Fan delle dramedy più romantiche, unitevi: non avete nulla da perdere, se non un considerevole quantitativo di lacrime. Per tutto il resto del pubblico, meno avvezzo a cullarsi nelle rosate tonalità delle storie d’amore, Modern Love non sarà comunque priva di attrattive: la serie di Amazon Studios, ideata da John Carney (Once) e illuminata da un cast stellare che spazia da Anne Hathaway a Dev Patel, da Tina Fey ad Andrew Scott, offre infatti uno sguardo rapido ma non per questo superficiale sulle dinamiche relazionali e, soprattutto, sulle infinite sfaccettature della psicologia umana, usando il romance come veicolo di altri – e più alti – temi.

Il format antologico affonda le radici nell’omonima rubrica del New York Times; proprio dalle testimonianze settimanalmente raccolte in essa, la serie ha tratto spunto per la creazione di otto storie accomunate solo dal vago e vario concetto di amore. A ben guardare, l’elemento più interessante di Modern Love risiede in tutto ciò che vi è al di fuori del mero legame romantico tra i personaggi che vengono ritratti; in questo senso, lo sguardo dell’altro diviene spesso specchio delle proprie paure o, nel migliore dei casi, strumento essenziale per la maturazione personale e una più accurata conoscenza di sé.

Si va da archi narrativi che coprono mesi o anni (come il primo e il settimo episodio, quest’ultimo ennesima conferma dell’eccezionalità attoriale di Scott) a flash racchiusi nel giro di poche ore (come il quinto episodio, rischiarato da una misurata e toccante prova di Boutella), e come varia il tempo occupato dalle diverse declinazioni di questo amore moderno, così fluttua anche la completa efficacia di ciò che lo spettatore si trova a veder scorrere sotto gli occhi; eppure, persino negli episodi più deboli (come il blando spaccato matrimoniale di Fey e John Slattery) è possibile ravvisare una sensibilità di scrittura e una sapiente messa a nudo delle umane debolezze e piccolezze, tradotte in crepe che rischiano di far vacillare il singolo prima ancora che la coppia.

Non è un caso che l’episodio più toccante di questa prima stagione sia quello che, con l’amore romantico, ha meno a che vedere, in cui una Hathaway mai stata così intensa incarna il dramma della mancata accettazione di sé, con conseguente fallimento di ogni afflato amoroso. Nel momento in cui Lexi si libera del peso che le grava sul cuore aprendosi al prossimo, inizia ad amarsi e ad accettare che qualcuno le si avvicini e le si affezioni in toto. Qualcuno disse “ama il prossimo tuo come te stesso”, e – al di là della fede personale, è dall’amore per sé che parte ogni presupposto per un sano amore per gli altri che non sia mero cannibalismo sentimentale.

Seppur con passo incerto e pagando il prezzo di un minutaggio – poco più di mezz’ora per puntata – a volte del tutto sproporzionato rispetto agli archi narrativi che si propone di narrare, Modern Love riesce quindi a lasciare un segno nel cuore dello spettatore; non è certo un’artigliata potente, ma assomiglia più a una piacevole carezza consolatrice, valida sia come divertissement di stampo rom-com che come, per chi volesse scavare sotto la superficie, riflessione sulla confortante banalità delle meccaniche interpersonali. Molto si può migliorare in termini di mordente drammatico, e certo il prosieguo (la serie è stata rinnovata per una seconda stagione) beneficerebbe non poco di un maggiore coraggio estetico e dialogico; eppure, la linfa di questa antologia rosa profuma di autenticità, e aspettiamo con curiosità il suo ritorno sul piccolo schermo.

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