Sebbene i primi quattro episodi non siano stati avari di tragedia, è nelle ultime due puntate di Catch-22 che Luke Davies e David Michôd concentrano il maggior peso drammatico della miniserie. È in queste battute finali che lo stato mentale di Yossarian (Christopher Abbott) inizia irrimediabilmente a sgretolarsi sotto una serie di colpi la cui successione serrata è umanamente impossibile da ammortizzare. Dopo aver ricevuto un’inaspettata quanto paradossale promozione a capitano, il nostro tormentato protagonista chiede un permesso di 48 ore per andare a Roma per informare della fidanzata di Nately, Clara (Valentina Bellè), della morte del ragazzo. Cathcart (Kyle Chandler) rifiuta, ma Yossarian si assicura comunque un passaggio nella capitale con uno degli aerei di Milo (Daniel David Stewart).

Giunto a Roma, scopre che il bordello dove Clara lavorava è stato frettolosamente chiuso. Le strade fanno presagire un cupo destino dietro ogni angolo: emblematica, in tal senso, la scena di un gruppo di uomini che picchia un cane con un bastone. Il regista Grant Heslov impregna tutta la macrosequenza romana di un’inquietante energia caotica, trasmettendo il senso di degrado e rovina di un posto un tempo splendido. Davies e Michôd catturano perfettamente la perdita dello stato di grazia nella scena in cui Yossarian dice a Ines (Viola Pizzetti), la sorellina di Clara, della morte di Nately. Il soldato consegna l’anello di alla bambina, ma non riesce a capirla – a causa del divario linguistico – quando lei gli dice che Clara l’ha abbandonata. Oltre a ciò, Ines ritiene che Yossarian le stia offrendo l’anello in cambio di una prestazione sessuale, sconvolgendo il ragazzo nel momento in cui fa intendere di essere disposta solo a masturbarlo.

Mentre Yossarian vaga per le strade, Aarfy (Rafi Gavron) mostra la sua vera natura violentando e uccidendo la giovane domestica Michaela. Catch-22 aveva già provveduto a seminare indizi sulla natura perversa del personaggio, e Davies e Michôd costruiscono la scena per massimizzarne l’orrore senza scadere in eccessive lungaggini. Heslov usa il suono dell’ago di un giradischi che sfrega contro un disco per fornire un sottofondo inquietante all’aggressione della giovane e, optando per un’ellissi nient’affatto scontata, non mostra l’omicidio. Tutto ciò che vediamo è Aarfy che scruta dal balcone un gruppo di persone radunatesi attorno al cadavere, rivelando l’accaduto all’arrivo di Yossarian.

Ad aggravare l’atrocità del tutto, si aggiunge la certezza che il buon vecchio Aarfy resterà del tutto impunito: a nulla serve la denuncia da parte di Yossarian dapprima alla polizia militare, e poi direttamente a Cathcart. Heller non ha mai esplicitato il destino di Aarfy nel romanzo da cui la miniserie è tratta, lasciando un velo di amara ironia sul fatto che il sistema protegga qualcuno come Aarfy ma non come Yossarian. Davies e Michôd scelgono inoltre di usare il crimine di Aarfy come leva per la liberazione di Yossarian. Cathcart e Korn (Kevin J. O’Connor) si recano nella prigione dove Yossarian è trattenuto, offrendo un accordo: tacere su Aarfy per tornare finalmente a casa.

Tuttavia Scheisskopf (George Clooney), divenuto generale, si reca a Pianosa per prendere in mano le operazioni dopo che Milo fa bombardare ai tedeschi la base dell’esercito in modo che gli americani debbano acquistare pezzi di ricambio e aerei dal sindacato. Naturalmente, quando Scheisskopf riceve la notizia che Yossarian sarà congedato, prende il controllo della situazione, annulla l’accordo di Cathcart e chiede che voli altre quattro missioni per raggiungere la quota minima di cinquantacinque. Mentre esce dalla porta, Scheisskopf menziona che sua moglie manda a Yossarian i suoi saluti, lasciando intendere di essere al corrente della loro relazione clandestina.

Uno dopo l’altro, tutti gli amici di Yossarian sono scomparsi, e il suo incubo sembra non avere fine. Su questo scenario si apre il sesto e ultimo episodio di Catch-22, che si concede forse troppe licenze creative nei confronti non tanto della trama, ma dello spirito del romanzo di Heller. La puntata inizia con Yossarian che pende dal suo paracadute impigliato in un albero, ancora gravemente ferito dalla missione appena conclusa. Trova la strada per un piccolo villaggio italiano dove un medico gli presta soccorso. Mentre si sta riprendendo, Yossarian gode del buon cibo, dei bei panorami e della casta compagnia di una bella ragazza. L’idillio termina quando Aarfy e alcuni soldati rintracciano Yossarian e lo riportano alla base.

Sebbene la sequenza abbia una propria gradevolezza intrinseca e mostri a Yossarian uno spaccato su un mondo meraviglioso lontano dalla guerra, guardando il quadro d’insieme finisce per non avere un reale peso. Tornato alla base, ritrova Scheisskopf che continua a costringere tutti gli uomini a praticare le formazioni da parata, ripetendo lo stesso ridicolo discorso del primo episodio. Nel frattempo, Doc (Grant Heslov) può poco o nulla per tentare di aiutare il protagonista a ottenere l’anelato congedo; il loro tentativo di far credere a Scheisskopf che il ragazzo abbia perso i testicoli in missione viene ben presto demolito dal generale, previo controllo diretto delle parti intime di Yossarian.

Catch-22

Il nostro deve quindi tornare a volare, ma nulla può prepararlo a ciò che vive di lì a poco, quando invita la giovanissima recluta Christopher Snowden (Harrison Osterfield), alla sua prima missione, a non sedersi al posto del mitragliere ma mettersi comodo di lato, probabilmente ricordando la morte di Nately. Quella che segue è la sequenza più straziante ed emotivamente riuscita di Catch-22: dopo che l’aereo è stato colpito, Yossarian sente nell’interfono un’esortazione ad aiutare Snowden. Il ragazzo sembra essersi ferito alla gamba. “Ho freddo”, continua a ripetere, a un passo dal perdere i sensi. Yossarian lo medica e gli dice che vivrà, perché nessuna arteria è stata recisa. Snowden continua a ripetere che ha freddo e Yossarian lo solleva per farlo mettere comodo: solo allora nota tre grossi fori sulla fiancata del velivolo. Aperto il giubbetto di Snowden, scopre con orrore che il giovane sta perdendo letteralmente le viscere.

Il lavoro di Abbott e Osterfield, in questa scena, è un piccolo gioiello pregno di dolore e sgomento. Snowden sa che sta per morire, ma non riesce a convincere Yossarian perché quest’ultimo è troppo concentrato sulla sua gamba. Osterfield trasmette la paura del suo personaggio e il suo desiderio di avere vicino qualcuno nel momento del trapasso. Dopo che Yossarian si rende conto dell’entità delle ferite di Snowden, capisce che tutto ciò che gli è possibile è tenerlo calmo e a suo agio. Il modo in cui Abbott tiene la faccia di Osterfield premuta contro la sua, in modo da non fargli vedere l’orripilante spettacolo del suo addome squarciato, è al contempo toccante e sconvolgente. Alla fine lo stringe a sé, avvolgendolo completamente con il suo corpo mentre Snowden esala lentamente l’ultimo respiro. Dopodiché, in uno stato di disperazione confusa in cui non l’abbiamo mai visto, si cosparge il volto col sangue del ragazzo, macabro promemoria della follia bellica. Non c’è guerra che valga la morte di Snowden.

La morte di Snowden è un momento fondamentale nel romanzo di Heller: è il cardine della trasformazione di Yossarian, in cui egli diventa definitivamente disilluso nei confronti dell’intero sistema militare. Heller non racconta i dettagli della morte di Snowden fino al penultimo capitolo, ma passa l’intero romanzo alludendovi, scoprendo man mano tasselli del mosaico. L’immagine di Yossarian che cammina per la base nudo serve non è solo emblema di una protesta, ma del completo disconoscimento di una divisa che l’ha portato a vivere l’efferatezza dell’uccisione di Snowden.

Nudo assiste ai funerali del ragazzo, osservando la scena da lontano sul ramo di un albero. Nudo scopre, da Milo, che Orr (Graham Patrick Martin) non si è schiantato, ma in realtà ha raggiunto la Svezia, come Yossarian una volta sognava. Sempre nudo, accetta la sua medaglia dal generale Dreedle (Peter Guinness), sotto lo sguardo sprezzante di Scheisskopf fa schifo. Nudo si trova ad accogliere un nuovo compagno di tenda, che abbraccia teneramente. E nudo, infine, parte per un’ennesima missione nei cieli. L’ultima inquadratura di Catch-22 ce lo mostra come ipnotizzato, mentre ripete ossessivamente: “Sganciare… e sganciare… e sganciare…”.

È questa la divergenza più rilevante dal romanzo originario, in cui la fuga di Orr ispira Yossarian a cercare anch’egli la libertà al di fuori della base. Evidentemente, Davies e Michôd hanno preferito mantenere il finale ambiguo in modo che le persone possano porsi delle domande sul destino del protagonista. Molti lettori potrebbero leggere questa scelta come un tradimento del personaggio. In effetti, la scelta volontaria di tornare in cielo dopo aver assistito alla morte di Snowden risulta quantomeno opinabile in termini di coerenza psicologica: se la nudità incarna la ribellione a un sistema marcio e spietato che manda i giovani al macello, vederlo volare nei cieli pronunciando una sorta di apatica nenia è un atto di deferenza che non ci aspetteremmo da Yossarian. Non da quello del romanzo, certo, ma neppure da quello narrato nella miniserie.

Si chiude così Catch-22, su una nota d’incertezza che ne conferma tanto i pregi quanto i difetti. Se la libertà creativa ha, in alcuni momenti, garantito allo show un ossigeno che gli sarebbe stato precluso da un adattamento pedissequo del libro di Heller, essa si è rivelata un’arma a doppio taglio nell’autorizzare – o spingere? – gli autori a spezzare la coerenza interna e appannare, di conseguenza, la forza dirompente del messaggio dell’opera. Il risultato finale è godibile e a tratti emozionante, ma lascia in bocca il retrogusto agrodolce di un bersaglio mancato per un soffio.

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