Insatiable, la controversa serie Netflix, è ritornata con una seconda stagione e la dark comedy si addentra per un sentiero inaspettato proponendo uno strano ibrido tra crimini, parodia dei teen drama e racconto della vita quotidiana dei teenager americani. Il risultato sono dieci episodi che aumentano i punti di vista sui problemi adolescenziali e convincono in modo discontinuo, trovando forse la loro vera identità troppo tardi.

La storia riprende da dove si era interrotta: Patty (Debby Ryan) chiede aiuto a Bob (Dallas Roberts) dopo aver ucciso Christian, forse anche Stella, e alle prese con la fuga di Magnolia (Erinn Westbrook) che potrebbe rivelare quanto accaduto, incriminandola e mettendo per sempre fine ai suoi sogni di diventare Miss American Lady. L’aspirante reginetta e il suo avvocato-mentore riescono a superare indenni la terribile nottata grazie a un pizzico di fortuna che li aiuta a far “sparire” il cadavere, provando a mantenere la calma e concentrarsi sul concorso regionale. Patty sfoga però le sue ansie e preoccupazioni mangiando e a ostacolare la sua pace interiore ci pensa anche un altro omicidio nel mondo delle miss.

La protagonista deve quindi ammettere di avere un disturbo alimentare e cercare aiuto. Nel frattempo Coralee (Alyssa Milano) e Bob sono alle prese con una difficile convivenza che non aiuta il loro figlio Brick (Michael Provost). L’avvocato inizia persino a intraprendere una campagna elettorale contro Bob (Christopher Gorham) sperando di conquistare i propri concittadini e diventare sindaco. Nonnie (Kimmy Shields) si mette poi alla prova come detective e Brick come influencer, il tutto mentre degli amori finiscono e altri iniziano, e il mondo che circonda Patty diventa davvero “esplosivo”.

La seconda stagione di Insatiable, per quanto riguarda la rappresentazione dei disturbi alimentari (che era stata duramente accusata in occasione della delle puntate precedenti), compie indubbiamente dei passi in avanti e il moltiplicarsi delle voci narranti permette di portare in scena diverse tematiche importanti per i giovani come la necessità di avere dei punti di riferimento, i tentativi di trovare il proprio posto nel mondo e il bisogno di sentirsi accettati e apprezzati, esplorando inoltre le prime esperienze sentimentali degli adolescenti.

La natura da dark comedy che contraddistingue il progetto prodotto per Netflix permette di mostrare situazioni volutamente sopra le righe che, tuttavia, faticano più del dovuto a creare un’atmosfera divertente: Santa Clarita Diet, ad esempio, anche nei momenti più “disgustosi” causati dal cannibalismo al centro della trama, riusciva a trascinare gli spettatori in un mondo esilarante, mentre Insatiable scivola troppe volte nel cattivo gusto, soprattutto nel mostrare morti per cui nessuno prova dolore o rimorso. I problemi che affronta Patty hanno un retrogusto troppo amaro per suscitare divertimento e non sono trattati con abbastanza serietà da far riflettere seriamente sulle tematiche affrontate. Il coraggio di usare il sarcasmo e l’ironia per parlare di disturbi alimentari, sesso, amore e persino confronti politici e adozioni, è un elemento interessante alla base dello show, tuttavia la storia creata da Lauren Gussis solo verso il season finale si addentra in modo più intrigante nei meandri di una giovane che si ritrova a fare i conti con la morte più di quanto ci si potrebbe mai aspettare.

L’esperienza maturata nel team di Dexter viene sicuramente sfruttata dalla sceneggiatrice e produttrice nella seconda metà delle dieci puntate prodotte e la giovane Debby Ryan sostiene bene il ruolo che le è stato affidato, facendo trasparire i dubbi e l’angoscia di Patty con un’espressività efficace e non esagerata, pur potendo fare davvero poco per rendere amabile una protagonista egocentrica e con poca considerazione nei confronti del prossimo. Non bastano infatti una nuova amicizia e un maggior numero di sequenze in cui la ragazza è insieme alle sue coetanee per provare un’empatia sincera nei confronti di Patty, ritrovandosi inevitabilmente d’accordo con le critiche avanzate da Brick.

Insatiable disperde poi eccessivamente l’attenzione tra adolescenti e adulti e l’intera sottotrama dedicata alla campagna elettorale dei due Bob o i tentativi imprenditoriali di Coralee appaiono degli elementi piuttosto superflui e poco rilevanti all’interno di un contesto in cui gli aspetti maggiormente riusciti sono invece le taglienti critiche alla quotidianità dei teenager e ai loro tentativi di andare oltre la voglia di apparire. Le puntate in cui si approfondiscono le storie di Nonnie, Magnolia e Dixie (Irene Choi) risultano infatti piuttosto convincenti, a differenza dei momenti ambientati nel mondo complicato e caotico dei loro genitori.

Insatiable, tra tanti alti e bassi (e citazioni di film di Drew Barrymore), sa trovare un modo per ribadire come chiunque possa dare spazio al proprio lato oscuro, scivolando in modo interessante verso una comedy in cui il significato di “insaziabile” assume un altro significato dopo l’iniziale attenzione al rapporto con il cibo. Se questa idea fosse stata fin dall’inizio al centro della serie probabilmente si sarebbe di fronte a uno show molto più riuscito e rilevante. Il tempo trascorso prima di trovare la propria identità limita invece molto il risultato finale che paga il prezzo di battute senza , elementi che risultano piuttosto volgari e gratuiti e una serie di assurdità che vengono evidenziate dal binge-watching. La serie di Lauren Gussis migliora lievemente la propria sorte rispetto alla prima stagione, ma non riesce comunque a giustificare il rinnovo ottenuto o un potenziale ritorno anticipato dal cliffhanger con cui si interrompe la storia.

CORRELATO ALLA SECONDA STAGIONE DI INSATIABLE

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