Mr Robot 4×10 “Gone”: la recensione

La quarta stagione di Mr. Robot si conferma un grande racconto sui legami umani, sui traumi da superare, sulla capacità di guarire insieme agli altri. Gone è l’episodio che arriva dopo la sconvolgente nona puntata, in cui i crimini della Deus e di WhiteRose sono stati finalmente smascherati. Ci si aspetterebbe un’elaborazione a livello globale di quel che è accaduto, ma raramente Sam Esmail è prevedibile. Ecco quindi che Elliot è relegato a semplice spettatore passivo degli eventi, appare pochissimo in scena e tutta l’attenzione si sposta sulla coppia formata da Dom e Darlene, addirittura con la prima che ci sembra più importante della seconda.

Gone corteggia sorprendentemente lo stile della commedia romantica – che poi essendo anche periodo natalizio ci sta benissimo – e lo fa tramite due dei suoi personaggi più tormentati. Nelle ultime due stagioni Dom e Darlene si sono perse e ritrovate più volte, secondo canoni che non definiremmo romantici, ma che insomma si muovono da quelle parti lì. Esmail ce lo ricorda e lo conferma, casomai non fosse ovvio, in un segmento finale ambientato tutto in un aeroporto. Questo è luogo romantico per eccellenza, anche se solo nei film di genere. È il luogo delle attese, dei ripensamenti, degli addii, degli abbracci, delle corse a perdifiato.

Ovviamente non sarebbe Mr. Robot se non declinasse tutto questo sotto il linguaggio del thriller, e qualcosa di questo tipo c’è. Dom è spaventata a morte dalla possibilità che l’esercito oscuro possa tornare per fare del male a lei e alla sua famiglia. Ma a quanto pare non c’è questo problema, come le conferma Irving, che rivediamo a sorpresa. Semplicemente, il peggio sembra davvero alle spalle, la Deus si sta sfaldando, perde potere, perde presa sulla realtà, come testimoniato dalla redistribuzione del benessere attuata da Darlene e dalla Fsociety.

Eppure, sia Dom che Darlene devono ancora abituarsi alla felicità, alla semplice possibilità di poter essere serene. Darlene soffre di attacchi di panico, Dom vive come una liberazione il semplice fatto di potersi fare un toast. Soprattutto, non vivono serenamente l’idea di poter stare insieme, come se questa fosse una forzatura inaccettabile, come se tutto ciò che è accaduto fosse semplicemente troppo per ignorarlo. Forse lo è, ma sta di fatto che entrambe si ritroveranno a correre all’aeroporto, senza però incontrarsi.

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