Quale modo migliore di piangerne la morte di qualcuno che celebrarne la vita? Il finale di serie serie di Arrow è un episodio non facile da giudicare nel suo complesso, che – a seconda di come si è vissuta questa serie – può essere sia amato che odiato. La trama di Fadeout in sé non aggiunge molto al tema intorno alla quale si svolge: il sacrificio dell’eroe, ma ciò non significa che non porti elementi di novità, uno dei quali, probabilmente il più grande ed inaspettato è che, con la sua morte, Oliver Queen non si è limitato semplicemente a creare Terra-Prime e forse un nuovo multiverso, ma ha anche fatto in modo di salvare volutamente la vita ad alcuni personaggi che durante il percorso della serie erano morti, cambiando così il corso della loro storia.

L’episodio, che inizia ancora una volta come una sorta di documentario, che viene poi abbandonato più avanti nella narrazione, concede così al pubblico di accostumarsi nuovamente a personaggi come Moira Queen (Susanna Thompson), Quentin Lance (Paul Blackthorne) e Tommy Merlyn (Colin Donnell), tra i più amati e rimpianti dai fan, e dà a John Diggle (David Ramsey) l’opportunità di brillare come leader ed erede ideale del fu Team Arrow, soprattutto quando tutti i membri del gruppo, riuniti per il funerale di Oliver, sono costretti ad indossare per un’ultima volta i loro costumi per salvare William da un rapimento. Suggerire che Oliver, nel momento in cui ha avuto l’opportunità di farlo, ha consapevolmente scelto di salvare alcune persone, piuttosto che altre, è una responsabilità notevole da mettere sulle spalle del personaggio, soprattutto quando di fatto agisce solo nei confini della sua città. Molte persone scomparse nella serie avrebbero comunque meritato di essere salvate, una su tutte la madre di William, e sebbene sia evidente che l’intento degli autori sia quello di far finire la serie con una nota positiva, considerata la tragica scomparsa del protagonista, la scelta di avergli dato questa incombenza potrebbe apparire superflua, tanto da metterli nella posizione di dover chiarire perché non abbia salvato per esempio suo padre o Laurel. Se da una parte la spiegazione data da Moira a Thea che Oliver non poteva probabilmente deviare gli eventi che hanno contribuito a cambiare lui stesso sia convincente per Robert Queen, non è detto che lo sia però per l’originale Laurel, anche se questa decisione contribuisce a dare maggiore spessore al personaggio di non-Laurel, la cui scena con Quentin è una delle più dolci ed emozionanti dell’episodio.

La strada intrapresa da questo finale, che è riuscito ad incorporare – tra flashbacks e flashforward – anche tutti gli elementi narrativi caratteristici di questo show, spettacolari scene d’azione comprese, pone anche per un’ultima volta sotto i riflettori il tema del conflitto interiore del protagonista, indeciso tra vendetta è giustizia e lo fa riportandoci all’origine di Arrow, ai suoi esordi, quando era deciso a combattere la corruzione dell’allora Starling City da solo e contro tutti, senza farsi domande o porsi quesiti morali. Di acqua sotto i ponti ne è passata veramente molta da allora, ma la scelta autoriale di ripercorrere quell’evoluzione è sicuramente efficace dal punto di vista emotivo, soprattutto perché avviene tramite gli occhi di Diggle, qualcuno che ha sempre considerato Oliver come un fratello e che gli è stato accanto sin dall’inizio.

A fronte di un tono comprensibilmente fosco per un finale di serie che deve vedersela con una lunga serie di personaggi che piangono la morte di Oliver Queen, lo show – non potendo concretamente aggiungere nulla che non sia stato detto con il suo atto eroico – sceglie quindi di mostrare la vita dopo la morte, dando al pubblico l’opportunità di spiare dietro quelle che, nella maggior parte dei casi, sono le porte chiuse del futuro, il “cosa avviene ai personaggi di una serie dopo che questa si conclude“. E qui, i toni, come anticipavamo, sono comprensibilmente positivi, perché è di positività che questo episodio ha certamente bisogno, così non solo viene data la virtuale possibilità di riabbracciare persone date per morte, ma si costella l’episodio di brevi e gradevoli intermezzi, come la decisione di Roy (Colton Haynes) e Thea (Willa Holland) di sposarsi e l’incontro di quest’ultima con la sorellastra Emiko (Sea Shimooka), anch’essa riportata in vita da Oliver. Rene (Rick Gonzalez) che sceglie di candidarsi a sindaco non corrotto della città con la benedizione di Quentin, le sorelle al ghul che tornano ad incontrarsi e naturalmente John Diggle, che non solo compie finalmente il suo destino ricevendo idealmente l’anello di Lanterna Verde, ma si prepara con la sua famiglia ad un nuovo futuro, che lo porterà a Metropolis, il che sembra suggerire che rivedremo il personaggio tra i potenziali protagonisti di Superman and Lois, il nuovo show targato The CW, già promosso a serie, che farà parte della programmazione del network nella prossima stagione.

In questa carrellata di personaggi, nonostante faccia un’apparizione nei flashback con una notevole variazione sul suo destino, per quanto concerne lo Slade Wilson di Manu Bennett, il quale non ha però partecipato alle riprese, è impossibile non pensare che sia un peccato che all’antagonista migliore che Arrow abbia avuto non sia stato dedicato maggiore spazio, come è anche difficile conciliare alcune delle cose che succedono in questo episodio con ciò che abbiamo invece visto in quello che potrebbe essere il potenziale pilot di Green Arrow and the Canaries. In quella puntata, che si svolgeva appunto nel futuro, Dinah confessava a non-Laurel di essersi svegliata il giorno dopo il funerale di Oliver con tutta la sua esistenza cancellata, come se Black Canary non fosse mai esistita, il che suono davvero strano considerato che non può essere quindi stato Oliver a cambiare il suo destino portandola quindi nel futuro. Allo stesso modo, l’irriverente e quasi aggressiva non-Laurel che vediamo in quella puntata, mal si concilia con il personaggio che in questo finale di serie sembra aver trovato pace con se stessa, grazie anche alle parole di Quentin e sente il peso di essere il motivo per cui Oliver ha deciso di non riportare in vita la sua doppelgänger di Terra-1.

Arrivati alla conclusione di questa recensione, è ovvio che non si può non parlare di Olicity. Che abbiate amato o odiato la coppia formata da Oliver Queen e Felicity Smoak (Emily Bett Rickards), narrativamente parlando, sarebbe stato impossibile immaginare questo finale di serie senza rivedere colei che il protagonista ha scelto come compagna di vita, nonché la madre di Mia (Katherine McNamara) e questo, proprio a partire dall’incontro tra le due. La Felicity che rivediamo dopo 7 episodi (anche sembra passato molto più tempo), che piange la morte del marito e che è una neo mamma con una bambina di pochi mesi che la attende a casa, non immagina di trovarsi di fronte la figlia adulta, tanto che tra le due non c’è alcuna interazione inizialmente, il che è una scelta sia strana (davvero nessuno l’ha avvertita della sua presenza??), sia comprensibile al fine dell’effetto sorpresa, soprattutto quando la versione dell’unica figlia che il genio dei computer conosce nella sua realtà è una piccolina che sta appena cominciando a mettere i denti. Il loro approccio, in seguito, è poi molto prudente e senza troppe effusioni e si concede maggiore tenerezza soprattutto quando Felicity apprende che Mia ha avuto l’opportunità di incontrare e conoscere Oliver e che quest’ultimo non l’ha solo addestrata, ma le ha anche passato il testimone di nuovo Green Arrow.

La scoperta che l’uomo che ama e che ha atteso di incontrare di nuovo per buona parte della sua vita abbia potuto conoscere le gioie della paternità, non è però il solo motivo di conforto per Felicity, perché la serie – in quello che è un evidente omaggio ad una coppia che ha segnato la storia di questo show – sceglie di concludersi proprio con l’attesa riunione tra i due e la scoperta di dove il portale aperto da The Monitor alla fine della 7^ stagione, abbia condotto la Felicity del futuro. E la risposta è saggiamente vaga, non importa infatti che il luogo o il non luogo in cui essa approdi sia un altro universo, una realtà alternativa, il paradiso o un sogno, gli autori non lo specificano, come non spiegano se i due siano vivi o morti, perché idealmente non conta: ciò che conta è che quel luogo rappresenti, peraltro a sorpresa, il primo dove Oliver abbia mai visto Felicity, che contenga alcuni elementi iconici per gli shipper della coppia, come la famigerata penna rossa che lei stringe tra le labbra, e che soprattutto significhi che, dovunque sono, saranno insieme per sempre.

Si conclude così, dopo 8 anni di news, speciali e recensioni, per le quali ringraziamo anche Lorenzo Bianchi e Raffaele Caporaso, la corsa di questa serie al quale andrà sempre riconosciuto il primato di aver aperto la strada ad un nuovo modo di fare televisione e di aver creato un universo vasto ed inimmaginabile. Da Arrow è tutto.