Il viaggio nel tempo è una maledizione, non un dono. Ce lo ha ricordato di recente Dark, e Legion non è da meno. Al terzo episodio della sua ultima stagione, la serie di Noah Hawley si mantiene fedele non solo al proprio stile, ma all’idea di base introdotta quest’anno con Switch. In un episodio molto contenuto, quasi slegato dalla trama principale, David fa ciò che ogni viaggiatore del tempo tenta di fare: cercare di sistemare il passato. Nella scrittura dello show ciò è evidentemente un modo per costruire un flashback sull’infanzia di David, ma integrando la vicenda con la narrazione più ampia dello show. Un episodio ricco di sfumature e affascinante.

Protagonista della puntata, se di protagonista si può parlare, non è David, ma suo padre Charles Xavier. Lo vediamo, trent’anni prima degli eventi attuali, a perfezionare le proprie capacità telepatiche tramite una versione rudimentale di Cerebro. Tramite questa, il mutante cerca affinità in un mondo ancora traumatizzato dalla guerra. Il caso lo porta ad incontrare in un istituto Gabrielle, la sua ricerca lo porterà in Marocco ad incontrare Farouk. Nel primo caso, le circostanze operano in modo casuale per unire nell’amore due anime ferite e traumatizzate, mentre nel secondo caso germogliano i semi della distruzione di quella stessa famiglia e del futuro di David.

Questa tuttavia è più la storia di Charles e Gabrielle che di come Farouk entrò nella mente del bambino, e sarebbe ingiusto portar via loro il ruolo in primo piano. Anche perché le vicende personali dei due genitori si legano al tema centrale della serie: i traumi del passato, il modo in cui questi si annidano nella mente, la forza terapeutica dell’amore come unica possibilità di salvezza. Quindi abbiamo un Charles veterano di guerra, ma anche e soprattutto una Gabrielle sopravvissuta all’Olocausto. La scrittura e la messa in scena sono essenziali, spoglie, limitate a poche parole scambiate in una villa che li accoglie e li unisce.

E poi c’è David, che è il frutto di quel processo reciproco di guarigione. David prova a scardinare il passato, a salvare se stesso, ma non comprende che la salvezza non si trova più in quel luogo. Come i suoi genitori, anche lui dovrà imparare che il passato non va negato o riscritto, ma compreso. David era altro rispetto al parassita Farouk, ma l’incapacità di venire a patti con la propria natura lo ha messo su una strada di perdizione. Quest’ultimo tentativo condotto con Switch e destinato a fallire prima ancora di iniziare (e mettiamo da parte i paradossi temporali che ne sarebbero derivati) ne è la prova.

In chiusura, questo Chapter 22 non aggiunge in fondo molto alla storia, né alla sua mitologia, ma è una bella e creativa riproposizione di temi e situazioni che saranno importanti per capire il David del presente. Le parole finali sussurrate da Farouk, “my beautiful boy”, riecheggiano quelle iniziali della madre del bambino, e chiudono un cerchio dal quale – almeno nel passato – non esiste fuga.

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