Gli episodi a tema spaziale occupano un sottogenere a parte nella serie classica di Ai confini della realtà. Si tratta di puntate come Il terzo dal sole, Solitudine, Gli Invasori, Gente come noi. Episodi realizzati in un periodo in cui l’allunaggio era ancora lontano, erano più vicini temporalmente alla paura per le conseguenze di una possibile guerra atomica. Curiosamente, l’episodio Six Degrees of Freedom, sesto del revival di The Twilight Zone, parte proprio da una premessa di questo tipo per raccontare una storia claustrofobica interamente ambientata su una navicella spaziale in rotta verso Marte.

Protagonista è un equipaggio di cinque tra uomini e donne. Si preparano ad un lancio storico a bordo di un veicolo spaziale diretto verso Marte. Pochi minuti prima della prevista partenza, tuttavia, vengono informati di un attacco nucleare dalla Corea del Nord contro gli Stati Uniti. Intere metropoli distrutte, la razza umana a rischio, la loro stessa base di lancio come prossimo obiettivo che verrà colpito dai missili. Vagliando le varie opzioni, decidono – non all’unanimità – di partire comunque, lasciando la Terra e i loro cari ad un destino sul quale rimangono incerti. L’episodio racconta il difficile viaggio verso il pianeta rosso, tra problemi a bordo, momenti di insofferenza e difficile convivenza, cercando di superare una tragedia comune.

C’è un’inutile voce narrante doppia ad inizio puntata, con una nuova voce che si aggiunge a quella solita di Jordan Peele. E c’è la solita durata eccessiva per l’episodio, anche in questo caso più di cinquanta minuti abbastanza ingiustificati. Ciò detto, Six Degrees of Freedom è forse l’episodio che meglio tra quelli mostrati finora da The Twilight Zone riesce a raccontare il legame tra i personaggi, la loro umanità, schiettezza, debolezza e forza nei momenti di crisi. Tutto l’episodio, lo scopriremo andando avanti, è incentrato sulla capacità di reagire di fronte alle peggiori avversità e agli scenari più sconfortanti. Di per sé è l’episodio ottimista che mancava alla stagione, quello capace di esaltare la grandezza della razza umana di fronte all’ignoto.

Temiamo la deriva horror, e invece la regia di Jakob Verbruggen, pur giocando sulle atmosfere claustrofobiche della nave, riesce a mettere in primo piano i personaggi. Le inquadrature li ingabbiano in specchi, nicchie tra le pareti della nave, oblò, e tanti sono i pianti e i momenti di sconforto. L’episodio, che fino agli ultimi minuti mantiene un ritmo lento, costruisce in realtà bene il rapporto tra i membri della squadra. C’è una parentesi apparentemente inutile che riguarda il divieto di rapporti sessuali, ma che serve a raccontare le debolezze, le necessità umane e i limiti da porsi per poter fare quel passo in più verso la sopravvivenza.

Tutta la tensione si scioglie verso un finale in puro stile “the twilight zone”, che serve a supportare i temi di fondo della puntata.

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