Nel penultimo episodio della sua seconda stagione, Killing Eve fa un altro passo per attirare l’agente dell’MI6 Eve Polastri (Sandra Oh) verso il fascinoso lato oscuro incarnato dalla sua nemesi – nonché attuale alleata – Villanelle (Jodie Comer). Il viaggio sottile e seducente di questo secondo arco di puntate della serie targata BBC America è stato una discesa graduale nella depravazione, che mostra quanto dovere professionale e pulsioni interiori possano cozzare in modo distruttivo.

In Wide Awake, il magnate della tecnologia Aaron Peel (Henry Lloyd-Hughes) rimane affascinato da Villanelle – che lavora sotto copertura per l’MI6 nei panni della ricca americana Billie – e la invita a Roma, dove lui prenderà parte a una conferenza e svariati incontri di lavoro. Con Villanelle sul posto e dotata di un minuscolo microfono di sorveglianza, Eve e Hugo (Edward Bluemel) si posizionano in un vicino hotel per origliare e scoprire quale arma stia vendendo Aaron e a chi.

Il duo di agenti porta più o meno a compimento la missione, ma non riesce ad anticipare una serie di mosse di Aaron, tra cui la continua sorveglianza nei confronti di Villanelle. A prescindere dall’opinabilissima scelta di usare Villanelle come risorsa, permane l’impressione che questa operazione – volta a prevenire il lancio di una nuova, tremenda arma sul mercato – potrebbe trovare una più rapida ed efficace risoluzione se affidata a un team più ampio.

Nonostante come Villanelle sia arrivata a Roma, le sue interazioni con Aaron sono pregne di quella tensione che spesso contraddistingue le parti migliori di Killing Eve. La spinosa questione di cosa sia l’esistenza umana quando si vive senza emozioni o paura delle conseguenze è sempre stata la linfa vitale del fascino della giovane protagonista della serie. Metterla in una stanza con Aaron porta a uno dei migliori dialoghi di Killing Eve. Contrapposte all’approccio algido del suo interlocutore, le risposte di Villanelle la rendono più attraente e più umana agli occhi del pubblico: è grazie a questa ambiguità che, nel vederla parlare con due ragazze, ci troviamo a chiederci se abbia intenzioni sessuali o omicide.

Dal punto di vista di Hugo, con cui Eve ha un intercorso sessuale mediato dalla voce di Villanelle, è molto difficile sapere se l’ex sicario stia ancora lavorando con la sua squadra, o se ciò che Aaron ha da offrire sia così allettante da portarla a tradire la missione. La natura dominante della protagonista suggerisce che, senza l’identità di Billie a fermarla, le loro interazioni sarebbero molto meno pacifiche. Il pericolo più grande viene a galla nel momento in cui Konstantin sottolinea che, qualora qualcosa andasse storto, lei ed Eve sarebbero completamente da sole. Lo intende come un avvertimento, ma è chiaramente una prospettiva allettante per Villanelle, al punto da poterla forse spingere a mandare all’aria l’operazione.

Nel frattempo, anche Eve è costretta a confrontarsi con la propria ossessione per Villanelle. La scena con Martin (Adeel Akhtar) spinge finalmente Eve a mettere in discussione le proprie scelte. Martin le fa ammettere di sentirsi costantemente in pericolo, ma al contempo “completamente sveglia” a causa di Villanelle. È chiaro come l’assassina abbia reso la sua vita oggettivamente peggiore in molti modi, ma abbia anche lacerato ad artigliate il filtro dalla pacifica esistenza di Eve. Chi non vorrebbe vivere sentendosi completamente sveglio? È certo una sensazione tesa ma gratificante, da cui è difficile – se non impossibile – voler tornare indietro.

Certo, non si prospettano tempi sereni per Eve, specialmente alla luce dell’agghiacciante trattamento riservato da Villanelle a Gemma (Emma Pierson). Una parte di lei odierà questo gesto efferato, ma il suo lato più oscuro, emerso solo di recente, potrebbe non farlo. Eve ha visto Villanelle uccidere qualcuno di fronte a lei per provocarla, e non aver fatto assolutamente nulla. È così coinvolta nella sua infatuazione per Villanelle da lasciar correre anche in questo caso? Se lo facesse, abbiamo buone ragioni per credere che Niko non la perdonerà mai, ma non è chiaro quanto la nostra eroina senta la mancanza del marito.

Con un solo episodio rimasto, Killing Eve sembra volerci dire che nessuno è al sicuro. Lo spettatore resta così appeso, in attesa di un finale in cui dovrà temere per Niko, per Eve, per Hugo, per Kenny. Chissà, forse persino per Villanelle.

Correlati su Killing Eve

Consigliati dalla redazione