Chi segue Killing Eve lo sa bene: il rapporto tra Villanelle (Jodie Comer) ed Eve (Sandra Oh) non potrà che generare caos. Tuttavia, Desperate Times – questo il titolo del quarto episodio della seconda stagione della serie – mostra come la distanza non giovi necessariamente a entrambe le protagoniste. Eve riesce, è vero, a catturare il Fantasma, ma è preda di un’altalena di emozioni ambivalenti che la portano a sfiorare un bacio con Hugo (Edward Bluemel). Villanelle finisce ad Amsterdam assieme a Konstantin (Kim Bodnia) e, a parte un truculento omicidio su commissione, rischia di far fuori una ragazza in discoteca per una semplice scortesia.

È la prima volta che vediamo Villanelle in queste condizioni, alla ricerca di uno sballo tossico procurato dalle pillole di un qualunque spacciatore. La conosciamo come assassina, ma non l’abbiamo mai osservata nella veste di una potenziale killer fuori controllo. Sebbene il ritorno di Konstantin le abbia offerto un certo bizzarro conforto, percepiamo tutta la sua sofferenza per il crescente distacco tra lei ed Eve. L’abbiamo già vista frustrata, arrabbiata, ma mai così vulnerabile. Per la prima volta, Killing Eve ci lascia intuire un lato di Villanelle che finora non aveva mai mostrato. “Eve Polastri ti ha rammollito”, la mette in guardia Konstantin: osservando le sue lacrime nella scena finale, è legittimo ipotizzare che abbia ragione.

In quella stessa scena finale, vediamo Eve diventare uno strumento di Carolyn, legandosi i capelli come soleva fare prima che Villanelle le ricordasse la bellezza caotica dei suoi ricci scomposti. Da parte sua, avvertiamo come Carolyn stia lavorando sodo per trasformare Eve in una stramba ma calzante declinazione dell’impiegata modello, celandole peraltro le cartoline romantiche che Villanelle le invia dalla sua trasferta olandese. La cattura del Fantasma è una conferma, tanto per Carolyn quanto per Hugo, del brillante intuito di Eve, che raccoglie rapidamente tutti gli indizi di cui ha bisogno per scoprire l’identità della donna.

La sequenza della cattura conferma quanto il Fantasma sia in tutto e per tutto antitetico rispetto a Villanelle: invece di abbattere la porta della sua casa grazie all’impiego di forze corazzate, Eve incontra il sicario nel cortile della scuola dei suoi figli. Il Fantasma compie qui lo stesso, grossolano errore compiuto da coloro che ha ucciso, supponendo che una donna non caucasica sopra i 35 anni non possa essere una minaccia. Considerando che non abbiamo mai sentito Eve parlare in coreano o interagire con i suoi genitori, sembra piuttosto intenzionale la sua scelta di avere quella conversazione telefonica mentre si avvicina a una donna che sa essere estremamente pericolosa.

L’arresto del Fantasma rafforza ulteriormente la sensazione che Eve stia cambiando. Potremmo anzi dire che sta emergendo una versione più autentica e spregiudicata che non abbiamo mai visto: è l’ennesimo parallelismo con Villanelle. La dolorosa conversazione con il marito Niko (Owen McDonnell) ci ricorda la gentilezza della donna che abbiamo conosciuto all’inizio della serie, e ci intenerisce osservare l’uomo spaesato, incapace di riconoscere sua moglie. Se Niko ama Eve in virtù della sua gentilezza, la nuova china intrapresa dal personaggio ci spinge a supporre che il loro matrimonio non sia destinato a durare ancora molto.