Sulle spalle il gravoso compito di interrompere, per quest’anno, la tumultuosa relazione tra le protagoniste, You’re mine inizia ricalcando il sentiero tracciato dal secondo episodio di questa stagione di Killing Eve, Nice and Neat. Ancora una volta, Villanelle (Jodie Comer) si trova nella casa di un uomo che vuole controllarla, solo che in questo caso si tratta di qualcuno di ben più pericoloso di quanto lo fosse Julian. Per la chiusura, si opta invece per una – piuttosto prevedibile – inversione del finale della prima stagione: se, l’anno scorso, l’arco di episodi si era concluso con Eve (Sandra Oh) che pugnalava Villanelle, stavolta è Villanelle, col cuore spezzato, a sparare a Eve.

Anche in virtù della scarsa originalità di questa trovata finale, non si può dire che You’re mine sia l’episodio migliore di questa stagione; entrando nello specifico, l’intera puntata contribuisce a enfatizzare un senso di circolarità persistente da qualche settimana che, seppur geometricamente interessante, sembra non voler portare la serie da nessuna parte. I meccanismi narrativi percorrono un sentiero già battuto, e l’impressione di reiterazione non giova al ritmo interno dell’episodio.

Nel corso di You’re mine, sia a Eve che a Villanelle viene data ampia possibilità di abbandonare l’altra, ma entrambe agiscono costantemente per proteggersi a vicenda. Alla fine, liberatesi da Konstantin (Kim Bodnia) e Carolyn (Fiona Shaw), si rendono conto di non poter stare insieme. Villanelle si ostina a sognare un’improbabile fuga in Alaska, mentre Eve sta lentamente realizzando che l’infatuazione dell’assassina si basa su una proiezione di sé cui non sente di voler corrispondere. Eve e Villanelle possono certo essere simili ma, al contrario di quanto suggerito da molte battute della serie, non sono uguali: la versione di Eve che Villanelle brama al suo fianco è quella in cui l’agente si riconosce meno.

La stagione ha spesso faticato a mantenere la tensione quando Eve e Villanelle erano insieme, e il problema raggiunge il culmine una volta che le due uccidono Raymond (Adrian Scarborough) e scappano dall’albergo, vagando senza meta tra le rovine cercando di capire cosa fare (e la sospensione dell’incredulità, per qualsiasi romano, vacilla nel vederle arrivare nel giro di pochi minuti dal Teatro di Marcello nel centro dell’Urbe al Teatro Marittimo di Villa Adriana, in quel di Tivoli). A guardarle così, potrebbero essere scambiate per due amiche in vacanza, ma ben presto diventa chiaro come questo status sia allettante agli occhi di una sola tra loro.

In un certo senso, Killing Eve era da sempre diretta qui. Alla fine, la storia d’amore che ne costituisce il cuore avrebbe richiesto che le due protagoniste considerassero come sarebbe stata la loro possibile vita insieme. Il risultato di queste considerazioni porta Eve a comprendere che ciò che le piaceva, del rapporto prevalentemente a distanza con Villanelle, era il brivido della caccia e l’adulazione del sicario, associati a una vita vissuta al di fuori delle regole comuni. Non è interessata alla felicità domestica con Villanelle; per quella, sarebbe bastato Niko.

La prima stagione di Killing Eve ha riscosso un plauso praticamente incontrastato; era quindi difficile tornare, quest’anno, con qualcosa che convincesse quanto il primo arco di episodi. Il finale della passata stagione non provava neppure a fingere che Villanelle fosse morta, mentre You’re mine si chiude con Eve che giace immobile a terra. Lo spettatore sa che non morirà, poiché Oh e Comer sono la linfa imprescindibile della serie, ed è un motivo in più per innervosirsi di fronte a un cliffhanger che risulta poco accattivante. Ora che ognuna di loro ha letteralmente ferito l’altra, la loro relazione emotiva si apre a nuovi scenari: forse la terza stagione vedrà Eve sentire la mancanza di Villanelle, e certamente si occuperà delle ripercussioni professionali sulla situazione dell'(ormai ex) agente.

Dal canto suo, Villanelle ha fatto la scelta di diventare libera professionista con Konstantin, solo per sentirsi subito tradita. Ha danaro in abbondanza, ma le è stato reso molto chiaro quanto le sue compulsioni possano essere usate contro di lei. Una cosa è essere un’assassina pagata, altro è avere persone che usano la sua sociopatia a sua insaputa. Tuttavia, la domanda che sorge spontanea è: se davvero si libererà della propria ossessione nei confronti di Eve, cosa resterà di lei?

A prescindere da ciò, la terza stagione di Killing Eve ci ritroverà puntuali davanti allo schermo; tuttavia, proprio come quando Eve si rende conto che Villanelle avrebbe potuto uccidere Raymond e risparmiandole quell’orribile esperienza, la magia nella relazione tra lo spettatore e la serie sembra momentaneamente svanita.

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