Tutto ciò che ha un inizio ha una fine. E mentre la conclusione di Preacher si sovrappone idealmente alla fine del mondo, la serie AMC ritrova una forza che spesso le è mancata nel corso della stagione. Curiosamente, il penultimo episodio della serie si intitola Overture, come a indicare il prologo di qualcosa, ma è solo l’inizio della fine. E tutti i protagonisti finalmente sono riuniti, ancora una volta, l’ultima, per cercare di fermare il piano (anzi, il Piano) di Dio.

E in questa baraonda spettacolare in cui gli idoli sono sacrificati e gli antieroi sono tutto ciò che rimane, la serie trova un suo senso. Sia dal punto di vista narrativo che visivo. C’è un’ottima idea di fondo in questo episodio, che presenta il conto alla rovescia verso l’Apocalisse come uno spettacolo tutto da godere. Si tratta di una sorta di best of dell’umanità, trasmesso obbligatoriamente a reti unificate, che si chiuderà con il ballo di Humperdoo che darà il via alla fine dell’umanità. Jesse, Tulip e Cassidy si precipitano ovviamente sul posto, ognuno con il proprio obiettivo particolare, ma tutti con la ferma intenzione di stoppare la cerimonia.

In questo caos che in realtà restituisce pieno ordine alle priorità e alla storia di Preacher, tutte le figure sovrannaturali trovano un equilibrio tra umanizzazione e simboli. Dio è lo showman per eccellenza, il grande regista, l’impresario che può chiudere lo spettacolo o decidere di farlo continuare. E tutti coloro che gravitano intorno a lui sono in cerca di approvazione, dai membri del Grail a Gesù stesso, che qui improvvisa un pezzo di breakdance come il classico aspirante fenomeno che cerca di sbalordire chi può aprirgli le porte dello spettacolo. Tutto è show, tutto è manifestazione aperta e superficiale. È un Jesus Christ Superstar molto volgarotto e di grana grossa, ma che sa cosa vuole raccontare.

Funzionano i piccoli momenti con Starr – che sinceramente è molto più godibile così che come carcassa tormentata – ma soprattutto funzionano le piccole tentazioni nei confronti dei protagonisti. Tutti loro sono chiamati alla prova finale, e tutti loro in qualche modo cederanno ai propri difetti. Cassidy ha la propria debolezza, il desiderio inconfessato di rivedere la propria famiglia e rimediare a quanto accaduto. Tulip ha la propria rabbia, che la porta a sfogarsi inutilmente contro Dio. Jesse, infine, ha la propria presunzione. Proprio nel momento in cui crede di aver portato il Santo degli Assassini esattamente dove voleva, cioè faccia a faccia con Dio, questo gli si rivolta contro. Anche i pistoleri senz’anima hanno le loro debolezze.

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