe invece prendersi un periodo di riposo assoluto dalle scene. Di questo parere è anche Ann, voce della coscienza, forse unico personaggio di cui emerge la purezza e il disinteresse personale. Ma ciò non potrà accadere. Perché il teatro chiama, perché il cinema chiama, perché la stessa Gwen si presenta alla porta per chiedere qualcosa.

E non è che non abbia il diritto di farlo. Per dieci anni ha atteso lo sviluppo di Chicago, e finalmente è riuscita a mettere le mani sui diritti. Si tratta di un progetto che potrebbe portarle nuova fama, ma che soprattutto potrebbe aiutarla a lasciare qualcosa alla figlia. Fosse da parte sua non è più interessato a quel tipo di progetti, Gwen insiste, c’è chi la difende, c’è chi pone l’accento sulle condizioni di salute di Fosse, ma che ha l’unico obiettivo di costringerlo a fare qualcosa che non vuole. Intanto, l’unica bambina in casa sembra abbandonata a se stessa.

Where Am I Going è una piccola perla che basta a se stessa, che potrebbe quasi essere presa a sé rispetto all’intera miniserie. Si tratta di un blocco di dialoghi ispirati e grandi interpretazioni (Michelle Williams frattura la sua Gwen in una miriade di sfumature diverse) che avviene tra due morti importanti, quella di Joan e quella dello stesso Bob.

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