Il buongiorno si vede dal mattino, ma a volte la giornata si rovina strada facendo: è quel che accade guardando la prima stagione di V Wars, serie Netflix basata sull’omonima graphic novel di Jonathan Maberry. Lo show va a inserirsi nel fruttuoso filone della mitologia vampiresca, costante fonte di fascino per l’umanità. Da DraculaTwilight, passando per Buffy, le creature della notte sono state un pilastro della letteratura audiovisiva tanto sul grande quanto sul piccolo schermo; è quindi sempre difficile, per i nuovi arrivati, ​​riuscire a distinguersi in un mare così affollato. Nonostante un inizio piuttosto promettente, V Wars cade presto vittima dei molti cliché del genere d’appartenenza, finendo per assomigliare a un prodotto di almeno quindici anni più vecchio.

La storia ruota attorno al dottor Luther (Ian Somerhalder), uno scienziato che contrasta il diffondersi di un virus dopo un viaggio in una stazione di ricerca polare. Ben presto, il suo migliore amico Michael (Adrian Holmes) si tramuta in un vampiro succhiasangue; Luther è quindi costretto a collaborare con la Sicurezza Nazionale per fermare la furia omicida dell’amico e, contemporaneamente, la diffusione dell’infezione. Sebbene le idee alla base della trama non manchino di mordente, è l’esecuzione a lasciare molto a desiderare. Il primo episodio è dotato di un ritmo invidiabile, e introduce i vampiri attraverso una storia estremamente credibile e avvincente.

Sfortunatamente, il prosieguo della vicenda non si mantiene allo stesso livello dell’incipit, limitando il suo conflitto principale a notizie frammentarie sull’infezione tramite la TV e mantenendo un’eccessiva separazione a compartimenti stagni tra le varie storyline presentate in queste dieci puntate. Va detto che la serie prepara chiaramente, col suo cliffhanger finale, il terreno a una seconda stagione: la storia balza in avanti di quattro mesi senza una conclusione soddisfacente per nessuno dei fili della trama aperti. Inoltre, i dialoghi finiscono per risultare sempre sovraccarichi d’esposizione e alcune delle trame secondarie, appaiono macchinose o sbozzate con scarsa sensibilità. Nel peggiore dei casi, alcune delle decisioni sui personaggi risultano stranamente fuori sincrono con ciò che abbiamo appreso fino a quel momento; ciò che è peggio, ci sono diverse sottotrame che vengono introdotte durante i dieci episodi e scaricate senza troppi rimorsi, lasciando lo spettatore insoddisfatto e perplesso.

I fan più sfegatati delle storie di vampiri saranno di certo attratti dalla serie, e i diversi colpi di scena disseminati in questa prima stagione favoriscono senza dubbio il binge-watching. Purtroppo, V-Wars patisce la pesante presenza di deus ex machina non sempre convincenti: spesso Luther viene minacciato pistola o sembra che stia per rimetterci la pelle, quando viene provvidenzialmente – e poco credibilmente – salvato da un personaggio o una meccanica della trama posti sul suo cammino con una sospetta convenienza. Quello che potrebbe essere uno stratagemma valido per far muovere la storia in momenti di apparente stallo diventa una scorciatoia abusata e, di conseguenza, insopportabilmente lisa.

Come detto, il panorama cinematografico e televisivo pullula di storie di vampiri meritevoli d’attenzione e investimento di tempo, ma per ora V-Wars non spicca tra questi. La serie mostra a oggi troppe falle narrative, che si trasformano in cliché e si nascondono nei soliti tropi del genere con una faciloneria colposa e ancor più grave se si considera il già citato, brillante primo episodio. La seconda stagione è già nei piani, e ci auguriamo che possa eventualmente riscattare gli scivoloni di questo primo arco di puntate, dando lustro agli ottimi elementi di base da cui la serie ha preso l’avvio.