Legion è la storia di un bambino solitario, cresciuto nel timore del mondo esterno e delle instabilità della propria mente. Un bambino senza amore diventato un uomo incapace di amare, o di comprendere i sentimenti più puri al di là del possesso e della semplice ansia di perdita. In questo senso è una storia comune, anche semplice, capace nei suoi momenti migliori di appellarsi alla più pura pietà umana, anche nei confronti di chi è stato carnefice di altri. Anche in questo episodio, risolutivo, confuso, meno ottimista di quel che potrebbe sembrare, la serie di Noah Hawley torna a quel cuore emotivo e a quei temi.

Questa è la fine. O forse l’inizio.

Gli eventi dell’ultimo episodio di Legion si svolgono su due fronti. Il tempo si sfalda e i piani dimensionali si sovrappongono, annullando ogni distanza. David Haller e suo padre Charles Xavier si preparano alla sfida contro i due Farouk, quello del passato e quello del presente. Ma è una sfida che assume presto i connotati di uno scontro verbale ed emotivo. La pistola tirata fuori e utilizzata in un primo momento appare come una provocazione lanciata allo spettatore, che comunque arrivato a questo punto certo non dovrebbe attendersi qualcosa di così barbaro, o concreto. I due scontri hanno caratteristiche diverse.

David e il Re delle Ombre del passato si sfidano in una battaglia mentale come altre avvenute in passato. David soffre in un primo momento, viene rigettato negli abissi della propria mente, nelle mancanze del proprio spirito. È ancora una volta il bambino con la camicia di forza. Quella camicia di forza è Farouk, ma il parassita è solo l’incarnazione simbolica di paure e traumi che sono sempre stati lì. Non è la causa, non lo è mai stata, è solo la conseguenza. David vuole essere amato, perché non dovrebbe? Solo perché è diverso? E perché dovrebbe amare a sua volta allora? Qui il dolore prende la forma di un nuovo momento musicale nella stagione, stavolta sulle note di Mother dei Pink Floyd.

David ha davvero costruito “The Wall” intorno a sé, pareti di rabbia e diffidenza intorno alla propria mente. Qui la voce di sua madre Gabrielle, per canali sconosciuti che si affidano più alle emozioni che alla logica, riesce a raggiungerlo e a guidarlo fuori dall’ombra. Per chi legge fra le righe del testo della canzone, la soluzione offerta dalla “voce della madre” non è così positiva come potrebbe sembrare. Ma per il momento basta. David si libera e si prepara a uccidere Farouk. A quel punto è fermato da Charles, che ha appena appreso un’importanze lezione dal suo avversario: “è difficile odiare chi si comprende”. Sembra un monito che ci parla indirettamente anche del futuro del Professor X, quella bussola morale che lo porterà sempre a cercare di comprendere, prima di cedere alla rabbia.

In questo caso serve a fermare David. Charles gli chiede perdono, gli promette amore, lo invita a non cedere alla rabbia cieca. Il Farouk del presente offre a quello del passato un paio di lenti che gli permettono di “vedere con chiarezza” e di rendersi conto del male provocato. Il finale di Legion, in realtà il messaggio dell’intera stagione, è qui: comprendere l’altro, chiunque egli sia, per guarire insieme. È quello che ha fatto anche Syd, che anche qui non sembra aver perdonato del tutto David, ma può rivolgersi al neonato che fu, e cercare di fare qualcosa per lui.

Tutto ciò è alternato agli eventi del presente, in realtà una continua lotta di Syd e Kerry contro i demoni del tempo, in cui quest’ultima invecchia visibilmente. L’arrivo di Switch, che ormai padroneggia i suoi poteri e sembra trovarsi al di là del tempo, elimina la minaccia. Per Kerry sembra tardi ormai, come ci mostra un ultimo, sentito confronto con Cary. Ma in realtà sembra tardi per tutti. Cercare una logica stringente nel finale è un esercizio vano e che non renderebbe giustizia al tentativo della serie, ma, per fare ordine, molto se non tutto quel che è successo è stato resettato. Cosa sarebbe successo se David avesse ucciso il Farouk del passato? Qual è il senso nel vedere Kerry invecchiata se comunque la storia riparte dall’inizio? Mille altre domande di questo genere potrebbero essere poste, ma sarebbe come cercare una logica nei momenti musicali diegetici della serie. Legion non è quel tipo di prodotto, un’analisi di questo tipo non ha spazio qui.

Syd e David scompaiono di fronte alla culla, a un bambino solitario è concessa una seconda possibilità, la storia riparte dalla stessa inquadratura del pilot. Sperando che le cose vadano in modo diverso. Non è detto che avverrà. In uno dei più famosi episodi di Doctor Who, il Dottore trasporta nel presente uno sconfortato Vincent Van Gogh, lo conduce in una galleria dove i suoi quadri sono esposti e c’è chi lo considera il più grande pittore della storia. Ciò non cambierà comunque nulla, e il Dottore e la sua compagna scopriranno che il pittore infine ha ceduto alla depressione.

Il lieto fine non è una garanzia, forse è solo un miraggio o una fiaba. Quel neonato sarà comunque un mutante dai poteri straordinari, e vivrà tutte le difficoltà proprie della sua adolescenza così speciale. Ma sarà circondato dall’amore, e forse questo è tutto ciò che si può chiedere alla vita.

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