Final Space 2: la recensione

Con la seconda stagione, Final Space ha dimostrato ai suoi spettatori di non essere un caso. Questa bella avventura spaziale, che passa dal demenziale al tragico nel giro di una scena, ha le spalle forti che servono per andare avanti a lungo. In onda su TBS, è distribuita internazionalmente su Netflix, ed è davvero difficile non cedere al binge watching anche rispetto ad una stagione da tredici episodi, e quindi più lunga della prima. Gary e gli altri membri di questa famiglia disfunzionale che vaga nell’universo si trovano a affrontare un nuova avventura che li porterà a cercare degli strumenti tra il fantascientifico e il magico – non c’è alcuna differenza – per poter sconfiggere una terribile minaccia.

La seconda stagione della serie elabora ancora più della prima il senso di condivisione e partecipazione. Già nel primo episodio si aggiungono al gruppo tre nuovi personaggi che diventano una presenza fissa della serie. Qualcuno se ne va, qualcun altro ritorna, ma il nutrito gruppo dei protagonisti trova presto un suo equilibrio interno. Gary, Quinn, Hue, Gatto Junior e gli altri sono sempre più simili ad una famiglia, si insultano per la maggior parte del tempo, ma sacrificherebbero ogni cosa per proteggersi tra di loro. E soprattutto per proteggere Mooncake, l’essere all’apparenza innocuo, ma fortissimo, che tutti vogliono e che è fondamentale per il destino dell’universo.

La stagione riesce ad equilibrare molto bene puntate episodiche e trama orizzontale. In realtà quasi nessuna puntata è inutile ai fini della trama, e comunque ogni episodio contiene al suo interno un elemento drammatico o narrativo che lo fa risaltare. Nulla è sprecato, o comunque non dà mai l’impressione di esserlo. C’è una specie di caccia ad artefatti spaziali che conferisce un certo spessore alla stagione, ci sono drammoni familiari tutti da scoprire, e una mitologia avvincente che è chiaramente rivelata.

Con tutti questi elementi, Final Space stordisce ogni tanto con alcune cadute nel demenziale puro che appartengono sempre meno allo show e che sembrano un residuo del quale la serie non riesce a liberarsi del tutto. Comunque il lavoro sui personaggi è stato fatto, e si vede. L’antipatia assoluta di KVN è stata ridimensionata – almeno un po’ – e anche Gary è un personaggio con il quale è molto più semplice empatizzare. Per il resto Final Space rimane una bella fusione tra il gusto per l’assurdo di Futurama e, soprattutto, lo stile dei Guardiani della Galassia. Davvero una visione molto piacevole.

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