La cosa che Toldja riesce a far meglio è ricordarci l’importanza del personaggio di Coulson, l’impatto che il direttore ha avuto su tutti i suoi compagni nel tempo. Il personaggio non c’è più, ma la sua ombra, il suo ricordo, perfino il suo “ologramma” (come vedremo) sono ancora ben presenti nella vita dei protagonisti. Questo è il cuore emotivo del settimo episodio stagionale di Agents of S.H.I.E.L.D., nel quale vediamo Sarge interagire con quasi tutti i membri della squadra. Ma la sua prigionia è solo una facciata: come un Loki dei tempi andati, è un passo avanti rispetto a tutti gli altri personaggi.

Straniero in un momento che non gli appartiene, dovrebbe essere danneggiato dal fatto che tutti conoscono la sua faccia. E invece grazie alle sue conoscenze riesce a rendersi indispensabile. È così che, in un momento di crisi che arriva al termine della puntata, Mack non ha altra scelta che affidarsi all’uomo di cui sa troppo poco. Il “te l’avevo detto” del titolo dell’episodio allora è la conferma del fatto che Sarge aveva sempre avuto in mano la situazione. Questo settimo episodio, giro di boa della breve stagione che ne conterrà tredici, è allora un punto fermo che – se non riunisce ancora insieme tutto il gruppo – quantomeno dà un equilibrio alla situazione.

Mack e lo S.H.I.E.L.D. costretti quindi a collaborare con Sarge e i suoi, perché non sembra esserci davvero alternativa rispetto alla minaccia degli Shrike. In più, rimane sullo sfondo il pericolo del loro misterioso creatore, che sta per arrivare a distruggere tutto. L’episodio parla di questo, ma anche e soprattutto del coinvolgimento emotivo che la situazione ha sui personaggi. Si torna a parlare della morte di Keller, e quindi della distanza tra Yo-Yo e Mack. Dopo gli eventi di due episodi fa May può essere messa in disparte per il momento, mentre emergono i molti dubbi e le incertezze di Mack sul ruolo del comando: ancora il personaggio non ritiene di essere all’altezza del compito, ancora fatica ad uscire dall’ombra di Coulson, e il volto di Sarge non fa altro che ricordargli quelle paure.

Per una trama centrale più drammatica c’è una piccola sottotrama d’accompagnamento più leggera. Dopo essere stati protagonisti assoluti la scorsa settimana, stavolta Fitz e Simmons (e Enoch) sono più secondari. Tornano su Kitson, la Las Vegas spaziale, e qui rischiano la vita ancora una volta. Ma tutto è trattato con leggerezza, e non dubitiamo che si tratti di una piccola parentesi – risolta proprio nell’arco della puntata – prima del ritorno sulla Terra dei due. Allora l’impatto sulla trama riguarda l’introduzione di un nuovo personaggio, una donna misteriosa di nome Ikel, che desidera andare sulla Terra e che porterà con sé i due scienziati. Su chi sia e cosa voglia questo personaggio non ci sbilanciamo, mentre è tempo di dare l’addio a Enoch.

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