Giunti al terzo episodio di questa 8^ ed ultima stagione di Arrow anche i più scettici dovranno ammettere che gli autori stanno mantenendo la promessa e regalando ai fan non solo una stagione che omaggio i sette anni trascorsi di serie, ma anche una formula rinnovata e decisamente efficace per uno show che aveva perso molto del suo smalto iniziale. Leap of Faith, diretto da una Katie Cassidy al suo centratissimo debutto nella regia, con il suo sorprendente cliffhanger finale è infatti un altro ottimo episodio che ci accompagna nel viaggio di Oliver Queen verso la Crisi sulle Terre Infinite del crossover, con una ricetta che si discosta leggermente da quella dei precedenti episodi: mentre fino ad ora Oliver si era infatti solo limitato ad eseguire gli ordini di The Monitor, senza farsi e fargli troppe domande sullo scopo della sua missione, il protagonista della serie si dirige in questo caso a Nanda Parbat in cerca di Nyssa, che non troverà, e Thea (Willa Holland) per verificare se Mar Novu sia davvero in grado di prevenire la distruzione del Multiverso, finendo per scoprire che, al contrario, ne è una causa scatenante.

Al di là di come questa rivelazione cambierà il rapporto tra i due in futuro, la puntata è una vera fucina di eventi, alcuni dalle conseguenze particolarmente stimolanti, altri meno, come nel caso della trama secondaria che vedere Digg e Lyla, che ancora non ha rivelato al marito la verità sul suo rapporto con The Monitor, impegnati in una missione per salvare Sandra Hawke e suo figlio Connor, lo stesso che poi adotteranno più avanti per ragioni che non ci sono ancora note.

Nel presente, la storyline più riuscita – che omaggia la 3^ stagione dello show ed in particolare l’episodio The Climb, con la spettacolare scena del duello tra Oliver e Ra’s al Ghul – è senz’altro quella che domina l’episodio e vede i due fratelli Queen riabbracciarsi dopo molto tempo. Non sempre gli autori anno saputo gestire Thea con destrezza, ma il suo ritorno in questo episodio e la sua interazione con Oliver sono una palese dimostrazione delle opportunità sprecate dagli autori con questo personaggio. L’emotività di Oliver a confronto con la solidità di Thea ed il tono affettuosamente canzonatorio da lei adottato, che solo una sorella può permettersi con un fratello, rendono forte la nostalgia per il loro legame: la Thea che ci ritroviamo di fronte dopo così tanto tempo è una donna che ha trovato la sua strada, che sa come vincere le proprie battaglie e che può persino portare sulle spalle il peso della trasformazione della Lega degli Assassini in una Lega degli Eroi, trasformando i nemici (in questo caso la Talia di Lexa Doig) in preziosi alleati. I tempi comici ed i momenti più emozionanti tra Stephen Amell e Willa Holland sono perfettamente bilanciati ed è difficile non farsi trasportare dalle lacrime probabilmente autentiche del protagonista quando si trova costretto a salutare ancora una volta la sorella, per proseguire nella sua missione dopo essersi scontrati con Athena, la leader della Thanatos Guild, che fece la sua prima apparizione nella 6^ stagione dello show.

Il riuscitissimo cliffhanger finale, come accennavamo all’inizio della recensione, ci permette inoltre di parlare in maniera più estesa dei flashforward che continuano, nel complesso, ad essere la parte più debole di questa stagione ed in particolare del personaggio di Mia. Considerato tutto quello di cui la figlia di Oliver e Felicity è stata privata sin da piccola, non è incomprensibile il motivo per cui il personaggio risulti sempre così rabbioso, ciò non toglie che l’interpretazione monocromatica di Katherine McNamara non aiuta il pubblico a relazionarsi con lei. Nonostante Oliver, al suo debutto nella serie, fosse un uomo altrettanto pieno di risentimento, Stephen Amell ha affinato negli anni la sua capacità di bilanciare l’emotività interiore del suo personaggio con la sua aggressività esteriore, mentre la McNamara sembra fino ad ora incapace di mostrare altro che una rabbia che riversa indistintamente contro i suoi compagni di avventura e dalla quale non riesce a liberarsi nemmeno durante scene che sono state concepite per essere  toccanti, come quella con il fratello William (Ben Lewis) o con Zoe (Andrea Sixtos), quando quest’ultima le muore tragicamente tra le braccia uccisa da JJ.

Il beneficio del dubbio che concediamo all’attrice ed il cambio di tono che ci aspettiamo, nel qual caso dovremo fare tanto di cappello sia a lei che agli autori, nasce proprio dal finale di questo episodio in cui, a causa dell’intervento di The Monitor, il Team Arrow del presente e quello del futuro si ritrovano assieme nel nascondiglio di Arrow nel 2019.
Come l’Oliver delle prime stagioni è andato incontro ad un grande cambiamento grazie alle persone che si sono avvicendate accanto a lui nella sua missione, è possibile che Mia abbia – nello stesso modo – bisogno del padre per diventare una persona diversa e cominciare anche lei il suo viaggio di maturazione. Non a caso, nell’arco della serie, Oliver ha dichiarato di voler essere diverso da suo padre, evitando di obbligare i propri figli a correggere i suoi stessi sbagli e permettendo così loro di vivere una vita meno difficile della sua. Il fatto che ora non solo lui, ma anche Diggle, abbiano l’opportunità di trovarsi di fronte alla loro progenie, mettendoli probabilmente nella giusta direzione, avrà sicuramente un grande impatto su tutti, compreso il povero Rene, che dovrà ricevere la terribile notizia della morte di Zoe. Per quanto concerne in particolare il personaggio interpretato da Katherine McNamara, la speranza è ovviamente che l’inatteso incontro con Oliver segni l’occasione per un deciso cambio di rotta per Mia che, per come è stata scritta ed interpretata, è largamente responsabile dell’inefficacia della storyline dei flashforward.

L’ottava ed ultima stagione di Arrow va in onda negli Stati Uniti ogni martedì su The CW.