L’esordio di Le terrificanti avventure di Sabrina, avvenuto lo scorso ottobre, aveva aperto il sipario su un mondo cupo e affascinante. La serie creata da Roberto Aguirre-Sacasa non aveva infatti niente a che vedere con la colorata sitcom degli anni ’90, dimostrando da subito un’identità più horror ben conciliata con le sue ambizioni da teen drama. Purtroppo, nel corso degli episodi della prima parte di stagione, i difetti della serie hanno iniziato a emergere sempre di più; difetti che vengono ulteriormente evidenziati in questa seconda metà di stagione.

Rispetto alla prima parte, Le terrificanti avventure di Sabrina è tornata con episodi più stiracchiati; sembra spesso di trovarsi di fronte a un brodo eccessivamente allungato, nonché alla reiterazioni di concetti e situazioni già visti in precedenza. Si tratta di un difetto ancor più grave in considerazione della piattaforma in cui la serie è posta, contenitore che le consentirebbe di fare qualsiasi cosa, ma che preferisce evidentemente una teatralità esagerata alla vivacità stilizzata dei primi episodi dello show.

Ma andiamo con ordine: la seconda parte riprende proprio dove eravamo rimasti, con Sabrina (Kiernan Shipka) che cercava di sconfiggere il Signore Oscuro. Questo piano, per la sorpresa di nessuno, non va particolarmente bene. Il potere e la popolarità della ragazzina aumentano presso i suoi compagni di studi occulti, mentre continua ad attirare le ire di padre Blackwood (Richard Coyle), compagno di sua zia Zelda (Miranda Otto). Di pari passo, Sabrina deve fronteggiare la crescente diffidenza dei suoi amici mortali.

La signora Wardell / Lilith (Michelle Gomez) continua cautamente a seguire gli ordini di Satana, seppur con uno scetticismo prevedibilmente crescente man mano che la storia procede; è in lei che risiede uno dei punti cardine fondamentali di questa seconda parte di stagione smaccatamente femminista. Lo show continua a sovvertire il mondo a noi noto: tutto nella Chiesa della notte è un capovolgimento di una tradizione cristiana.

Per i primi cinque episodi di questa seconda parte, si ha la netta sensazione che tutti i personaggi coinvolti annaspino nel tentativo di dare energia a una serie fiaccata dalla mancanza di idee. Fortunatamente, gli ultimi tre episodi risollevano il ritmo del racconto, facendo assurgere la storia a un ben più alto livello d’interesse e coinvolgimento. Ma la battaglia per arrivare al suddetto livello è dura e snervante, e il sentimento di insoddisfazione accumulato nelle prime cinque puntate permane inevitabilmente, andando anche a inficiare la piena riuscita dei pur buoni segmenti finali.

Ciò è particolarmente evidente nella gestione della transizione di Susie (Lachlan Watson), ora Theo; la sua storia viene trattata con una superficialità colposa e del tutto immeritata, risultando approssimativa nell’evoluzione e, a tratti, persino irrispettosa della delicatezza dell’argomento. Sia chiaro, nessuno pretende che Theo abbia una sorta di trama tragica, ma avremmo preferito vedere questo personaggio svilupparsi in modo meno macchinoso. Lo stesso vale per Roz (Jaz Sinclair) e la sua cecità, sebbene abbia certo più spazio in questi episodi in virtù anche della sua neonata relazione con Harvey (Ross Lynch).

In conclusione: Le terrificanti avventure di Sabrina ci aveva fatto ben sperare nella sua prima parte, e potrebbe essere molto di più di quanto questa seconda metà di stagione non abbia dimostrato. Siamo davanti al seguito esasperato di una prima tranche di puntate piuttosto gradevoli, come se gli autori avessero stabilito il punto d’arrivo senza preoccuparsi più di tanto dell’itinerario narrativo da percorrere per approdarvi. Va detto che le premesse per la terza parte della serie sembrano, sulla carta, piuttosto buone, ma occorre una gran dose di fiducia per sperare che sia in grado di risollevare da sola le sorti di uno show abbastanza fallato.

È quasi come se la serie si nascondesse da sola dietro lo sfarzo e il glamour dei propri stilemi, senza sforzarsi davvero di sfruttare la profondità di scrittura che ha in germe sulla carta e puntando tutto sul lato visivo; ma il linguaggio estetico di un prodotto come questo dovrebbe passare soprattutto dalla coerenza narrativa, che in questo ritorno a distanza di sei mesi sembra essersi un po’ persa per strada. Confidiamo che, alla luce del buono che abbiamo visto – e continuiamo comunque a vedere – in questo prodotto, Le terrificanti avventure di Sabrina possa imparare dai propri errori e sviluppare il proprio futuro in modo più avvincente e coerente di quanto questa seconda parte ci faccia presagire.

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