The Walking Dead è arrivata con Lines We Cross a quota 10 stagioni e alla guida della serie tratta dai fumetti di Robert Kirkman c’è ora Angela Kang, che ha raccolto l’eredità di Scott M. Gimple con il compito di delineare l’identità di un racconto in cerca di un rinnovamento necessario a mantenere alta l’attenzione degli spettatori fin dalla première che segna il ritorno dello show dopo lo sconvolgente massacro compiuto dai Sussurratori,.
Gli eventi riprendono dopo che sono trascorsi alcuni mesi dal tragico ritrovamento delle teste mozzate di alcuni personaggi molto amati come Tara e Henry, issate dal temibile gruppo come avvertimento di quello che potrebbe attendere i sopravvissuti se continueranno a non rispettare le regole che ha stabilito il gruppo guidato da Alpha (Samantha Morton).
Le comunità di Alexandria, Hilltop e Oceanside hanno quindi unito le forze e si stanno preparando, proprio come un esercito, al potenziale ritorno dei loro nemici, apparentemente migrati in aree meno fredde durante l’inverno, contro cui saranno costretti a combattere senza armi da fuoco (se vi chiedete che fine ha fatto la fabbrica di proiettili e munizioni al centro di alcune puntate precedenti non avrete risposta), situazione ben diversa da quella in cui si erano ritrovati negli anni in cui i Salvatori di Negan avevano sconvolto il fragile equilibrio esistente nelle loro vite post apocalisse zombie.
La tensione causata dal non avere certezze e dal possibile pericolo che incombe su di loro spinge tutti i protagonisti ad affrontare le proprie giornate in modo differente, come mostrano i diversi capitoli in cui è suddiviso l’episodio, ognuno dedicato a un gruppo di personaggi diverso.

Lines We Cross è una puntata interessante per quanto riguarda il tentativo di gettare le basi per il futuro di The Walking Dead attraverso i diversi approcci alla minaccia dei Sussurratori e all’idea, metaforica e geografica, di dover fare i conti con dei confini che, superati, potrebbero segnare in positivo o negativo il destino di tutte le comunità. Michonne, il personaggio interpretato da Danai Gurira al centro anche di un emozionante passaggio in cui ascolta Judith mentre racconta la “morte” del padre Rick (Andrew Lincoln), sembra essere maggiormente orientata verso il mantenimento della pace rispettando le richieste di Alpha, ritrovandosi a scontrarsi con Aaron (Ross Marquand) che è alle prese con molti dubbi e ha iniziato a riflettere su quanto sia difficile distinguere il bene dal male, riprendendo il concetto che ognuno è l’eroe della propria storia e si convince di essere dalla parte del giusto. Daryl (Norman Reedus) e Carol (Melissa McBride) sono anche in questo caso impegnati a cercare un modo per andare avanti dopo le tante tragedie a cui hanno dovuto assistere: la perdita del suo figlio adottivo Henry ha portato alla scelta di isolarsi e compiere un viaggio in mare e il suo amico sembra altrettanto pensieroso nel riflettere sulle opzioni a propria disposizione, pur essendo una figura chiave per le comunità unite.
Nel mondo di The Walking Dead c’è poi chi guarda con speranza al futuro occupandosi di una nuova vita, come accade a Rosita (Christian Serratos) che può contare, dopo il parto, sul sostegno di Eugene (Josh McDermitt), Gabriel (Seth Gilliam) e Siddiq (Avi Nash), tormentato dai ricordi delle ore in cui i Sussurratori hanno massacrato i loro amici.
Un po’ in difficoltà, invece, Lydia,(Cassady McClincy), la figlia di Alpha che viene guardata con sospetto e risentimento da molti degli abitanti della comunità e che potrebbe forse avvicinarsi a Negan (Jeffrey Dean Morgan), ora con a disposizione qualche ora d’aria all’aperto ma sempre sotto controllo dopo il tanto sangue versato durante il periodo trascorso alla guida dei Salvatori.

Lines We Cross cerca di proporre agli spettatori un mix di storie personali, scene d’azione (interessante e ben costruita quella di apertura dedicata all’addestramento “militare”, meno quella ambientata nella foresta durante l’incendio, a causa dell’uso troppo enfatico e non necessario del rallentatore), tensione psicologica crescente causata dalla presenza di un pericolo che potrebbe colpire da un momento all’altro, e leggerezza con l’approccio di Eugene alla paternità. Il rinnovamento a cui punta Angela Kang potrebbe subire il peso di una struttura narrativa ormai già vista più volte nel mondo di The Walking Dead che porta al progressivo avvicinarsi allo scontro con i nemici di turno. La première riesce comunque a far ben sperare con l’introduzione di dettagli interessanti, provenienti anche “dall’alto”, un approfondimento dei protagonisti, il carisma di Samantha Morton che riesce a rendere Alpha temibile anche con la sua assenza, il buon feeling esistente ormai tra i membri storici del cast come Reedus e McBride, e un ritorno da assoluto protagonista di Jeffrey Dean Morgan, attore in grado di rendere un villain assolutamente negativo, per quanto riguarda le azioni compiute, in figura affascinante e ricca di sfumature che solleva con la sua imprevedibilità un racconto che in passato ha faticato più del dovuto a non ripetersi.
Pur essendoci inevitabili momenti quasi inutili, un paio di battute improbabili e le consuete assurdità per quanto riguarda gli aspetti “scientifici”, The Walking Dead sembra in grado, almeno per ora, di mantenere l’attenzione dei fan che hanno fedelmente, e un po’ a fatica, continuato a seguire l’adattamento dei fumetti di Robert Kirkman, recentemente già rinnovato per un’undicesima stagione.

Consigliati dalla redazione