“Il presente non è solo una data, è una sensazione”. Con questa frase particolarmente calzante si apre la terza, e ultima, stagione di Legion. La serie di supereroi di FX, lisergica e ipnotica, arriva all’ultimo blocco di episodi portando in dote allo spettatore un carico di tensione determinato dal finale sospeso dello scorso anno. Cosa ne è stato di David Haller, il mutante assoluto, l’essere in bilico tra salvezza e perdizione, che tiene il mondo sulla punta del dito? Questa première risponde solo in parte alla domanda, e lo fa a modo suo. Noah Hawley non rinnega nulla dello spirito della propria creatura – non avevamo dubbi in proposito – e instrada la narrazione su un sentiero diverso, particolare, che sa di nuovo inizio.

Protagonista dell’episodio è una new entry, una mutante di nome Switch. Il suo potere, certo da non sottovalutare, è quello di viaggiare nel tempo. Scatta per lei l’irresistibile attrazione nei confronti del gruppo di seguaci di David, e forse un viaggio iniziatico verso la guida spirituale che manca nella sua vita. Il blocco iniziale dell’episodio esclude tutti i personaggi storici per raccontarci davvero come se fosse un nuovo inizio la storia di questo personaggio. I due schieramenti allora ci vengono mostrati tramite gli occhi di Switch, ansiosa di conoscere i retroscena come lo siamo noi spettatori.

Sembra un trucco di scrittura semplice per riallacciare le fila del racconto televisivo e fare il punto sulla situazione. Ma Legion da sempre imposta la forma del racconto sulla base delle potenzialità sovrannaturali dei suoi eroi e antieroi. Per un personaggio capace di viaggiare nel tempo questo significa rivivere in modo ossessivo certe situazioni, senza pause o respiro. Momenti musical e atmosfere da comune hippie lasciano allora spazio ad una narrazione più serrata, una corsa contro il tempo in cui è possibile riavvolgere il nastro. E avere per protagonista Switch fa tutta la differenza del mondo, dato che per lei è essenziale salvare David mentre la Division 3 appare come il cattivo della situazione.

Da una serie come Legion ci si potrebbe aspettare un’intuizione visiva particolare per raccontare il viaggio nel tempo, e così è. Alla cupa ritrosia di una serie come Dark, che racconta il viaggio nel tempo come maledizione e trauma, Legion oppone un fortissimo linguaggio visivo, che ci fa assaporare il momento e ci trascina nella storia. Il flusso degli eventi diventa allora un lungo corridoio – infinito se non eterno – in cui ogni porta corrisponde ad un momento fisso. Ma, come ci avvertiva la citazione iniziale, la presenza in un certo istante ha a che fare con le emozioni. Il viaggio nel tempo è una novità qui, ma la serie di FX ha infatti sempre raccontato per altri versi la possibilità dei personaggi di dislocare la propria mente in un altrove ideale, che dipende sempre dai poteri.

Che sia un parassita, o una realtà illusoria, o una trappola della mente, la sfida maggiore consiste allora nel non perdersi in quei labirinti carichi di responsabilità che sono i poteri dei mutanti. Switch ce l’ha fatta, almeno per il momento. Tramite lei torniamo a Farouk, da villain a strumento necessario della Division. Il Re delle ombre è visibilmente impressionato dai poteri della mutante, forse per lui una sfida che stimola le sue capacità. Ma c’è anche Syd, ancora ferita dopo la manipolazione e gli abusi che le sono stati inferti da David nella scorsa stagione. In un episodio che ci mostra anche Lenny in blu, in un ruolo quasi da prima sacerdotessa, a soffrire di più è proprio David. La puntata ce lo mostra, frazionato in più identità, una accondiscendente, un’altra meno, ma sempre vittima di se stesso.

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