Alla fine la quarta stagione di Gomorra ha raccontato un lungo ritorno a casa. Inatteso, contorto, incentrato sul personaggio cardine della serie. È un ritorno che è anche una riaffermazione, di linguaggio, di temi, di inquadrature, che riavvicina Gennaro a suo padre Pietro. Si tratta di una scelta che contraddice la direzione della stagione, la direzione che lo stesso Gennaro aveva a più riprese dichiarato di voler seguire, ma che spinge l’intera narrazione della serie su un binario circolare.

Gli ultimi due episodi della stagione, diretti da Claudio Cupellini, segnano l’uscita di scena da parte di Patrizia e il lento, ma inesorabile ritorno di Gennaro. Ma questo lo scopriremo solo negli ultimi minuti. Da parte sua, il penultimo episodio della stagione è la conferma finale del lavoro di caratterizzazione svolto su Patrizia. Da personaggio in continua crescita a donna che è stata capace di prendersi ciò che voleva nel finale della scorsa stagione, quest’anno è diventata un personaggio continuamente in bilico tra la gestione del potere e il pericolo di perderlo. Da quella debolezza di fondo, che Patrizia teme e alla quale ha sempre rifiutato di piegarsi, emerge il personaggio protagonista dell’episodio undici.

Patrizia viene arrestata in seguito a una retata della polizia. L’ambiente carcerario diventa allora l’ennesimo spazio chiuso in cui è fondamentale capire gli equilibri di potere per poter imporre i propri. Patrizia che non concede spazio alcuno alla commiserazione, che non abbassa mai lo sguardo, che non parla, se non quando scopre che è stato proprio Michelangelo a venderla per metterla al sicuro dalla vendetta dei Levante. Qui lei non lo sa ancora, ma la sua vita è finita.

Il cerchio si stringe nel dodicesimo e ultimo episodio della stagione. Qui Gennaro ritorna prepotentemente in scena, dismette i panni di uomo d’affari e la maschera di onestà che avrebbe voluto indossare per il resto della sua vita. Il rifiuto di togliersi il tatuaggio e la cicatrice erano solo l’inizio, questa è la conferma. C’è la presa di coscienza da parte dello stesso personaggio, che accetta di essere troppo simile a suo padre, che accetta come questa via di fuga dalle Vele di Scampia l’abbia infine ricondotto a casa. Preso atto di ciò, tutto il resto arriva di conseguenza. Non sono tanto le parole di Azzurra a convincere Gennaro, quanto l’idea che, imboccata una certa strada, le conseguenze drammatiche siano inevitabili.

I Levante vengono spazzati via con facilità, ma il culmine drammatico della stagione non è quello. Patrizia e Michelangelo credono di essere al sicuro, si rivolgono a Gennaro per ottenere protezione, sembrano avercela fatta, ma non è così. Con la solita puntualità teatrale tipica dei dialoghi di Gomorra, Gennaro annuncia che Patrizia non avrebbe dovuto fidarsi di lui. Colpo di pistola, morte di Michelangelo. Cristiana dell’Anna ha svolto un lavoro magnifico quest’anno, e il lavoro su Patrizia, sulle sue sfumature e sulla caratterizzazione così sottile del suo personaggio è stato l’elemento più apprezzabile della stagione. Dispiace, ma anche lei muore sotto i colpi sparati da Gennaro.

Il cerchio si chiude con il ritorno al quartiere e l’autoreclusione in un rifugio. Un isolamento fisico che è anche specchio di un isolamento umano, di quella solitudine che ha perseguitato Gennaro fin dalla morte di Ciro. A questo proposito, dopo i titoli di coda arriva il teaser di L’immortale, film prequel che racconterà la storia del personaggio interpretato da Marco D’Amore.

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