Il sesto episodio di Fosse/Verdon presenta una vera e propria confessione da parte del protagonista maschile dello show. Sam Rockwell sale su un palco ideale, che è tutto nella sua mente, e rievoca lampi del suo passato. Lo fa mentre nel presente le sue condizioni di salute peggiorano vistosamente, anche a causa dei due progetti che sta curando al momento e che gli provocano un grande e pericoloso stress. Tutto ci avvicina alla parte finale della miniserie di FX, con il personaggio di Gwen sempre più ai margini e l’attenzione che torna prepotente sulla figura di Fosse, artista maledetto e problematico.

L’episodio si apre con un accumulo di scene molto veloci in sala di montaggio, dove Fosse sta supervisionando il suo film Lenny. Già da queste poche battute è chiaro il livello di stress raggiunto dal personaggio. E poi c’è Chicago (il titolo dell’episodio cita una canzone del musical), il progetto dei sogni di Gwen, che finalmente prende il via. Uno solo di questi progetti sarebbe già problematico di per sé, ma entrambi sono micidiali per Fosse, che crolla e finisce in ospedale. Intervallato a tutto ciò ci sono dei momenti surreali in cui lo stesso protagonista, da un palco, offre per una platea invisibile uno spettacolo con delle battute sulla propria vita.

È un Bob Fosse quasi in autoanalisi, che ricorda l’inizio della propria carriera. Dai genitori distanti ai primi ingaggi, fino alla sua prima esperienza sessuale. È la stessa che era stata raccontata nel quinto episodio, con Bob tredicenne che subisce di fatto un abuso. Capiamo che non ne ha mai potuto parlare come avrebbe voluto, capiamo che raccontare quell’esperienza come una conquista è un modo per esorcizzare il dolore e le ferite che invece ha provocato. Allora, più che un modo per conoscere meglio le sfumature del personaggio, tutto diventa un doloroso bilancio della propria vita, mentre tutto il resto svanisce.

In tutto questo il ritratto di Gwen Verdon è ambiguo per quanto possibile. Fa parte della cerchia di persone che vogliono spremere il talento e il nome di Bob a qualunque costo, ma al tempo stesso è legata a lui, in modi che vanno oltre la relazione romantica o professionale. L’affetto di Ann, al contrario, è più sincero e ingenuo. Le sue sono giuste preoccupazioni, e la serie ce la presenta come l’unico personaggio a cui sembra importare qualcosa di Bob. Eppure anche lei sembra tagliata fuori dal rapporto speciale che lega i due personaggi che danno il nome alla serie.

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