The Morning Show 1×04, “That Woman”: la recensione

Seguendo alcune delle direttrici impostate inizialmente The Morning Show svolta verso È Nata Una Stella + Eva Contro Eva ma con un gusto per la nostra epoca e la passione che ci pervade per le opinioni decise, che accorda tutto il tono al mondo che viviamo. Nel momento in cui Bradley confessa un aborto facendo saltare sulla sedia tutto lo studio, la regia e poi i camerini e le segretarie su su fino alla sedia del padrone del network, per aver fatto esattamente ciò che non si fa mai (e lei stessa se ne rende conto non appena è troppo tardi) parte veramente la serie.

The Morning Show sembrava una serie sul #metoo, e per molti versi continua ad esserlo, ma è in realtà un Mad Men in piccole dimensioni (e scrittura di certo non a quel livello), si candida cioè a serie che prova a leggere le contraddizioni mediatiche dei nostri anni. Lo scandalo sessuale che apre la prima puntata e tiene banco per le prime 3 è una manifestazione di questo spirito mediatico dei tempi, la tempesta in arrivo che la rete cerca con grande abilità (e cinica cattiveria) di evitare, il contraccolpo negli ascolti che deve essere il più breve possibile e più recuperabile possibile. Ora invece che Bradley confessa un aborto trovando un’insperata solidarietà online e un aumento della propria popolarità invece che una diminuzione come temuto, si capisce che la serie è sempre più centrata sulla differenza tra ciò che pensiamo, ciò che vogliamo e la reazione degli altri.

Il network sembra incapace di prevedere cosa vada incontro al gusto dei propri spettatori. Nessuno sembra avere un vero polso del pubblico e a sorpresa un personaggio che nessuno avrebbe mai messo su quella sedia sta incontrando successo. È Nata Una Stella, perché mentre il conduttore dalla mano lunga di Steve Carell cade Bradley trionfa, ma anche Eva Contro Eva perché Alex (Jennifer Aniston), che questa nuova donna più giovane l’ha imposta con un colpo di teatro finalizzato a non perdere il posto, si vede superata nell’interesse generale e soprattutto nell’audacia. E non ne è felice.

Quando in chiusura Bradley conduce l’attesa intervista con una delle vittime di molestie e invece che seguire lo script sceglie di fare il proprio lavoro, facendo domande, scavando, insistendo fino a scoperchiare il fatto che tutti sapessero delle molestie e nessuno dicesse nulla, implicando e coinvolgendo i vertici più di prima, la serie cambia ancora. Non è chiaro ancora cosa stia diventando o se, molto semplicemente, non sia nulla, sia cioè come Mad Men il racconto di diversi eventi blandamente uniti tra loro dall’unità di luogo.
In ogni caso questa serie sorprendente sembra capace di individuare esattamente le maniere più corrette per mettere in scena le dinamiche di disperata ricerca di consenso e timore della perdita di esso nell’era dei social media.

Nel tempio della televisione, cioè lo show mattutino, un programma con un’audience o in là con gli anni o scarsamente scolarizzato, sembra entrare un personaggio perfetto per l’animo liberal della rete. Uno che di conservatore e tradizionale ha poco (non perché non lo sia in sé ma perché tradizionalmente non sarebbe stata scelta per un simile programma).

E se inizialmente era sembrata la serie di Jennifer Aniston la colonna portante è ora Reese Witherspoon a guidare i giochi, cioè ad impostare con la recitazione del suo personaggio tempi e sensazioni.

Il movimento a pendolo che fa la serie appoggiandosi prima su una e poi sull’altra è in armonia con il passaggio di temi, caratteri e funzioni all’interno della storia.

Tutto questo dà ad ogni puntata di The Morning Show una forza sorprendente strana e misteriosa, perché la serie si presenta con toni molto austeri, ha la durezza di un prodotto HBO e nulla del tono solo lievemente sopra le righe di Newsroom o del piacere di guardare gli anni ‘60 di Mad Men, è una serie dura con una palette di colori saturi (quello sì) ma non sgargianti, in cui i neri sono sempre presenti e numerosi e in cui l’ironia (per quanto presente) sembra stare lì a ricordarci quanto non sia un luogo dove c’è posto per l’ironia. Continuiamo ad aspettarci qualcosa di più leggero e invece diventa sempre più serio.

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