Nel piccolo caos che è la quarta stagione di Preacher, Bleak City è la molla che fa scattare in avanti l’intreccio quel tanto che basta. Con questa puntata, che comunque giunge troppo tardivamente rispetto al percorso stagionale, la serie si sposta sull’ultima tratta dei binari del suo lungo tragitto. Come prevedibile già dalla puntata precedente, qui i percorsi di molti personaggi si riuniscono, le storyline si fondono, e avvengono dei confronti a lungo rimandati, o dimenticati.

In Australia, il Santo degli Assassini si avvicina pericolosamente a Jesse Custer. Nulla lo ferma, nulla si può frapporre tra di lui e la sua preda, se non una pila di cadaveri che aumenta senza sosta. Jesse utilizza impropriamente Genesis, e si svela al suo inseguitore. Tutto l’episodio, almeno per quel che riguarda questa sottotrama, è un lungo inseguimento, fatto di piccole soste. A fare da ponte tra il furore cieco del pistolero e il protagonista, ci pensa Eugene. Dopo tantissimo tempo, Jesse viene messo di fronte ad uno dei suoi peccati più grandi e più egoisti, di fronte a quelle parole che hanno mandato all’inferno Eugene.

Sembra trascorso molto tempo, e in effetti è così. Tanto sarà bastano all’animo nobile del ragazzo per perdonare il suo carnefice? L’episodio ci fornisce una risposta in chiusura, lasciandoci con il cliffhanger migliore di questa prima parte di stagione. Non male nemmeno la reunion – ennesima – tra Cassidy e Tulip. Fuggito il primo, in fuga la seconda, si ritrovano in un luogo che sembra ai confini del nulla. Qui le categorie di angeli e demoni sembrano non contare più, almeno finché le vecchie rivalità verranno fuori e non potranno far altro che scontrarsi. È un luogo in cui i personaggi possono ripensare a loro stessi e a quel che intendono fare.

Magari non Tulip, lei no. Ma Cassidy, che indulge in una fantasia starwarsiana che nessuno capisce, nella quale lui è Han Solo, pronto a tornare per dare una mano all’amico. Convincendosi di non essere quell’egoista bastardo che per certi versi è. La serie si concede anche un piccolo momento di riflessione dedicato alla sua particolare versione di Gesù. Qui il figlio di Dio non mette in dubbio nemmeno per un momento la volontà e il disegno del Padre – risate di Tulip – ma deve ammettere di aver commesso solo un piccolo errore, a fronte del quale gli è stato preferito Humperdoo. Qualcosa che ci dà una lettura più approfondita del personaggio di Gesù nella serie, un elemento del quale non sapevamo di avere bisogno.

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