Queste Oscure Materie 1×01: la recensione

All’inizio di Queste Oscure Materie, la giovane protagonista Lyra entra in un armadio. Il suo obiettivo non è raggiungere un regno magico come nelle Cronache di Narnia, ma spiare le macchinazioni interne all’organizzazione detta Magisterium. L’atto del nascondersi non è quindi funzionale ad una fuga fantasiosa dal mondo, ma anzi permette di calarsi in esso con sguardo disincantato. Da qui parte un viaggio straordinario che mescola nel modo più alto concetti come verità, morale, definizione di sé. La saga di Philip Pullman è un fantasy che somiglia solo a se stesso e, nel vedere il primo episodio della serie BBC e HBO, diciamo che quella forte identità ancora non emerge.

La premessa, a parte piccole differenze, è nota ai lettori del libro e agli spettatori del film del 2007. Ci troviamo in un mondo simile al nostro, ma intimamente diverso. Qui l’anima degli esseri umani è visibile nelle fattezze di un animale, detto daimon, che li accompagna costantemente. Un’organizzazione assimilabile alla Chiesa ha un certo controllo sulla società, gestisce il diffondersi della conoscenza, reprime ogni eresia. Lyra è un’orfana che viene cresciuta in un collegio, e il suo unico contatto con il mondo esterno è rappresentato dallo zio Asriel. Quest’ultimo è impegnato in ricerche, potenzialmente sconvolgenti, sulle misteriose luci del nord e su un qualcosa definito Polvere.

Primo di otto episodi, Lyra’s Jordan imposta nel modo più consueto l’inizio del classico viaggio di formazione. Il collegio del Magisterium rappresenta l’alcova apparentemente accogliente nella quale Lyra è cresciuta e si muove benissimo. Anzi, si tratta proprio di un ambiente definito dal modo in cui la ragazza lo vive, lo abita, lo possiede con le proprie corse, arrampicate, discese brusche. Non è un luogo caratterizzato di per sé, e non ha nulla di speciale – se non una sala specifica – ma è il modo in cui Lyra vi si muove, accompagnata dal suo daimon Pantalaimon, a definirlo e a raccontarlo.

Queste oscure materie

In assenza della protagonista e del suo sguardo, la narrazione del mondo soffre. Ci sono dirigibili, barche sui fiumi, ampi ritrovi all’aperto, ma nulla di tutto ciò parla un linguaggio personale o immediatamente riconoscibile in termini di universo fantastico. La scrittura di Jack Thorne inquadra una storia che preferisce raccontarsi a parole piuttosto che per immagini. E sono parole e concetti semplici, spesso bloccati in ambienti che non li valorizzano, come quando vengono introdotti concetti più specifici come la Polvere o l’Aletiometro. La messa in scena è quella tipica di Tom Hooper, talvolta straniante rispetto ai generi che dovrebbe servire, dal dramma storico (Il discorso del re) al musical (Les Miserables).

Qui ritroviamo, in forma meno esasperata, inquadrature particolari e angolazioni aggressive che sottraggono spessore e colore al mondo. Ampio spazio è lasciato ai volti e alle espressioni dei protagonisti, e qui lo show sembra aver centrato nel segno. È presto per dirlo e non si può entrare nel dettaglio, ma la sola scelta di James McAvoy e Ruth Wilson per Lord Asriel e Marisa Coulter lascia emergere sotto una patina distaccata un calore di fondo pronto a esplodere in direzioni diverse. Sensazioni diverse rispetto agli sguardi più glaciali dei Daniel Craig e Nicole Kidman del film. Anche Dafne Keen, che aveva sorpreso tutti in Logan, appare a suo agio nei panni della giovane Lyra, e ben capace di sostenere il peso della storia.

Una mancanza tuttavia è rappresentata dai daimon. Per essere un mondo in cui ogni essere umano si accompagna ad uno di essi, le inquadrature dovrebbero traboccare di ricchezza e passione rispetto a questo elemento. Invece, di daimon se ne vedono pochi. Quelli dei protagonisti sono irrinunciabili, ma sullo sfondo o nelle scene con molte persone si fatica a trovarli.

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Queste Oscure Materie verrà trasmesso in Italia su Sky Atlantic dal 1° gennaio 2020.