Witness, decimo episodio della terza stagione di The Handmaid’s Tale, è in un certo senso la risposta al dubbio che avevamo espresso alla fine della recensione di quello della scorsa settimana e cioè se l’intento di June di liberare tutti i bambini sottratti da Gilead fosse il voto di una donna non più nel pieno possesso delle sue facoltà mentali (il che sarebbe stato plausibile considerato quello che stava passando allora) o sarebbe invece stata finalmente la svolta che in molti attendevano, l’irruzione della Resistenza nella storia e l’inizio di quel riscatto che tutti vogliamo contro questo regime, che sta peraltro stringendo sempre più le maglie delle sua catene intorno alle sue vittime.

Nonostante quindi si stia apparentemente andando incontro all’azione che tutti anelavamo, questa trama prende stranamente forma da un inspiegabile errore narrativo: qualche episodio fa, infatti, zia Lydia aveva dichiarato che June non sarebbe più tornata a casa dei Lawrence, mentre invece, dopo il lungo periodo trascorso dentro l’ospedale al fianco di Natalie, Ofjoseph, senza spiegazioni o chiarimenti, viene riportata proprio lì, il che le permetterà peraltro di approfittare della situazione e della sua conoscenza della famiglia per portare aventi il suo apparentemente folle piano.
Molte cose sono infatti cambiate durante la sua assenza, il neo promosso Comandante Waterford, ispirato dall’atmosfera della capitale e dal suo nuovo amico, il Comandante Winslow, ha portato una nuova ventata di regole restrittive a Boston, alle quali persino un uomo in vista come Joseph Lawrence ha dovuto sottostare, rinunciando a molte delle cose che fino a poco tempo prima esponeva senza timori nella propria casa: i quadri, la musica e tutti quei simboli di una vita passata che Gilead considera peccaminosi.
Oltre a ciò, queste nuove restrizioni, sembrano aver reso più difficile al Comandante procurarsi le medicine necessarie a controllare l’umore della moglie, che lo ricordiamo è affetta da disturbo bipolare, il che mette però June nell’invidiabile posizione di poter approfittare del suo stato per i suoi scopi. Quando Eleanor la coglierà infatti a tentare di scassinare una serratura per cercare dei documenti che la aiutino a capire a chi siano stati affidati i bambini partoriti dalle sue amiche Ancelle, la signora Lawrence la accompagnerà lei stessa nella cantina, servendole su un piatto d’argento ciò a cui anelava. Tra le due ci sarà anche un’interessante scambio, particolarmente lucido, considerate le condizioni di salute di Eleanor, nel quale, quando June le chiederà perché lei ed il marito non fuggano da Gilead, la donna le risponderà molto semplicemente che Joseph è un criminale di guerra e che se uscisse dal paese sarebbe probabilmente processato ed incarcerato a vita.

Nonostante l’indubbia verità di questa affermazione, lo status quo cambierà rapidamente quando a mettere lo zampino nella vita familiare dei Lawrence irromperà Fred Waterford il quale, dopo aver velatamente minacciato June di trasferirla nella capitale ed aver espresso dubbi sul lealismo di Joseph Lawrence con il Comandante Winslow, ripristinerà una vecchia abitudine di Gilead e obbligherà l’uomo ad eseguire la cerimonia con June, facendola visitare subito dopo da un medico per confermare l’avvenuto rapporto.

Questa serie ci ha abituati e forse quasi fatto assuefare ad ogni genere di brutalità, ma la scena in cui June, con un’urlante Eleanor a malapena tenuta a freno dal marito, cerca di convincere il Comandante Lawrence a stuprarla al fine di evitare che tutti loro vengano puniti con la morte per non aver rispettato le leggi di Gilead, raggiunge un nuovo ed inimmaginabile livello di orrore e mette peraltro in evidenza la sfacciata ipocrisia del personaggio interpretato da Bradley Whitford.
Fino a che il Comandante non è stato costretto a rispettare le regole che lui stesso ha pesantemente contribuito a creare, il suo rapporto con Gilead è sempre sembrato idilliaco, ma nell’attimo in cui viene messo alle strette, tutto sembra cambiare per lui diventando inaccettabile, tanto da fargli persino prendere seriamente in considerazione la possibilità della fuga e della prigione a vita, piuttosto che ripetere l’esperienza appena vissuta nella cerimonia. L’ipocrisia di questa situazione, ovviamente, sta nel fatto che l’uomo abbia ignorato completamente ciò gli accadeva intorno fino al momento in cui non ne è stato investito in pieno.
E’ difficile quindi relazionarsi minimamente con la shock del personaggio, soprattutto quando June, nonostante sia lei la vera vittima delle circostanze, sia costretta a mantenere la calma che tutti intorno a lei stavano perdendo, guidando i suoi aguzzini nell’esecuzione della loro prima cerimonia.

Quando tutto sarà finito, l’ennesima umiliazione di June sarà premiata in diversi modi: il primo quando si leverà la soddisfazione di dire in faccia a Fred Waterford che quantomeno non era stata costretta ad avere un rapporto con lui e la seconda e probabilmente più importante, è il riuscire a manipolare Lawrence instillando in lui l’idea della fuga assieme alla moglie, portando con loro il maggior numero di bambini contesi di Gilead possibile, in modo da poter barattare la propria liberà con questa preziosa moneta.

E sempre a proposito di bambini contesi, anche Serena Joy fa una mossa rischiosa con il marito e gli rivela di aver incontrato un uomo in Canada che forse potrebbe aiutarli con Nichole, facendogli capire senza mezzi termini di non essere contenta dell’immobilità di Gilead in questo frangente.

Con Beth e le altre Marte, Ofrobert/Alma, Janine e le Ancelle e persino il possibile intervento dei Lawrence dalla sua parte, June sembra finalmente avere abbastanza frecce al proprio arco da poter concretamente ideare un piano di fuga realistico per portare in salvo i bambini di Gilead, senza sapere tuttavia che anche i suoi più acerrimi nemici stanno tramando nell’ombra per riprendersi la bambina che lei ha messo al mondo con Nick. Con queste premesse, ci auguriamo davvero che ci attendano tre episodi finali pieni di azione e colpi di scena.

La terza stagione di The Handmaid’s Tale va in onda negli Stati Uniti ogni mercoledì su Hulu, mentre in Italia è trasmessa il giorno successivo su TimVision.

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