El Camino – Il film di Breaking Bad: la recensione

Per sei anni Jesse Pinkman è sopravvissuto in un limbo sospeso tra la dannazione e la salvezza. In fuga dalla propria prigione, l’euforia del momento congelata in un eterno istante sul viso, forse libero, forse destinato a nuove catene. El Camino risponde a quella domanda, apre una parentesi chiusa in se stessa oltre il sipario insanguinato che era calato sul finale di Breaking Bad. Ci racconta gli spasmi, la frustrazione, lo sforzo quasi esistenziale per trarsi fuori da una condizione senza scampo. Vince Gilligan confeziona un racconto asciutto e rigoroso, tra il western contemporaneo e il thriller action, ispirato nella scrittura e rispettoso dei fan.

Il film riprende poco dopo gli eventi di Felina. Jesse fugge dal rifugio di Jack, sale in macchina e scappa. Trova un riparo momentaneo dai suoi vecchi amici Skinny Pete e Badger. Il resto del film è un continuo e arduo tentativo di superare gli ostacoli per garantirsi una fuga e la possibilità di un nuovo inizio. Ci sono altre tappe prima di scappare per sempre, altri dialoghi, altri confronti. Il tutto accompagnato e sostenuto da flashback che contestualizzano meglio il periodo della prigionia di Jesse. Nel costante dialogo tra presente e passato, El Camino trova infatti un ritmo disciplinato e coerente, che dà respiro alla trama senza allentare la tensione.

Il Jesse Pinkman protagonista del film non ha ormai nulla del personaggio degli esordi, né può affrontare un percorso di maturazione, compresso com’è nell’esigenza di sopravvivere. Per raccontarcelo, Gilligan si affida al potere evocativo dell’immagine, alla composizione di interni, al disordine scomposto raccontatoci da cicatrici, appartamenti devastati, banconote spiegazzate. Soprattutto, intrappola volentieri il suo protagonista, in tutti i modi che riesce a concepire. Gli spazi di El Camino – siano i moltissimi veicoli (e bagagliai), le cucine, i garage – sembrano concepiti a priori per contrarre Jesse, costringerlo a piegarsi, a nascondersi. E se ci sarà una porta aperta ogni tanto, è solo per ricordarci che da lì potrà arrivare una nuova minaccia.

D’altra parte, visto che di veicoli si parla, El Camino è fin dal titolo (che indica anche un’auto) un piccolo viaggio, o forse solo il prologo di questo. Ci sono gli ampi spazi del New Mexico, scenari sterminati gravidi di cadaveri, nel puro stile della serie. In un limbo ideale tra il western (pure citato espressamente a un certo punto) e il thriller d’azione, la visione di Vince Gilligan corteggia il cinema di Sam Peckinpah. Elabora un’idea di universo a sé, forse un mondo di frontiera fatto di sparatorie esagerate, in cui ogni personaggio secondario trova un motivo per emergere, privo di bellezza o salvezza (praticamente assenti i personaggi femminili), solo sopravvivenza. Perfino prevedibile nella propria chiusura.

In Aaron Paul trova il protagonista perfetto. Malgrado una fisicità del personaggio che non appare provata come dovrebbe nonostante la prigionia, questo è un personaggio a cui possiamo credere. Soprattutto, che non necessita di veder riempiti i propri silenzi. Jesse esiste nello spazio di una caratterizzazione lunga cinque stagioni, le cicatrici che porta dentro sono visibili tanto quanto quelle sul suo viso. Paul ne coglie fragilità e rabbia, immaturità e imperfezione, come accade in uno splendido confronto in un negozio di aspirapolveri. Gilligan lascia ribollire tutte queste emozioni, allungando i tempi delle scene, godendo della pura scrittura del momento.

Come accaduto in Better Call Saul, l’autore coglie lo spirito dell’operazione oltre le attese più scontate, riconoscendo alla propria creatura uno status di indipendenza, come accaduto di recente solo al film di Deadwood. Gilligan non piega tutto su una semplice operazione di autoriflessione su eventuali sensi di colpa (merito davvero la salvezza?), ma intuisce una riflessione più celata sulle aspirazioni e sul futuro. Soprattutto, in piena coerenza con il finale della serie – Jesse si rifiutava di essere ancora manipolato ancora da Walter – sulla capacità di decidere per se stessi.

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