Ci sono i Messia – al plurale – nel titolo della settima puntata stagionale di Preacher. In un momento in cui l’avvicinarsi della fine del mondo coincide con la fine della serie, tutti i personaggi si sentono più smarriti, ognuno alla ricerca del Salvatore, o anche solo di un salvatore. Più persone invocheranno il nome di Dio nel corso della puntata, confidando nella sua visione e sperando nella sua misericordia. Ma si tratta di parole che già contengono una forte punta di ironia, nel momento in cui noi sappiamo cosa sta davvero accadendo dietro le quinte. Preacher ci racconta tutto questo ancora in un episodio di alti e bassi, mai davvero incisivo, ma che nel finale spinge la storia verso il suo atto finale.

Jesse Custer è morto, e l’episodio ragiona sulle conseguenze di ciò da più punti di vista. L’ex predicatore si ritrova in paradiso, o forse all’inferno, o forse in una specie di limbo che Fiore ha preparato per lui. L’ambientazione non è chiara mai del tutto nel corso dell’episodio, e tutto serve unicamente a dare un contesto a ciò che si vuole raccontare, senza preoccuparsi troppo della sostanza. Qui Fiore sta chiedendo a Jesse di prendere il posto sul Trono, e di farlo il prima possibile. L’apocalisse incombe, quella voluta da Dio, che sta preparando una nuova estinzione dopo quella dei dinosauri.

Come avvenuto per il Grail, anche qui a Jesse viene chiesto di diventare qualcosa di più di quel che è. Jesse nel frattempo è passato attraverso molte esperienze, dovrebbe essere un uomo meno disincantato rispetto agli esordi. Eppure, stranamente, lo vediamo ancora confidare nel disegno divino. Ci vuole un flashback – anche questo non è chiaro nello svolgimento – per aprirgli finalmente la mente e fargli comprendere la situazione. La sequenza che ci mostra il momento in cui Dio abbandona il paradiso per darsi ai divertimenti sulla Terra non è del tutto utile, e non mostra nulla che non sapessimo già. Ma, appunto, adesso la serie ha di fronte a sé un obiettivo chiaro e un climax a cui tendere in modo palese.

Gli altri Messia dell’episodio sono Gesù – ovviamente – e Humperdoo. La serie riesce a raccontarci bene la sofferenza di Tulip, non tanto di Cassidy, per la morte dell’amico, e la loro ricerca del discendente di Cristo. E c’è tutta l’ironia dello show nel fatto di ritrovarlo all’interno di una congregazione ebraica, che lo venera come il Salvatore. Tulip e Cassidy concedono molto meno del solito alla leggerezza e al sarcasmo: sono determinati e spietati, e non si fermeranno di fronte a nulla pur di rapire l’unica figura con la quale ricattare Dio. Ancora una volta la stagione manca di sostanza e vive di piccoli momenti, piccole scenette che possono funzionare oppure no.

Il tormentone delle mutilazioni di Starr è più patetico che divertente, mentre funzionano meglio gli scambi tra Hitler e Gesù, tanto che avremmo voluto vedere qualcosa in più delle loro contrattazioni.

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