Mr Robot 4×11 “eXit”: la recensione

Distruggere il mondo per rinascere, per cambiarlo, o anche solo per cambiare se stessi. Mr. Robot è una storia di infanzie tradite, aspirazioni soffocate, voglia di esserci, di partecipare alla vita, imparando a convivere con la paura di non essere accettati. E questa è la sua penultima parentesi prima del gran finale. Si tratta di un episodio sconvolgente in quei modi sottili e lineari che Sam Esmail ci ha insegnato ad apprezzare. C’è la rivoluzione assoluta, della mente, del mondo, e la provocazione visiva, e frammenti di realtà e illusione che si ricompongono tutt’intorno in un mosaico che solo con il series finale potrebbe restituire un quadro più logico.

L’episodio muove a partire da due passi indietro rispetto a quanto visto nelle puntate precedenti. Riavvolgiamo il nastro dopo aver visto cosa è accaduto a Darlene e Dom, e rimaniamo in compagnia di Whiterose e Elliot per scoprire i loro propositi. Evidentemente Whiterose non si fa catturare così facilmente, e non può andarsene senza prima aver scatenato la sua “scatola magica”. C’è una scia di sangue che, in tutti i sensi, riporta il personaggio dove doveva essere, pronto a manipolare il mondo. Ma, di fronte a lui, si erge il suo opposto, eppure così simile. Elliot, vestito di nero, contro Whiterose, appunto in bianco.

In uno scenario quasi teatrale come tanti ne abbiamo visti durante la stagione, arriva il confronto finale tra i due. Tra le altre cose, si tratta di un lungo dialogo che non annoia mai, e che rielabora, sintetizza concetti già esplorati dallo show. Whiterose potrebbe, simbolicamente, essere un’ennesima manifestazione del pensiero di Elliot. Forse la parte più distruttiva, incapace di perdonare, incapace di elaborare il mondo, costretta a rifondarlo a partire da un’architettura informatica. C’è tanto di già visto in mille e più opere: il personaggio solo, che si crea un mondo a propria immagine. C’è la scatola magica di Lost e l’apocalisse finale di Fight Club: “It’s an exticing time in the world” pare ricordare “You’ve met me in a very strange time of my life”.

O forse, essendo sempre periodo di Natale, questa potrebbe essere la semplice versione di Elliot di La vita è meravigliosa. Ecco quindi che, dopo che la macchina entra in funzione, accade qualcosa, e Elliot si ritrova in una realtà alternativa nella quale deve sposarsi con Angela, suo padre è vivo e ha un ottimo rapporto con lui, è ben voluto a lavoro (con la Fcorp che sostituisce la Ecorp). Questo è uno degli infiniti mondi possibili, uno dei percorsi da scegliere o rigettare, come già Elliot comprende nell’episodio giocando ad un’avventura grafica. Il dilemma sembra lo stesso: restare e provare a fare qualcosa, andarsene e salpare, lasciando sofferenze e confronti umani alle spalle.

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