Come nel caso del precedente episodio di The Man in the High Castle anche il cuore di Sentieri felici, a fronte di uno degli incipit meglio riusciti di questa stagione, è racchiuso nella scena finale, che apre le porte ad una delle possibili storyline più intriganti di questo quarto e finale appuntamento con la serie. Ma partendo proprio dall’inizio, nello show torna finalmente sulla scena, dopo essere stato fino ad ora solo citato, l’uomo nell’alto castello nella persona di Abendsen Hawthorne (Stephen Root).

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Nei primi minuti della puntata lo vediamo infatti essere ripreso mentre fa da voce narrante ad un video intitolato “I racconti dell’alto del castello“, una produzione cinematografica che sembra avere molto in comune con un episodio di The Twilight Zone e che è costituita da una serie di racconti ideati a scopo propagandistico, con l’evidente fine di fare da contraltare ai filmati provenienti da altre realtà che non solo continuano ad alimentare lo sforzo della Resistenza, ma continuano anche a danneggiare l’immagine del Reich.
La sorpresa di vedere un personaggio tanto fedele alla causa della resistenza parteggiare per i tedeschi, viene presto spiegata, nell’arco dell’episodio, quando si chiarisce che Abendsen è costretto a prendere parte a queste riprese sotto la minaccia della morte dell’amatissima moglie che glie viene concesso di vedere per una sola ora e unicamente nel caso in cui abbia svolto bene il suo lavoro. Quando i due si incontreranno, però, la signora Hawthorne dimostrerà di non approvare affatto questa apparente resa del marito e cercherà di fargli comprendere come la sua scelta stia nuocendo alla causa che hanno supportato fino a prima della cattura.

Nel frattempo, Juliana Crain, dopo la morte di John Smith, decide di tornare nella sua originale linea temporale e per farlo sceglie come luogo di partenza il Lincoln Memorial a Washington DC. E’ interessante come nella scena che segue, quando la ragazza approda di fronte ad una statua di Lincoln decapitata e privata della scritta che si trova alle sue spalle e che recita “In questo tempio, come nei cuori delle persone per le quali egli salvò l’Unione, la memoria di Abraham Lincoln è per sempre preservata,” due serie in un certo senso molto simili come The Man in the High Castle e The Handmaid’s Tale si incontrino idealmente. Anche nella 3^ stagione de Il racconto dell’Ancella, infatti, vediamo la protagonista June Osborne soffermarsi di fronte allo stesso monumento ormai distrutto, sottolineando, proprio come in questo caso, la potenza dei simboli e lo sforzo da parte dei vincitori di cancellare ogni barlume di speranza dei vinti, qualcosa che peraltro continua a ripetersi nella storia moderna.

E così, mentre Juliana cerca di riabituarsi alla vita nella sua realtà, venendo catturata, riuscendo a fuggire ed a rimettersi presto in contatto con la Resistenza, l’azione si sposta di nuovo sul Reichsmarschall e sulla sua famiglia. Gli Smith sono infatti in ambasce perché quella sera stessa ospiteranno in una cena privata il Fuhrer Heinrich Himmler, sua moglie ed un nuovo arrivato sulla scena: l’Obergruppenführer Wilhelm Goertzmann, un giovane ed ambizioso militare, tedesco di nascita, che non fa mistero di aver adocchiato la poltrona di John Smith e di volergliela sfilare. L’evento è un disastro sotto molti punti di vista, ma anche fonte di importanti informazioni: John capisce infatti di non avere l’appoggio del Fuhrer, la cui moglie, che continua a criticare Helen per non essere una degna moglie e madre tedesca, grazie all’eccesso di intraprendenza della giovane Amy Smith, scopre che Helen ha mentito quando ha riferito di essersi recata in Montana per assistere il fratello malato ed Himmler stesso, che mostra apertamente la sua predilezione per Goertzmann, non riesce però a nascondere di essere chiaramente malato, a causa di una tosse persistete che non sembra promette nulla di buono.

Preoccupato dal dover continuare a muoversi come un funambolo in una realtà che si fa sempre più scomoda per lui e la sua famiglia, John Smith viene raggiunto dalla notizia che la sua controparte è stata uccisa nell’altra realtà. Il Reichsmarschall, in una delle scene migliori dell’episodio, convoca così Abendsen ed ha con lui una conversazione di cui l’uomo nell’altro castello non riesce a capire fino in fondo le pericolose ripercussioni. John Smith gli chiede infatti se sia vera la teoria secondo cui, in un esperimento scientifico, la sola presenza di un osservatore possa alterane il risultato finale e quando l’uomo glielo conferma, aggiungendo che ciò che accade in un universo cambia immediatamente l’altro perché chiunque abbia l’opportunità di percorrere la strada non intrapresa viene inevitabilmente cambiato, l’ufficiale lo congeda senza dargli alcuna spiegazione e prima di indossare un semplice abito da perfetto commesso viaggiatore, infilarsi la fede che il suo agente ha sfilato dal dito della sua controparte prima di seppellirne il cadavere e attraversare indisturbato il portale tra i due mondi.
Ed il fatto che, da spettatori, pur comprendendo l’enormità della cosa, non si abbia idea di quale siano le vere intenzioni di questo ambiguo e complesso personaggio, continua a rendere questa serie così tanto degna di essere seguita.

La quarta ed ultima stagione di The Man in the High Castle è disponibile su Amazon Prime Video dal 15 novembre.

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