The Affair (quinta stagione): la recensione

In un certo senso, The Affair era già finito dopo la seconda stagione. Nato come serie thriller, la vicenda principale dello show si chiudeva con lo svelamento dell’uccisione di Scotty e la confessione in tribunale di Noah. Sembra passato un secolo. Altro genere, altra scrittura. Soprattutto, una diversa interpretazione del gimmick centrale che tanti spettatori aveva attirato nel corso della prima stagione. Una narrazione frammentata e basata su punti di vista palesemente soggettivi e inaffidabili. La partizione della realtà in una serie di sguardi che ingannano e mentono a loro stessi, pur di raccontarsi come vittime agli occhi del mondo.

Con il tempo, The Affair è diventato altro, tanto che questa quinta stagione, verso la quale era molto difficile non avere un pregiudizio negativo, è molto diversa rispetto alle origini. Si parte con due salti temporali, il primo più breve rispetto alla morte violenta di Alison, il secondo molto più lungo che ci racconta la storia di Joanie (Anna Paquin). È l’inizio di una parentesi finale che in undici puntate traccia un bilancio conclusivo di una storia in cui quasi nessuno impara mai dai propri errori, quindi tanto vale perdonare. Sembra essere questa la morale di fondo, ammesso che ce ne sia una, di una storia in cui da Noah a Helen a tutti gli altri il tema comune è la mancanza di equilibrio.

Esiste una tossicità condivisa e mai del tutto negata che accomuna personaggi in totale rifiuto della normalità. E non si tratta nemmeno dell’esigenza di un intreccio che trascina gli eventi in un caos ripetuto di relazioni sbagliate, ma di personaggi che definiscono loro stessi solo nell’attimo in cui rivoluzionano le proprie vite e quelle degli altri. Definizione un po’ riduttiva forse, ma in fondo va applicata solo a due personaggi del cast centrale, considerato che Alison – ovviamente – e Cole non appaiono in questi episodi finali. Noah è pur sempre lo stesso personaggio: disastrato, immaturo, insultato e vessato. Quest’anno finisce anche nell’occhio del ciclone di una polemica MeToo in cui forse, una volta tanto, non aveva commesso errori.

Più complessa la scrittura di Helen, forse perché più complicato è il modo in cui la serie ce ne parla. Il personaggio di Maura Tierney dovrebbe essere quella più matura, con i piedi per terra, che sacrifica continuamente la propria felicità per il bene altrui (ci viene fatto intendere proprio così). Ma è davvero questo il suo caso? Nel dubbio, la scrittura non trova di meglio per lei che una nuova relazione con l’ennesimo personaggio di successo, per quanto molto diverso dal compianto Vic. Si tratta di un viscido attore con manie di controllo, ennesimo personaggio negativo di cui non si sentiva il bisogno nella serie. Così come dei nuovi capricci di Whitney, o dei flashback dedicati a personaggi più che marginali e slegati dall’intreccio.

Su tutto poi cade la storia parallela, per quanto futura, di Joanie. C’è l’intuizione di caratterizzare questo futuro prossimo solo in base ai cambiamenti climatici che hanno cambiato del tutto le abitudini. Anche grazie alla professione di Joanie, si tratta di un elemento ricorrente, che trascina l’ambientazione fino ad un incontro finale e, forse, risolutivo. D’altra parte si tratta di una chiusura che è tale solo accettando le regole della serie e scendendo a patti con alcuni limiti. Poteva essere la stagione in cui i personaggi avrebbero dovuto capire la verità dietro l’omicidio di Alison. The Affair avrebbe così recuperato la dimensione thriller degli esordi, e la morte di Alison avrebbe avuto un senso nel compattare le vite dei sopravvissuti e dare ai loro percorsi una chiusura. Non è stata quel tipo di stagione.

Anzi, la verità dietro l’omicidio è relegata ad una tardiva presa di coscienza che non punisce, non gratifica, a malapena serve a qualcosa. Il punto è andare avanti. Incontrarsi alla fine del mondo con l’ultimo dei sopravvissuti, tornare a casa, abbracciare i propri figli consapevoli che il loro futuro sarà quello dell’apocalisse ambientale. Quindi, meglio non preoccuparsi di quel che è stato, meglio perdonare, convivere, abbracciare il passato e ballarci su.

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