La quarta stagione di Supergirl, a nostro avviso, si è rivelata a livello narrativo una delle più convincenti tra le serie dell’Arrowverse di quest’anno e tutto per un motivo molto semplice ed apparentemente banale, che ha poco a che fare, come comunemente invece si crede, con le co-star dei protagonisti (le accuse spesso ingiustificate rivolte a personaggi quali Felicity ed Iris di aver “rovinato” serie come Arrow e The Flash non ci hanno mai convinti, soprattutto quando i problemi di questi show sono ben altri), ma piuttosto con la capacità degli autori di creare antagonisti credibili e gratificanti che rivaleggino degnamente con gli eroi di queste serie.

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Emiko Queen e Cicada non si sono rivelati mai davvero all’altezza del compito dei cattivi di stagione, al solo nominare un antagonista come Lex Luthor, invece, e nello specifico il genere di personaggio che Jon Cryer ha portato sullo schermo, qualsiasi difetto assume un peso ben diverso giudicato nel complesso di una stagione che è stata indubbiamente un successo. E sicuramente, qualche mancanza The Quest for Peace ce l’ha, che scaturisce per lo più da un modo di gestire le stagioni comune a tutte le serie dell’Arrowverse che, per motivi per lo più di budget, tendono a tirare le redini e riservare gli aspetti più esplosivi di ogni storyline per gli ultimi episodi, sviluppando per il resto del tempo temi più gestibili a livello di costi ed effetti speciali.

Il risultato di questa scelta, in Supergirl, si è ripercosso su alcune storyline che non hanno probabilmente ricevuto la giusta dose di attenzione nel finale di stagione o sono state chiuse in maniera troppo sbrigativa per essere ritenuta davvero soddisfacente. Ci riferiamo per esempio al modo in cui è stata gestita la storia di Red Daughter e soprattutto la sua conclusione con il suo sacrificio: per aver introdotto in maniera tanto misteriosa ed accattivante il personaggio alla fine della scorsa stagione, Red Daughter – nel complesso – non ha avuto così tanto respiro nell’arco narrativo di quest’anno, come non lo ha avuto la sua reazione al tradimento di Lex e la conseguente scelta di salvare Supergirl.
Alla stessa maniera, considerata l’importanza del tema che ha introdotto e che ha dominato la stagione, anche la fine di Ben Lockwood e dei suoi Children of Liberty è stata forse troppo affrettata e semplicistica, così come lo è stata il modo con cui sia questo personaggio che James hanno prima acquisito e poi perso i loro poteri sovrumani grazie al siero creato da Lena o come Brainy sia tornato se stesso vedendo semplicemente Nia in pericolo.
Sebbene quindi sia impossibile non notare questi difetti nell’episodio – come accennavamo – diventano nel complesso meno fastidiosi per il solo fatto che la trama dedicata alla sfida tra Supergirl e Lex si conclude indubbiamente in maniera più che soddisfacente.

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L’incipit stesso dell’episodio è forse uno dei migliori della serie e ci mostra in un flashback come Lex Luthor, nella sua micidiale armatura e accompagnato dalle note di My Way di Frank Sinatra, abbia usato Red Daughter ed il Presidente degli Stati Uniti, nonché la Kaznia, per mostrarsi al mondo nel falso ruolo dell’eroe ed accettare così la carica di Segretario agli Affari Alieni per portare a compimento il suo vero piano: deportare gli alieni sull’isola di Shelley ed ucciderli assorbendone i poteri per fornire la Terra di una fonte di energia alternativa ed inesauribile, ma soprattutto per dare energia ad una micidiale arma in grado di raggiungere e disintegrare Argo City  ed uccidere così per sempre il suo arcinemico Superman, che aveva trovato lì rifugio dopo il crossover dello scorso anno per far nascere lì il figlio che aspettava da Lois.

In perfetto stile “cattivo da fumetto” il folle Lex di Supergirl non vuole solo il potere, ma pretende anche vendetta per essere stato consegnato alla giustizia dal suo più acerrimo nemico, approfittando della cui assenza non si cura minimamente del fatto che il suo piano potrebbe costare milioni di vite innocenti, né che per portarlo a compimento abbia tradito ogni suo alleato, da Red Daughter alla signorina Teschmacher, che confesserà infatti di non essere mai stata a conoscenza delle sue intenzioni di uccidere Superman.
In quest’ottica, uno degli aspetti più interessanti della personalità di Lex è che, parallelamente all’ideazione di questo complesso progetto che mette in risalto la sua scriteriata genialità, l’uomo sembra tenere genuinamente alla sua famiglia ed alla possibilità di riabilitare il proprio nome, tant’è che che, in una dimostrazione di affetto sicuramente peculiare per un pazzo, uno dei suoi primi gesti (e probabilmente errori) sarà convocare alla Casa Bianca sua madre e sua sorella per cercare di portarle dalla sua parte.

Ciò che contribuirà a far fallire il suo piano sarà infatti proprio la sua incapacità di leggere e comprendere a fondo l’umanità e la forza delle persone: sarà infatti l’amore che lega le sorelle Danvers a salvare la vita a Supergirl, così come sarà grazie a Red Daughter ed al dolore per il tradimento subito che Kara riuscirà a vincere lo scontro con il suo nemico assorbendo i poteri del suo doppelgänger e sarà infine il rifiuto di Lena di diventare come lui che le farà premere quel grilletto per uccidere il fratello.

Tra tutte le scene di questo finale di stagione, quella tra i fratelli Luthor è probabilmente la più forte di tutte e la più emotivamente coinvolgente, non solo perché è la prima volta in cui vediamo Lex colto genuinamente di sorpresa dalla sorella, ma soprattutto perché, nonostante la sua evidente posizione di svantaggio, prima di morire riesce comunque a segnare un punto in suo favore, rivelando a Lena la verità su Kara nella maniera peggiore possibile e facendole sentire tutto il peso ed il dolore di essere stata tradita dalle persone che riteneva essergli amiche.
Già da qualche episodio avevamo previsto che il segreto tra Kara e Lena sarebbe diventato un’arma a doppio taglio, sebbene quindi ciò che vediamo accadere non sia necessariamente una sorpresa, resta comunque esaltante immaginare come questa particolare storyline verrà sviluppata il prossimo anno e che impatto avrà sul rapporto tra le due amiche o se addirittura porterà Lena a diventare una malvagia Luthor di nome e di fatto.

Nel rispetto della trama orizzontale di questa stagione, che era tornata dopo tanto tempo a focalizzarsi sul lavoro della protagonista come reporter, a prendersi una grande vittoria su Lex Luthor non sarà poi solo Supergirl, quando lo sconfiggerà in battaglia, ma anche e soprattutto Kara, che grazie al suo articolo, che rivelerà al mondo il suo diabolico piano e lo esporrà per il criminale che è, si prenderà su di lui un’indubbia vittoria morale.

Sono i minuti finali dell’episodio, però e come è ormai tradizione, che imposteranno ciò che vedremo nella prossima stagione ed in questo caso anche nel crossover intitolato Crisi sulle Terre Ininfite che, come è stato annunciato, coinvolgerà tutte le serie dell’Arrowverse al gran completo e sarà trasmesso a cavallo tra la fine di dicembre e l’inizio del 2020, trascorsa la pausa natalizia.

In una scena vediamo infatti una Eve che cerca di nascondere la propria identità mentre viene avvicinata da una donna che rivela come la signorina Teschmacher abbia in realtà sempre lavorato alle spalle di Lex e per una misteriosa e potente organizzazione di nome Leviathan (un gruppo criminale che nei fumetti nasce da uno scisma con la Lega degli Assassini ed è guidato da Talia al Ghul, di cui avremo modo di parlare in un prossimo speciale dedicato alla 5^ stagione dello show), mentre – per quanto concerne il crossover – non solo vediamo The Monitor portare sulla Terra un Marziano dall’aspetto e dai modi decisamente non amichevoli, ma lo scorgiamo nell’ultima scena mentre si avvicina al corpo esanime di Lex Luthor e compie un gesto che potrebbe forse riportarlo in vita.

La quinta stagione di Supergirl, che manterrà il suo time slot della domenica anche il prossimo anno, andrà in onda negli Stati Uniti a partire presumibilmente da ottobre 2019 sempre su The CW.