Ad un passo dal finale, le traversie produttive di Big Little Lies sembrano più interessanti della vicenda in sé. Come emerso nei giorni scorsi, infatti, il montaggio definitivo della seconda stagione è stato caratterizzato da un forte rimaneggiamento del lavoro svolto da Andrea Arnold. Lo showrunner David Kelley ha infatti richiamato nella produzione Jean-Marc Vallée, regista della prima stagione, per dare la propria forte impronta nella fase di post-produzione. La Arnold, sostenuta dalla HBO in fase di riprese – e anche in seguito alla diffusione di queste informazioni – non sarebbe stata messa al corrente di questa condotta, che secondo alcune fonti era prevista fin dal principio.

Problemi di trasparenza a parte, non sapremo mai quanto questo approccio abbia inficiato il risultato della seconda stagione di Big Little Lies. Mentre la “Andrea Arnold cut” rimane un’illusione da coltivare, il blocco di episodi inediti si avvia alla conclusione. Il sesto episodio, Una cattiva madre, è un terreno accidentato sul quale la serie procede a fatica. Si tratta di un episodio lievemente più lungo della media stagionale, che si concentra maggiormente sulla questione dell’affidamento dei figli di Celeste. Rimane questa infatti la storyline più importante, perché legata alla new entry Mary Louise, perché più dinamica rispetto alle altre, perché si collega all’omicidio di Perry.

E, in un episodio in cui Meryl Streep scivola in un ruolo più secondario, è Nicole Kidman a sostenere tutto il peso drammatico della vicenda. Ancora una volta, è il valore della singola interpretazione a riscattare il senso di una stagione che naviga a vista. Celeste, donna più che imperfetta, in costante dibattito con se stessa, convinta solo dell’amore che prova per i propri figli. E tutto questo ci arriva emotivamente nelle scene in aula di tribunale, nonostante una scrittura che abbraccia a più riprese l’esagerazione e l’esasperazione dei toni. In questo senso si possono capire meglio i ribaltamenti durante la deposizione, le improbabili ricostruzioni tridimensionali della dinamica dell’incidente di Perry, i colpi di scena, i flashback insistiti. Chiude tutto la promessa di uno scontro diretto tra Celeste e Mary Louise.

Considerazioni che possono essere estese a tutto il resto delle vicende che corrono parallele a questa principale. La Bonnie di Zoe Kravitz confessa a cuore aperto di fronte alla madre in ospedale le proprie colpe, il proprio risentimento, la necessità di perdonarla per poter andare avanti. Lettere compromettenti e omicidi confessati ad alta voce, non il massimo della prudenza, ma sono gli arzigogoli della scrittura emotiva del personaggio a colpire. Bonnie deve perdonare la madre, e per farlo deve traslare su di lei l’istinto di far male che l’ha portata a spingere Perry e quindi a ucciderlo.

In questo caso la scrittura spinge troppo per poter arrivare al risultato, mentre in altri lavora per automatismi. Le scene di Madeline e Ed iniziano ripetono il solito conflitto, ma non lo elaborano, mentre Renata, per non farsi davvero mancare niente al campionario di tradimenti e sciagure, deve scoprire anche il rapporto del marito con la tata. La storia di Jane, nonostante Shailene Woodley sia straordinaria, nuota nella solita algida leggerezza. Molto ci sarebbe da dire sul senso delle storie narrate quest’anno, su come queste donne così complesse, molto imperfette, siano state schiacciate sui propri difetti. Appuntamento quindi alla prossima settimana, con il bilancio finale sulla serie.

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