Come la falena è irrimediabilmente attratta da una fiamma che potenzialmente la brucerà, così Villanelle (Jodie Comer) è incapace di resistere alla forza magnetica che la spinge verso la sua nemesi Eve (Sandra Oh) e viceversa; era quindi inevitabile che la seconda stagione di Killing Eve ci mostrasse, prima o poi, il ricongiungimento delle due protagoniste. Difficilmente avremmo però potuto prevedere di vederle incontrarsi nelle inedite vesti di collaboratrici professionali, ed è in questo che Smell Ya Later sorprende lo spettatore ancora una volta.

Il rendez-vous, conseguente a un ingaggio di Villanelle per uccidere Eve architettato proprio da quest’ultima col beneplacito di Carolyn (Fiona Shaw) avviene nella cucina di casa Polastri, già cornice del primo reale faccia a faccia tra le due donne. Nonostante la serie di eventi che hanno avuto luogo prima di questa scena, nessuna delle due vuole scusarsi. La scena è intrisa di una sensualità che non prende mai il sopravvento sulla vena ironica che è il marchio di fabbrica della serie, ma risulta carente sul piano della tensione: né Eve né Villanelle sono realmente spaventate, nessuna teme davvero per la propria incolumità.

Per sopperire alla mancanza di brividi della scena in cucina, Smell Ya Later cerca di amplificare il senso di pericolo sottolineando la crudeltà di Villanelle. La vediamo strangolare un ragazzo in un autolavaggio fissandolo negli occhi, come l’abbiamo vista fare in passato. Il Fantasma parla di lei con un tono terrorizzato durante il proprio interrogatorio. Tutto sembra convergere verso un ritratto demoniaco di Villanelle; eppure, sappiamo che non torcerà un capello a Eve. L’unico momento in cui veniamo sfiorati da un reale dubbio è quando l’agente dell’MI6 si avvicina al Fantasma, apparentemente morta; che Villanelle l’abbia lasciata in vita è, a conti fatti, poco importante ai fini immediati della trama o dell’evoluzione psicologica dei personaggi, ma è una scelta che devia sensibilmente dal suo abituale modus operandi.

Archiviata momentaneamente qualsiasi reciproca pulsione omicida, l’unica domanda che sussiste riguardo Eve e Villanelle durante le loro scene insieme è se espliciteranno la reciproca attrazione. Ciò non avviene, e di questo siamo grati agli autori, ma consente a Carolyn e Konstantin (Kim Bodnia) di riprendere i contatti, anche se per un lasso di tempo assai breve. Mentre attendono in macchina fuori da casa di Eve, i due hanno tutta l’aria dei genitori che si assicurano che l’appuntamento dei loro figli proceda senza intoppi.

Sussistono delle domande piuttosto importanti: il fatto che Villanelle non si occupi più di omicidi politici la esclude automaticamente dal mirino delle indagini governative? Come se tutto ciò che ha fatto finora non avesse improvvisamente più alcuna rilevanza? Viene naturale ipotizzare un qualche piano misterioso ordito da Carolyn che, a quanto pare, sta tenendo d’occhio il lato oscuro di Eve attraverso una presentazione power point intenzionalmente goffa e noiosa. A che pro testarla? Perché vuole tenere Eve al di fuori della documentazione ufficiale sulle attuali azioni della sua squadra?

Quel che è certo è che i misteriosi piani di Carolyn stanno acquisendo sempre maggiore importanza in Killing Eve. Sebbene non sappiamo quali siano i suoi reali scopi, la sua manipolazione nei confronti della sua sottoposta getta un’ombra cupa e spietata sul personaggio, enfatizzata dall’inquietante sequenza nella stazione della metro, in cui Eve è dilaniata dall’irrazionale tentazione di spingere un uomo tra i binari a pochi secondi dall’arrivo del treno. Una tentazione che fa eco all’improvviso desiderio sessuale scaturito dopo aver ricevuto una pomposa composizione floreale da Villanelle. Se solo il povero Niko (Owen McDonnell) avesse saputo cosa si celasse dietro le inaspettate voglie di sua moglie, forse la conversazione finale con Villanelle in quel di Oxford avrebbe avuto dei toni ancora più accesi e un esito ben più cruento.

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