The Cry, la recensione della serie distribuita su TimVision

The Cry si presenta in un primo momento come una storia drammatica, e invece è un thriller fatto e finito. Quella del genere di appartenenza è una piccola bugia, e non sarà l’unica di questa storia che continuamente rilegge se stessa, fornisce nuove informazioni e chiavi di lettura fino alla compresione totale di quel che è accaduto. In questo modo la miniserie BBC distribuita in Italia da TimVision riesce a tenere alto il livello di tensione e l’attenzione dello spettatore, giocando su aspettative e desideri. Probabilmente è un prodotto meno elaborato di quanto il gravissimo fatto che racconta richiederebbe, ma è difficile non appassionarsi al racconto.

Questa è una di quelle storie di cui conviene conoscere il meno possibile prima della visione. Joanna e Alistair (Jenna Coleman e Ewen Leslie) sono una coppia con un bambino di pochi mesi. Sappiamo fin dalla prima scena che qualcosa di gravissimo è accaduto, e che la protagonista è chiamata a difendersi. La storia non procede linearmente, salta dall’epilogo, che non è affatto chiaro nei dettagli, a vari punti del passato. Vediamo il primo incontro tra i due, ma anche la grandissima difficoltà di Joanna nel gestire il bambino dopo il parto, e ancora alcune esigenze extrafamiliari. Tutto si rimescola continuamente mentre scopriamo porzioni sempre maggiori della tragedia.

Il pianto del titolo della storia è quello di Noah, il neonato della coppia. Si tratta di un sottofondo costante nel primo episodio, martellante, fastidioso, imbarazzante secondo le occasioni. E la vicenda, scritta da Jacqueline Perske e diretta da Glendyn Ivin, trae da quel suono tutta la propria gravità e carica di tensione. C’è un dramma latente, che afferriamo solo tramite contorni e ombre, almeno per tutta la prima puntata, e il pianto del bambino è il conto alla rovescia verso l’evento scatenante. Evento che non riuscirà comunque a smorzare la tensione, che The Cry tiene sempre viva come un fuoco gettando nuove rivelazioni, dialoghi non mostrati, reazioni sorprendenti.

Come thriller, The Cry funziona. Certo, non ha remore a costruire sopra qualcosa di gravissimo un intreccio sopra le righe, e non riesce mai del tutto a conciliare il dramma spaventoso con l’esigenza di costruire una tensione del racconto. In questo modo la parte misteriosa della storia si nutre continuamente di quella più scoperta, e ogni pianto e sofferenza sembra meno sincero di quanto dovrebbe – anche perché in altre circostanze avrebbe occupato tutta la trama. Jenna Coleman qui è chiamata a interpretare varie versioni della sua Joanna (lo dice lei stessa nella prima scena) e, pur con grande impegno, non riesce a sostenere del tutto la credibilità del ruolo.

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