Sex Education è tornata con una seconda stagione e la serie Netflix non delude le aspettative con nuovi episodi che riportano sugli schermi quell’approccio senza filtri e pregiudizi che ha contraddistinto il debutto dello show, regalando però alcuni momenti più emozionanti che lasciano il segno, come una puntata dedicata all’unica cosa che hanno in comune tutte le teenager e un epilogo per questo capitolo della storia di Maeve che non può lasciare indifferenti.
Otis, il protagonista interpretato da Asa Butterfield, entra in una nuova fase della sua vita adolescenziale e sessualità ritrovandosi nel primo episodio alle prese con impulsi incontrollabili e nuovi passi in avanti nella sua relazione con Ola (Patricia Allison), ma l’assenza di Maeve (Emma Mackey) a scuola e l’arrivo tra i corridoi di sua madre Jean (Gillian Anderson) in veste di consulente, rendono difficile continuare la sua attività come “esperto” e gli causano non pochi problemi. Maeve ha invece iniziato a lavorare dopo l’espulsione da scuola, tuttavia il ritorno della madre Erin (Anne-Marie Duff), che sostiene di non essere più tossicodipendente, e della sorellina la spingono a trovare un modo per proseguire la sua educazione, e la ragazza farà anche i conti con l’arrivo di due nuovi vicini con cui stringerà presto un legame. Adam (Connor Swindells) è di nuovo coinvolto, non per sua volontà, in molti problemi nella scuola militare e la sua apparizione a sorpresa in città metterà in crisi Eric (Ncuti Gatwa) che, nel frattempo, ha attirato l’attenzione della new entry al liceo Rahim (Sam Outalbali). Aimee (Aimee Lou Wood) continua a essere un’amica su cui contare in ogni momento, nonostante affronti un’esperienza traumatica. Jackson (Kedar Williams-Stirling) subisce la pressione causata dalle aspettative degli altri, mentre Lily (Tanya Reynolds) regala nel finale un’irresistibile versione musical e sci-fi di Romeo e Giulietta, oltre ad avere un ruolo centrale nelle dinamiche di una delle coppie.
Le puntate danno poi spazio anche ai problemi sentimentali degli adulti, tra insegnanti la cui vita sessuale è in difficoltà, il matrimonio del preside Groff (Alistair Petrie) in crisi, Jean che sembra essere sempre più coinvolta da Jakob (Mikael Persbrandt), e un breve ritorno di Remi (James Purefoy).

La serie creata da Laurie Nunn non abbandona affatto l’elemento legato all'”educazione sessuale” dei suoi protagonisti, non solo i più giovani, ma con questa seconda stagione trova il modo di rendere le tematiche più mature e al tempo stesso mantenere la leggerezza che ha contraddistinto fin dalle prime battute lo show. Sex Education è infatti un progetto in cui l’equilibrio tra commedia e dramma è assolutamente centrale: gli episodi riescono così a proporre le esilaranti conseguenze di un allarme ingiustificato legato a un’epidemia di clamidia o le “stranezze” di alcuni dei teenager nell’intimità affiancando questi elementi più spensierati a riflessioni importanti su tematiche che uniscono tutte le generazioni, come il bisogno di essere accettati e amati, le conseguenze dei traumi subiti e la necessità di dover prendere delle scelte difficili. Mettendo quasi da parte totalmente l’espediente della “clinica” clandestina, la serie allontana in modo importante Otis e Maeve seguendone così le storie in modo parallelo, pur essendo ormai profondamente legate. I sentimenti a lungo taciuti, come prevedibile, avranno delle conseguenze su entrambi i personaggi, ma lo show gestisce ancora una volta molto bene la rappresentazione dell’amore sottolineando come non sia il pensiero costante nella vita dei teenager, divisi tra scuola, genitori assenti o fin troppo presenti, tentativi di capire la propria identità e, soprattutto, amicizia. Otis ed Eric, ma anche Maeve e Aimee, continuano a rappresentare esempi positivi di legami disinteressati e solidi, presenze costanti nei momenti di bisogno e, nonostante tutti compiano errori o si lascino distrarre dai propri problemi, sempre pronti a sostenersi di fronte alle avversità.

Il team di autori al lavoro sulla serie di Netflix sono davvero bravi nel delineare ogni personaggio con mille sfumature diverse, positive e negative, e a caratterizzare anche i personaggi secondari e che appaiono per pochi minuti con delle battute ben ideate per rendere immediatamente comprensibile le varie personalità e il loro posto all’interno del microcosmo rappresentato dalla vita del liceo. Il gruppo di giovani al centro della storia fin dalla prima stagione continua a sostenere la narrazione portando in scena problemi di vario tipo che non vengono mai trattati in modo superficiale come accade con i dubbi di Maeve, divisa tra la speranza di una possibile vita normale con la madre e il sospetto che faccia ancora uso di droghe, o i tentativi di Adam di trovare il coraggio di accettarsi. Gli otto nuovi episodi, pur ruotando sempre intorno all’espediente del sesso per esaminare le relazioni umane, hanno il merito di porre ognuno dei protagonisti di fronte alle proprie paure, facendo così emergere insicurezze e problematiche che anche gli spettatori di tutte le età conoscono molto bene e costruendo, per ognuna delle storie, dei punti di svolta significativi, a prescindere che si tratti di un pomeriggio trascorso in punizione per andare alla ricerca di un punto in comune o una gita tra i boschi disastrosa, mentre non possono ovviamente mancare dichiarazioni e rivelazioni, disastrose o epiche.

Rispetto alla prima stagione, Sex Education si concentra inoltre un po’ di più sugli adulti sfruttando nel migliore dei modi la sempre brillante Gillian Anderson alle prese con una Jean la cui sicurezza inizia un po’ a sgretolarsi di fronte alle situazioni che sfuggono al suo controllo. L’attrice non ha alcun problema nel passare dalle serate in discoteca (una delle sequenze più esilaranti) a momenti di fragilità, risultando sempre naturale e credibile. L’intero cast si mantiene comunque davvero convincente: il trio composto da Asa Butterfield, Emma Mackey (che sostiene in modo notevole i momenti più drammatici della storia di Maeve e la sua sofferenza nel rimanere costantemente delusa dalle persone che ama) e Ncuti Gatwa si conferma la colonna portante, per quanto riguarda le emozioni e le risate, della serie, mentre Connor Swindells e Aimee Lou Wood si conquistano un posto nel cuore degli spettatori con una performance all’insegna del non detto, ben calibrata sulla paura di far emergere pubblicamente quello che provano. In un contesto così ricco di personaggi è comunque apprezzabile che gli sceneggiatori abbiano voluto far conoscere meglio anche presenze marginali come Ruby (Mimi Keene), che avrà un ruolo inaspettato nella maturazione di Otis, e siano riusciti a introdurre nuovi personaggi come la determinata Viv (Chinenye Ezeudu) o il sarcastico Isaac (George Robinson).
A impreziosire la serie anche una bellissima colonna sonora, che spazia dalle hit dance all’emozionante Mystery of Love di Sufjan Stevens, e una regia e un montaggio che attribuiscono il giusto ritmo alla narrazione.
Non tutti gli episodi sono privi di passaggi a vuoto o punti deboli, e l’inevitabile frammentazione del racconto alle volte indebolisce la capacità di concentrarsi sugli elementi più importanti, tuttavia Sex Education si conferma come uno dei progetti più riusciti prodotti da Netflix grazie alla sua onestà in grado di suscitare in egual misura risate e lacrime, senza mai scivolare nella prevedibilità e, al contrario, sorprendendo con momenti inaspettati e personaggi distanti dai facili stereotipi.

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