Heroic, il nono episodio di The Handmaid’s Tale, dà un nuovo significato alla definizione di bottle episode.
Si potrebbe argomentare che una serie come questa non dovrebbe avere bisogno di questo genere di espedienti per risparmiare, ciò nonostante il modo in cui gli autori sono riusciti a produrre questa puntata, sia in termini come sempre di fotografia che di sviluppo del personaggio di June, è davvero interessante. Dopo gli eventi della scorsa settimana, ritroviamo infatti June letteralmente imbottigliata nella stessa stanza di ospedale dove Ofmatthew o Natalie giace in un letto in coma irreversibile, tenuta in vita solo come “contenitore” per il bambino che porta in grembo.

Quando l’episodio si apre, June si trova in quella stanza già da 32 giorni, costretta a stare a stare tutto il giorno in ginocchio ai piedi del letto di Natalie a pregare per l’incolumità del suo bambino. La donna che però abbiamo imparato a conoscere in questi 3 anni è un lontano ricordo paragonata alla creatura spezzata e sull’orlo della pazzia che ci troviamo di fronte: obbligata a sentire per tutto il giorno gli sgradevoli suoni nella stanza in cui è confinata, il bip delle macchine che tengono in vita Ofmatthew ed il ritmico gocciare delle flebo, la sua mente l’ha portata ad evadere trovando un ritmo in quell’opprimente situazione, tanto che quei rumori le ricordano la canzone Heaven Is a Place on Earth di Belinda Carlisle che continua canticchiare senza posa per far trascorrere il tempo.

Nella realtà, esiste una sindrome che si chiama fatica dell’Allarme che può affliggere il personale ospedaliero, legata proprio ai suoni delle macchine a cui i pazienti sono attaccati tutto il giorno ed ai quali gli operatori sanitari finiscono per assuefarsi al punto tale da trascurarli, facendo peraltro aumentare pericolosamente i tempi di reazione in caso di un serio allarme.
June, pallida in volto, gli occhi cerchiati, le ginocchia ferite ed ammaccate al punto tale da faticare ad alzarsi in piedi e ad avere problemi a camminare, una macchia rossa in una stanza candida, impersonale, sterile, non combatte nemmeno più contro la sua mente, non cerca di rispondere razionalmente ai foschi pensieri che la invadono, ma se ne fa trascinare.
Osserva infermieri e medici prendersi cura del bambino, non di Natalie, riesce ogni tanto a scambiare qualche parola con le altre Ancelle che vengono portate da Zia Lydia a pregare con lei per la creatura della sua compagna di passeggiate e sogna e complotta di uccidere infermieri, dottori e soprattutto Ofmatthew, la cui morte la farebbe finalmente tornare a casa. Un paio di volte fa anche un tentativo concreto di eliminarla, piegando il tubo dell’ossigeno che le permette di respirare e minacciando di tagliarle la gola con un bisturi recuperato dagli scarti ospedalieri in una scena peraltro davvero raccapricciante.

Proprio quel bisturi sarà anche protagonista di un incontro/scontro con Serena Joy, giunta con le sue preghiere come altre mogli, a dare manforte alla futura madre del bambino, la moglie del Comandante che Natalie serviva. Prima che lasci la stanza, June la chiama dicendole di volerle rivelare un segreto e poi la attacca con la lama, finendo per ferire superficialmente lei e più gravemente se stessa, troppo indebolita per costituire una vera minaccia. Quando Serena Joy lascia la stanza riferisce al medico curante di Natalie l’accaduto e l’uomo raggiunge June: la strana conversazione che seguirà tra i due mentre il medico sutura la ferita nella sua mano, avendo deciso apparentemente di non denunciarla per il suo gesto, farà del dottore interpretato da Gil Bellows un altro dei molti personaggi ambigui di questa serie, perlopiù uomini.
Il dottore si rivolge infatti ad Ofjoseph senza quei toni di superiorità che ci si potrebbe aspettare da un uomo nella sua posizione e arriva persino a confessarle di aver conosciuto e ammirato professionalmente la madre di lei, la dottoressa Holly Maddox (Cherry Jones), di cui June gli rivela di essere la figlia. Ciò nonostante, quando lei gli fa presente che ciò che sta facendo a Natalie va contro il giuramento di Ippocrate che ha fatto come medico, lui difende la necessità di proteggere la vita del bambino a tutti i costi, dimostrando apparentemente di essere un lealista.

Quello se sia giusto tenere in vita una donna incinta a tutti i costi, usandola di fatto come un’incubatrice umana senza davvero preoccuparsi della sua volontà, è un argomento delicato, controverso e coraggioso, un’estremizzazione di una pericolosa politica che sta prendendo piede soprattutto negli Stati Uniti, in cui alcuni Stati hanno da poco promulgato delle severe leggi anti-abortiste che privilegiano la salvaguardia dei feti rispetto alla volontà delle future madri e che qui in The Handmaid’s Tale diventa motivo per la protagonista di fare un vero e proprio voto, fatto di fronte a Natalie, di salvare più bambini possibili, a tutti costi.

Quando, dopo una grave emorragia, la creatura di Ofmatthew viene fatta nascere e alla madre resta ormai poco da vivere, invece di tornare a casa, June chiede a zia Lydia di poterle rimanerle ancora accanto, dando la sensazione che voglia in realtà raccogliere informazioni su quanto succede in quell’ospedale, in cui giovanissime figlie delle famiglie di Gilead vengono portate per la loro prima visita ginecologica dopo il primo ciclo, in impaziente attesa di poterle dare in moglie a qualcuno e farle ingravidare il prima possibile.
In quest’atmosfera fosca, un episodio che ha comunque spunti molto interessanti, continua a mancare tuttavia di quello che probabilmente il pubblico si aspettava davvero da questa stagione di The Handmaid’s Tale: il riscatto, la resistenza, mentre invece ci mostra una June sempre più alla deriva, della quale bisogna persino cominciare a preoccuparsi per la sanità mentale, tanto da metterla sullo stesso piano con una Janine, che in questo episodio sembra ragionare più lucidamente di lei.
Dove June andrà dopo questa terribile esperienza, cosa sarà di lei e se riuscirà a recuperare la determinazione che l’ha quasi sempre contraddistinta, sono diventati così altri ostacoli da affrontare nei prossimi episodi e che sembrano allontanarla inevitabilmente dalla meta finale.

La terza stagione di The Handmaid’s Tale va in onda negli Stati Uniti ogni mercoledì su Hulu, mentre in Italia è trasmessa il giorno successivo su TimVision.

Consigliati dalla redazione