Carmen Sandiego, la recensione della seconda stagione della serie Netflix

Il reboot di Carmen Sandiego vuole raccontare una storia più complessa rispetto alla serie originale degli anni ’90. Questo è lo scostamento principale nella trama, secondo solo al fatto che qui la protagonista non è più una ladra, ma la vera eroina della storia. La seconda stagione dello show, arrivato su Netflix con dieci nuovi episodi, promette fin da subito rivelazioni sul passato del personaggio. Quando quelle rivelazioni arrivano, tutta la storia ne viene arricchita, ed è chiaro il tentativo – non del tutto riuscito – di trasformare la serie in qualcosa in più di un collage di viaggi e nozioni da tutto il mondo.

Carmen continua a girare il mondo, dal Brasile alla Nuova Zelanda fino all’Italia, per sventare i crimini della VILE, l’organizzazione che ha abbandonato da tempo. La aiutano Player, Zack e Ivy, ai quali potrebbe aggiungersi una nuova figura direttamente dalla prima stagione. Dall’altra parte, i cattivi della storia, sempre esagerati e sopra le righe, passano al contrattacco, e cercano di fermare Carmen. In tutto questo si inserisce la ACME, istituzione che vuole fermare la VILE, con il suo misterioso Capo. Tornano anche gli agenti Argent e Devineau, con la prima molto più attiva (e dubbiosa sugli obiettivi di Carmen) e il secondo in missione solitaria.

In un’ideale paragone con She-Ra, altra serie reboot di un classico animato, Carmen Sandiego esce sconfitta. Nonostante un’animazione più fluida e qualche tocco di stile in più, la scrittura dei personaggi non è così piacevole, né la storia così avvincente. La serie di Noelle Stevenson parte da un conflitto chiarissimo tra la luce e l’ombra, che si complica sulla base dei rapporti tra i personaggi. Riesce a conciliare leggerezza di trama e profondità dei personaggi. La serie sulla femme rouge non è così equilibrata. L’umorismo di Zack e Ivy cade a volte nel vuoto perché non sono dei personaggi che hanno un forte background, la storia dell’agente Devineau è slegata dal resto, e c’è un carico di serietà eccessivo che posa sulle spalle di troppi personaggi (non è facile empatizzare con Carmen).

La serie è un insieme di elementi spesso funzionali al racconto e sensati, ma poco amalgamati tra di loro. Così le singole avventure di Carmen non coinvolgono come dovrebbero; ci sono molte spiegazioni a parole che fanno luce sul passato, ma non danno energia alla storia; non è chiaro dove risieda la forza dell’intreccio. Va detto che tutto ciò che viene raccontato nella seconda stagione è funzionale a costruire un nuovo equilibrio in vista della terza, che forse permetterà allo show di trovare una propria dimensione.

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