Se ci avessero detto, all’inizio di quest’anno, che quasi tutta l’ultima stagione di Arrow sarebbe stata un lungo e straziante addio alla serie e che ci sarebbe anche piaciuto, probabilmente non ci avremmo creduto. Come avevamo anticipato nello speciale di questa settimana, per diverse ragioni, c’era da aspettarsi che Purgatory sarebbe stata da trattare come una sorta di finale di serie, l’ultima occasione – Crisi esclusa, ma lì tutto sarà diverso – in cui il Team Arrow si sarebbe trovato da solo a combattere contro un comune nemico. Il fatto che ciò accada proprio in quella stessa isola in cui tutto è cominciato, è solo la famigerata ciliegina sulla torta o la perfetta quadratura del cerchio.

I nemici che è il Team è chiamato ad affrontare questa volta, letteralmente dei fantasmi, sono solo una scusa per mettere proverbialmente in ordine i propri affari ed affrontare ciò che il destino riserverà a questi eroi, qualcosa che Yao Fei (Byron Mann) il primo vero maestro di Oliver, gli ricorderà quando quest’ultimo obietterà che non potrà tener fede al suo primo consiglio/insegnamento, quello cioè di sopravvivere. La sopravvivenza, come gli ricorderà il saggio Yao Fei, non è però legata solo al corpo, ma soprattutto all’anima, al ricordo e all’eredità che si lascia di noi alle persone che amiamo, un concetto non certo nuovo per la serie, ma che è bene che il protagonista ricordi, soprattutto ora che la sua morte sembra così vicina. Non per nulla una delle domande più interessanti che scaturiscono da questo episodio è se davvero sia possibile per una persona accettare in piena coscienza l’inevitabilità della propria morte e la risposta che a noi sembra di leggere tra le righe è che probabilmente non lo è, il che ci fa apprezzare particolarmente che gli autori siano riusciti a disegnare questa sottile linea di confine tra resa e abbandono. In Purgatory, Oliver Queen avrà forse scelto di abbandonarsi al suo destino, per i suoi figli e per la salvezza del multiverso, ma non lo farà certo arrendendosi. “Felicity (S6E11): A volte gli eroi non tornano a casa”.

Nell’undicesimo episodio della 6^ stagione di Arrow, intitolato We Fall, c’era un bellissimo dialogo tra il giovane William (Jack Moore) e Felicity, in cui quest’ultima cercava di spiegare al figlio l’essenza della lotta che tutti loro, e suo padre in prima linea, erano chiamati a combattere ogni giorno, con tutti i sacrifici che essa comporta, bugie ed errori compresi, commessi da qualcuno che era ben lontano dall’essere perfetto, ma che agiva quanto meno al meglio delle sue possibilità. Un messaggio che evidentemente è stato recepito dal diretto interessato con maggiore profondità di quanto William stesso fosse consapevole, tanto da riuscire a farlo comprendere alla sua arrabbiatissima sorella. La rabbia ed il risentimento provati da Mia, per quanto comprensibili, risultano inutili, soprattutto quando ci si avvicina inesorabilmente alla fine. Il sacrificio non è solo l’estremo atto di un eroe, ma è ciò a cui si vota nel momento stesso in cui sceglie un certo cammino, un rischio con cui si abitua a convivere.

In un episodio che riesce a risolvere così tanti conflitti in così poco tempo, sfruttando veramente al meglio ogni minuto della sua durata, è ancora più giusto che il suo culmine, a livello emotivo, sia proprio legato ad alcune scene di addio, una su tutte, quella tra Oliver e Diggle, in cui – anche per questo granitico personaggio – c’è lo spazio per apprendere la propria lezione. E’ inutile, dopo 8 stagioni, ribadire quanto il legame tra questi due compagni d’armi sia solido e duraturo: Oliver Queen e John Diggle sono due uomini che hanno vissuto l’inferno e ritorno l’uno accanto all’altro, il fatto che Dig, proprio come Mia, non accetti quindi inizialmente l’idea della morte di Oliver è più che comprensibile. Grazie a quanto però accade con Lyla, che si sacrifica per la sua famiglia e per il multiverso, diventando letteralmente il messaggero di The Monitor nell’incombente Crisi, Diggle si abbandona al destino e, proprio come Oliver, lo accetta. C’è una differenza, tuttavia, tra l’accompagnare un fratello in battaglia e al cospetto della morte e la lezione di Diggle è quella di capire che arriverà un punto del loro cammino comune in cui la sua e la strada del suo amico si separeranno, qualcosa che accetterà senza riserve assieme ad un ultimo incarico, particolarmente importante per Oliver: riportare i loro figli nel futuro a cui appartengono e dare un ultimo messaggio a Felicity, pregandola di fare in modo che William e Mia non crescano separati e dimostrando come – qualunque siano le conseguenze del crossover – il futuro è già destinato a cambiare per sempre, perché una Mia cresciuta con accanto il fratello William sarà sicuramente una persona molto diversa da quella che abbiamo conosciuto per la prima volta nei flashforward dello scorso anno.

Fumettologia!

– Adempiendo al suo destino e quasi come nel fumetto, Lyla racconta a Diggle del suo primo incontro con The Monitor che le avrebbe salvato la vita in un attentato in Afghanistan in cui morirono tutti i suoi commilitoni ed in cui anche lei sarebbe dovuta soccombere, il tutto per diventare il suo messaggero, Harbinger appunto, nella Crisi, ruolo che prende ufficialmente alla fine dell’episodio. Nei fumetti viene rivelato invece come The Monitor, osservando la Terra dall’altro della sua astronave/satellite, abbia visto una ragazza di nome Lyla rischiare l’annegamento in un fiume e nonostante fosse preso dalle sue divine riflessioni su come salvare l’Universo dalla Crisi, si sia preso il tempo solo per salvarle la vita, facendo quindi di lei Harbinger, la sua fidata e potente messaggera.

– Nell’episodio, l’aereo con cui Dinah, Rene e Roy arrivano sull’isola viene abbattuto e nell’incidente Roy perde un braccio. Nel primo numero di Justice League: The Rise of Arsenal, Roy perde parimenti un braccio durante uno scontro con Prometheus. La strada per il recupero sarà molto difficile per il personaggio, che diventerà, tra le altre cose, dipendente dagli antidolorifici prima di aver impiantato un nuovo braccio cibernetico da Cyborg.

– Il congegno attivato da Lyla i cui componenti Oliver ha recuperato nelle sue diverse missioni per The Monitor nei precedenti episodi, potrebbe rivelarsi essere quello che The Monitor usa nei fumetti, una sorta di diapason che emette vibrazioni gravitazionali, per rallentare il processo di fusione degli Universi.

L’episodio di Crisi sulle Terre Infinite di Arrow, il quarto del crossover, andrà in onda negli Stati Uniti martedì 14 gennaio 2020 dopo la pausa natalizia, seguito, il 21 gennaio, dalla penultima puntata della serie intitolata Livin’ in the Future, nonché backdoor pilot della potenziale serie sulle Canaries.