Fear of the Lord è l’episodio più irritante di sempre di Preacher. Non lento, non scialbo, semplicemente irritante. Ogni difetto della serie viene esaltato da una scrittura sfacciata, forse lo scherzo definitivo degli autori agli spettatori: “mancano solo due puntate, non vorrete andarvene proprio adesso”. Forte di un finale vicinissimo, e che è ancora più prossimo dopo gli eventi di questo episodio, lo show spinge sul pedale della sgradevolezza, senza freni e senza scopo. Compie la mortificazione definitiva su alcuni personaggi, ma sposta tutte le pedine per il gran finale.

Il protagonista dell’episodio, a volerne trovare uno, è Starr. Lo conosciamo a partire da un flashback della sua giovinezza, in cui vince per l’ennesima volta un concorso canoro trionfando su dei ragazzini invidiosi. Questi lo rintracciano in bagno e lo torturano, sarà la prima delle moltissime mutilazioni e umiliazioni del personaggio. La scrittura di Preacher viaggia sempre sul filo della provocazione, che dovrebbe bastare a se stessa, che sfida la pazienza dello spettatore. E qui quell’approccio si esalta. Le mutilazioni ricorrenti di Starr sono prese dal fumetto, una sorta di tormentone protratto fino alla fine della storia. Ma lì erano più diluite, e non intaccavano la struttura della storia, che procedeva per grandi archi e con più rapidità.

Il Preacher televisivo invece è costruito intorno a questi momenti irritanti e sgradevoli, che sono l’impalcatura dell’intreccio e delle caratterizzazioni. Starr deve trovare Humperdoo perché così Dio gli restituirà il suo aspetto: è questo a motivarlo, e ogni scena di mortificazione dovrebbe sostenere questa idea. Ma è solo sottofondo di gambe, genitali e capezzoli che saltano via. Non è divertente (banalmente, non fa ridere), ma non è nemmeno così provocatorio come potrebbe sembrare, quantomeno per il pubblico ideale di Preacher che ha seguito la serie fino a questo momento. E che potrebbe anche annoiarsi con un momento in cui Gesù balla la breakdance. La provocazione dovrebbe attirare, ma è la storia a dover condurre lo show. Una storia che spesso in questa stagione è apparsa impalpabile.

Tutto come atteso per i tre protagonisti. Cassidy e Tulip non riusciranno a uccidere l’innocente Humperdoo al quale si affezionano (c’è anche una scena di vomito condiviso) e Jesse non riuscirà a sedersi sul trono di Dio. Nel suo ultimo caso vi è un lungo senso di attesa – che potrebbe anche essere tipico di un limbo – e che lo porta infine a confrontarsi con Dio. La visione che Jesse ha di Dio cambia più volte in funzione del risultato atteso. Un attimo prima lo sfida, poi lo insulta, poi si abbandona completamente alla sua volontà. Come in questo caso, ma forse finalmente il protagonista ha mangiato la foglia. Determinante allora è un dialogo con il Santo degli Assassini, in cui ancora una volta ci viene ribadita la critica alla fede cieca in un pastore, un generale, o Dio.

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