E’ difficile immaginare questa ottava ed ultima stagione di Arrow privata di tutta l’energia emotiva che Stephen Amell sta regalando al pubblico con il suo personaggio: gran parte di quello che abbiamo visto quest’anno costituisce infatti un grande passo avanti rispetto agli standard della serie in particolare grazie all’interpretazione accorata e sincera del protagonista, che riesce a dominare perfettamente ad ogni puntata la soverchiante sensazione di disagio che Oliver Queen deve provare nel trovarsi in una circostanza in cui non ha tempo di pensare a se stesso a causa della missione che deve compiere, ma in cui allo stesso tempo è costretto a rivisitare tutta la sua vita, gli errori che ha commesso e le scelte che ha fatto, senza mettere a repentaglio l’unica chance che gli è stata miracolosamente concessa non solo di creare un rapporto con i propri figli, ma anche di non comprometterlo per sempre.

E’ altresì evidente come Prochnost sia l’episodio che apre la strada al futuro dell’Arrowverse e all’eventuale spinoff della serie con Oliver che, finalmente accettato dalla figlia Mia come figura “Oliver: Ho promesso a vostra madre che vi avrei protetto e non esiste mondo, universo, né passato o futuro che mi faranno rompere quella promessa.”paterna e maestro, ha l’opportunità di preparare la figlia al futuro che verrà, quando dovrà passarle davvero il testimone. A conti fatti, e a giudicare da episodi come questo, è anche chiaro come la decisione degli autori di portare il Team Arrow del futuro nel presente sia stata la migliore che potessero prendere, in prima istanza perché si sono così interrotti i poco efficaci flashforward e secondo poi perché la stagione ha chiaramente molto da guadagnare dall’opportunità di vedere padri e figli interagire. In particolare Oliver, suo malgrado, come confesserà apertamente in uno scontro con i suoi, fatica a vedere in Mia e William degli adulti capaci di prendere decisioni indipendenti e responsabili e li vede ancora come i bambini che è stato costretto a lasciare, mentre i due ragazzi non possono che ribellarsi al suo eccessivo istinto di protezione a causa della vita che entrambi hanno condotto senza di lui.

In questo contesto e soprattutto ai fini della trama – lungi da noi volersi inserire nella polemica Felicity sì/Felicity no che, come in ogni serie televisiva, è esclusivamente legata a una questione di gusti personali – resta difficile accettare l’assenza del personaggio di Felicity Smoak che, proprio in un episodio come questo, lascia un vuoto piuttosto evidente e la cui mancanza non ha una spiegazione logica se non l’indisponibilità dell’attrice che la interpreta. Il fatto che Oliver non abbia l’opportunità di confrontarsi con la madre dei suoi figli su quanto stia accadendo e su come gestire il rapporto con loro è ovviamente assurda, ma in un certo senso costituisce contemporaneamente anche un ulteriore motivo per alzare la barra dell’emotività, proprio per come Oliver risulti a volte perso ed abbia difficoltà a relazionarsi con persone che di fatto non conosce, che ama perdutamente, ma che ha anche l’istinto di redarguire e trattare come si farebbe con dei bambini.

Prochnost, inoltre, è un episodio importante per l’evoluzione di Mia, un personaggio che spesso abbiamo detto essere dominato da una rabbia a volte eccessiva, che si trova in quest’occasione a rivivere con il padre uno dei momenti più oscuri e violenti della sua vita. Quello in cui veniva chiamato Kapiushon, lo ricordiamo, è lo stesso periodo in cui il protagonista è dovuto venire a patti con la violenza che ha sempre fatto parte della sua vita e con l’ammissione che, in qualche misura, uccidere gli piacesse. Rivivere questo aspetto di sé e, peggio ancora, esporlo ai propri figli, deve quindi essere stato insopportabile per lui, motivo per cui, insieme al desiderio di proteggerli, sicuramente il protagonista avrebbe voluto Mia e William lontani anni luce dalla Russia.

Oltre a fornirci l’occasione di congedarci dal personaggio di Anatoly Knyazev (David Nykl), che così tante avventure ha condiviso con Oliver negli anni, questa è anche la puntata del ritorno di Colton Haynes nel ruolo di Roy Harper, richiamato da Diggle nel Team con lo scopo di fargli capire che solo il senso di una missione comune avrebbe potuto salvarlo dalla sua sete di sangue, una trama che però risulta un po’ distaccata dal contesto dell’episodio, ma in particolare è anche quella della redenzione della Laurel di Katie Cassidy, il cui personaggio sembra finalmente aver trovato, dopo troppo tempo, il suo posto nella serie.
Nonostante la richiesta di The Monitor di tradire Oliver e dopo aver scoperto come Lyla stia tramando alle spalle di tutti per una ragione che rifiuta di spiegare, Laurel, grazie a Mia e alla sconfinata ammirazione che la ragazza dimostra per quello che lei rappresenta come figura eroica nel suo futuro, sceglie infatti di non ingannare i suoi amici e li mette a parte del piano di Lyla, che reagisce mettendo fuori gioco Oliver, Laurel ed un incredulo Diggle poco prima dei titoli di coda.

L’ottava ed ultima stagione di Arrow va in onda negli Stati Uniti ogni martedì su The CW.