Arrow 8×09 “Green Arrow & The Canaries”: la recensione [BACKDOOR PILOT]

Un backdoor pilot, soprattutto come Green Arrow & The Canaries, una potenziale serie che non è stata ancora ufficialmente promossa dal network, ed in un caso come quello del 9° episodio dell’ultima stagione di Arrow, ha il difficile compito di servire due scopi: introdurre qualcosa che il pubblico potrebbe idealmente vedere in futuro sotto forma di nuova serie televisiva ed essere credibile come episodio a se stante, in cui viene dato all’abituale pubblico di uno show giunto alla sua 8^ stagione, l’opportunità di dare un’occhiata ad un lontano futuro post-crisi.

La domanda se l’episodio in questione abbia servito bene entrambi questi scopi è ovviamente quella più complessa a cui dare una risposta.
Green Arrow & The Canaries è sicuramente costellata di riferimenti allo show da cui origina, non solo per la presenza stessa delle attrici che costituiscono il cuore della serie, Mia Queen/Green Arrow (Katherine McNamara), Laurel/Black Siren (Katie Cassidy) e Dinah/Black Canary (Juliana Harkavy), ma anche per le atmosfere, le scene di lotta coreografate James Bamford e gli Easter egg che lo costellano. La mondana Mia del 2040, molto più simile ad una moderna influencer che vive nell’ombra della gloria del padre, osannato come il salvatore di Star City, che alla rabbiosa giovane donna addestrata all’odio ed al combattimento che abbiamo conosciuto qualche stagione fa, abita nella mastodontica villa che fu una volta della famiglia Queen ed è decisamente benestante (anche se non ci viene spiegato da dove provenga la sua ricchezza), ed in una delle tante stanze ha una parete che omaggia le gesta del padre con fotografie, ritagli di giornale ed una delle sue frecce di Green Arrow chiusa in una bacheca ed indossa l’anello di fidanzamento che fu di sua madre, apparentemente assente dalla sua vita, il cui destino non viene mai apertamente rivelato nel corso dell’episodio. Dinah Drake, la stessa persona del 2020, che ha scelto di ricostruirsi una vita nel futuro dopo aver scoperto post-crisi di non essere mai esistita in quanto Black Canary o tantomeno comandante di polizia della città, vive in un appartamento sopra al night club di cui è proprietaria, che assomiglia molto al covo di Sara/Black Canary della seconda stagione ed il suo stesso club si chiama Club V, forse in un omaggio al Verdant di Oliver Queen, quando ancora il suo covo era situato al di sotto del locale di proprietà della sua famiglia ed il team Arrow era composto da soli tre elementi.

Tutto sembra quindi familiare, ma non esattamente uguale e ad agitare le acque di questa ideale Star City che non vede gesta criminose da vent’anni all’interno delle sue mura, arriva la Laurel di Katie Cassidy, che come un messaggero di sventura scuoterà il mondo di Dinah e soprattutto di Mia. Nell’episodio non viene spiegato cosa sia accaduto in questo tempo a non-Laurel, ma a giudicare dai suoi toni irriverenti non deve essere stato qualcosa di piacevole. La Cassidy era riuscita, con Laurel 2.0, a creare un personaggio davvero alternativo a quello che aveva interpretato per tanti anni in Arrow prima che venisse eliminato, ma qualcosa della Black Siren di questo episodio la fa assomigliare più alla versione della non-Laurel dei primi tempi, piuttosto che a quella che abbiamo visto anche solo durante il crossover, capace di sostenere ed incoraggiare Mia ad affrontare la dolorosa perdita del padre. Qui, nonostante sia trascorso molto tempo da Crisi sulle Terre Infinite, il nastro sembra essersi riavvolto al contrario e non si comprende esattamente perché Laurel appaia così poco sensibile nei confronti della giovane Queen, messa di fronte alla difficoltà di vedersi piombare addosso una serie di ricordi dolorosi e difficili da accettare che cambieranno per sempre la sua vita, spezzandola in due.

Grazie ad anello ideato da Cisco che permette di riprodurre il potere di J’onzz di far riacquistare alle persone i ricordi perduti, Mia viene investita a tradimento dalla valanga di un passato che non sapeva di aver vissuto ed il colpo è comprensibilmente duro da assorbire perché si ritrova fidanzata a JJ Diggle (Charlie Barnett), un uomo che ha più volte cercato di ucciderla ed ha assassinato una delle sue migliori amiche ed alleate, Zoe Ramirez (Andrea Sixtos), che è invece viva e vegeta e ad avere un rapporto conflittuale con Connor (Joseph David-Jones), il ragazzo che invece amava. Ma soprattutto si ritrova a venire coinvolta nel tentativo di salvare da un rapimento in cui nessuno crede la sua amica Bianca Bertinelli, figlia adottiva di Helena, preludio al ritorno della città nel caos. Evitare che Bianca venga uccisa, eventualità di cui Laurel, provenendo dal futuro, è a conoscenza, sembra la chiave per impedire che la città venga di nuovo messa a ferro e fuoco, vanificando così il sacrificio di Green Arrow e questa è l’ovvia premessa per la futura, potenziale serie: la scoperta che la riuscita di questa missione non sarà abbastanza e che dietro al rapimento di Bianca si nasconde qualcosa di più grande e pericoloso, un’organizzazione criminale comandata da una misteriosa ed ignota “lei“, i cui seguaci portano un tatuaggio che ricalca una delle delle scritte cinesi che campeggia sul ciondolo che Oliver Queen trovò sull’isola di Lian-Yu e che regalò inizialmente alla sorella Thea come simbolo di riconnessione e congiungimento una volta tornato alla sua vita all’allora Starling City, ciondolo che è passato nel tempo di mano in mano con diversi scopi, sino ad approdare in quelle di William (Ben Lewis), il fratellastro con cui Mia è cresciuta assieme in questa realtà come da volere del padre.

L’accettazione da parte di Mia del suo destino di eroe, che è scandita nell’episodio dal momento in cui la ragazza decide di indossare il costume che suo padre le ha lasciato in eredità, è solo la punta dell’iceberg di Green Arrow & The Canaries, perché il futuro è chiaramente ancora tutto da scrivere, soprattutto dopo che un uomo incappucciato, usando lo stesso anello/congegno di J’onzz, fa ricordare a JJ il suo passato di leader della gang dei Deathstroke, Laurel decide di rimanere in città per assicurarsi davvero di aver impedito il disastro e William viene apparentemente rapito, facendo di lui la proverbiale “damigella in pericolo” da salvare, questa volta per mano di un’eroina e delle sue compagne d’armi.

Nelle premesse di questa serie, in conclusione, non c’è davvero qualcosa che non funzioni o appaia fuori posto, molte delle domande lasciate in sospeso troveranno una probabile risposta se e quando la serie proseguirà ed in quanto pilot, l’episodio in questione fa il suo dovere, come lo fa nel darci un’idea di come sia il futuro dello show da cui nasce, se il network decidesse di non proseguire con questa avventura, ma ciò che nel complesso vediamo non ha assolutamente l’aspetto di qualcosa di diverso da Arrow, sembra semplicemente un’altra stagione della serie e trovare una vera identità, separata dal carattere della capostipite dell’Arrowverse, sarà la vera sfida a cui gli autori dovranno andare incontro e che, per il momento, non sono riusciti a vincere.

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