Watchmen 1×04: la recensione

Al quarto episodio di nove previsti per la prima stagione, non si è ancora diradata la nebbia che offusca l’intreccio segreto di Watchmen. In parole povere, è difficile capire cosa sta succedendo. Rimangono i temi, quelli del rimpianto e del ricordo, e una fascinazione per le ambientazioni e i segreti di famiglia, che comunque tengono salda la vicenda. If You Don’t Like My Story, Write Your Own, è un episodio di temi e collegamenti, sia narrativi che ideali, attraverso lo spazio e, forse, il tempo. Ci ricorda che ogni sequel non può prescindere dalla rielaborazione del passato, dall’ombra imponente di ciò che è accaduto. Watchmen di Damon Lindelof, che non è un sequel normale, interpreta quella lezione a modo suo.

Lo fa costruendo collegamenti ideali, suggeriti, forse solo evocati marginalmente da storie che hanno pochi elementi comuni. Ma quanto sono forti quegli elementi una volta portati alla luce. La famiglia, l’essere se stessi, uno strano spaccato del presente sospeso tra un passato che non riesce a scrollarsi di dosso e un futuro misteriosissimo. I personaggi che vivono in questa bolla sono irrisolti, cercano qualcosa che a volte ci viene detto, più spesso no, ma tutti loro sono definiti dai loro legami terreni e familiari. Ce lo fa capire fin da subito un prologo slegato dalla trama principale, in cui una coppia desidera più di ogni altra cosa, più di ogni altra ricchezza, un figlio. A loro si presenta Lady Trieu, che ha un interesse preciso nel terreno sul quale sorge la loro casa.

È solo un prologo, che però fonde senza essere troppo diretto i due temi della puntata, la discendenza e i legami con il passato. Sono temi che rivedremo in tutte le altre storyline, e che possono dare un senso stesso alla natura di vigilanti, nel senso più ampio di guardiani, agli altri personaggi. C’è Angela Abar, che ancora una volta consulta gli archivi anagrafici digitali, e trova maggiori informazioni su suo nonno, il centenario misterioso. È interessante come tra gli elementi fantascientifici di questo presente alternativo ci sia la possibilità, in assenza della navigazione in rete, di risalire alle proprie radici. Ma Angela ovviamente rimane definita anche dal rapporto continuo con il marito e i figli.

C’è Laurie Blake, di cui viene raccontato il trauma personale legato alla sua nascita (Petey è il nerd di questo mondo). Il personaggio, che dalla scorsa puntata sappiamo essere ancora molto legata al proprio passato, ha accettato le proprie radici, come ci dice il suo cognome. C’è Adrian Veidt, un vecchio, un retaggio del passato, la copia sbiadita di se stesso. Lo rivediamo, tra il diabolico e il pietoso, a creare dolorosamente la vita, proprio lui che tanta vita aveva tolto decenni prima. Non c’è alcuna differenza tra quelle centinaia di migliaia di persone sacrificate e questi cloni coltivati in un lago, una moltitudine di figli pronti ad essere catapultati chissà dove. Perfino Lady Trieu, per quel poco che la vediamo nei suoi ambienti, è definita dall’interazione con sua figlia.

Così Watchmen, riservato fino all’esasperazione, racconta se stesso senza raccontarsi. C’è un’indagine che in fondo serve solo a creare dei collegamenti, un conto alla rovescia, un ticchettio continuo evocato dalle ultime parole della puntata. E ancora una volta, un finale di puntata che guarda al cielo.

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La serie di Watchmen va in onda su Sky in contemporanea con gli Stati Uniti alle 3 della notte tra domenica e lunedì e poi lunedì sera in versione originale alle 21.15 su Sky Atlantic e NOW TV.