Il percorso di accettazione della morte di Coulson da parte di Daisy è stato un po’ messo da parte in questa stagione. Un po’ perché la scrittura non ha giustamente voluto togliere spazio al dolore di May, che sarà importante anche in questa puntata, un po’ perché la stessa Daisy non è esattamente una persona che esterna le proprie emozioni. Qualcuno glielo dirà, nell’undicesimo episodio stagionale di Agents of S.H.I.E.L.D., che la sua reazione di fronte al dolore è la fuga. L’allontanamento in un altro luogo, che può essere anche lo spazio, per quel che vale, ma distante dalla fonte del dolore. Questo modo sottile di ignorare il problema dà più forza al semplice nome “Skye” quando viene pronunciato.

From the Ashes imposta il terreno per il doppio finale di stagione, ma è un episodio più intimo rispetto al caotico Leap. La rivelazione che Sarge condivide in parte i ricordi di Coulson, soppressi, negati, ma pur sempre lì, getta una nuova luce sul personaggio. In un primo momento Simmons sembra dirci che è May la persona che vivrà l’impatto maggiore della scoperta, e così sembra essere. La conosciamo May, distaccata e inarrestabile, cerca di stabilire un contatto con Sarge portando alla luce quella vecchia identità. È un gioco al quale Daisy vorrebbe poter giocare, ma essendo molto più fragile di quanto i suoi poteri lasciano intendere, per lei è difficile.

I suoi momenti con Sarge funzionano bene perché mescolano il dolore della perdita, la difficoltà di accettarla, la rabbia e i gesti violenti, ma anche la sorpresa. Sarge la chiama Skye, un nome che non dovrebbe conoscere e che la scrittura ci fa il favore di non sottolineare troppo. E tanto basta per far crollare ogni debole certezza in Daisy. È solo il migliore esempio di una puntata che racconta la propria storia tramite le emozioni dei personaggi. C’è l’orgoglio di Deke ad esempio, che riesce ad aiutare i suoi genitori, e poi c’è la scena di confronto di Benson con il marito scomparso.

A proposito di Izel e del suo piano che prevede un tempio – c’è sempre un tempio – e l’energia dei monoliti, siamo con Mack e Yo-Yo mentre non possono fare altro che assistere alle mosse del loro avversario. L’interesse nei confronti del personaggio di Izel è pari a quello nei confronti della storia dei Chronicom, che tornano nel finale: poco quindi. Eppure, l’apparizione di Flint in chiusura è quella sorpresa decisamente difficile da immaginare, e che proietta tutta la stagione verso il suo epilogo.

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