Titans, stagione 2: la recensione

Cosa significa, oggi, realizzare una serie di supereroi? Significa individuare un tono riconoscibile, avere un’impostazione coerente di fondo, perfino un universo di riferimento. Le serie Arrowverse non avranno una scrittura particolarmente elaborata, si reggono su una semplicità dichiarata e su schemi ricorrenti, ma hanno una grande chiarezza d’intenti e uno sguardo unico. Agents of SHIELD non è nemmeno, strettamente, una serie di supereroi, ma ha saputo trarre il meglio dalle proprie mancanze anno dopo anno, reinventandosi. Perfino alcune serie Marvel Netflix, con le loro mancanze, erano riconoscibili pur nei loro difetti. Titans, alla seconda stagione, non sceglie.

C’era del buono nella prima stagione della serie originale DC Universe, ma quasi tutto è vanificato da una seconda stagione che percorre troppe strade, brucia percorsi, taglia con l’accetta le storyline. Tredici episodi, due in più della precedente, che già talvolta sbandava dal percorso principale, sono troppi per una serie che si dimentica spesso dei suoi protagonisti storici, quantomeno di quelli che potrebbero anche essere i più interessanti, e non crede del tutto alla struttura centrale dell’intreccio. Troppe deviazioni, troppi spunti, ma soprattutto la mancanza di coesione tra scelte, insegnamenti, errori, evoluzione dei personaggi.

Qui si parte dal cliffhanger della scorsa stagione, che vedeva Rachel dare libero sfogo ai suoi poteri, trascinando con sé anche Dick, che provava a salvarla. Trasportati in uno stato a metà tra l’allucinato e l’onirico – una soluzione che la stagione propone troppo spesso – i personaggi riescono a tirarsi fuori dai guai. La relativa situazione di quiete che segue dovrebbe preparare lo slancio per introdurre il personaggio di Deathstroke, nemesi stagionale. Gli ingredienti sarebbero anche validi. Un trauma nel passato, segreti mai svelati al gruppo, una vendetta solo rimandata, perfino i due figli del villain, Rose e Jericho, che interagiscono con il gruppo.

Ma proprio questa è la storia centrale a cui la serie sembra non credere mai del tutto. Il gruppo centrale è disgregato, e quando è riunito sembra solo ragionare in funzione delle proprie mancanze e dei difetti individuali. Questa dovrebbe essere la stagione che racconta la trasformazione di Robin in Nightwing, ma a mancare è il senso di gratificazione del percorso del personaggio. Anzi, Dick è definito da comportamenti particolarmente immaturi, dalla fuga dalle sue responsabilità, dall’assenza di caratteristiche che lo renderebbero un leader giusto. Ma trattare l’intreccio stagionale solo in questi termini probabilmente non spiega quanto la storia sia lasciata a se stessa.

Ad esempio, Rachel e Kory non hanno un senso in questa stagione, non una motivazione chiara o ostacoli o conflitti. Insomma, qualcosa. In una stagione che introduce anche Aqualad, Superboy e Krypto (e ci sono anche Wonder Girl, Hawk, Dove e Jason Todd), i troppi personaggi sono sospesi in un limbo narrativo in attesa che la serie con un guizzo dia loro un senso, salvo poi non approfondire le conseguenze. Un personaggio potrà accarezzare l’idea del suicidio a causa del biasimo altrui, in nome di un breve spunto drammatico che non conduce ad altro. Un personaggio può farsi incarcerare per due episodi – che è un modo per bloccarne il percorso e raccontare altro – salvo poi uscire di prigione senza troppe conseguenze.

La serie introduce Bruce Wayne/Batman nel primo episodio, ma poi quasi tutti i confronti futuri con Dick sono solo un parto dell’immaginazione di quest’ultimo. Allo stesso modo, Deathstroke è un villain quasi più presente nei flashback che nel presente, tanto che per qualche motivo la stagione ne introduce un secondo – meno interessante – in corsa. E, in questa storia in cui salvare gli innocenti sembra l’ultima delle attività del team di eroi (anche perché di solito sono loro stessi la fonte di pericolo), anche i climax dell’ultimo episodio sono tirati via. Addirittura, una volta risolto tutto, la storia si ricorda di dover impostare qualcosa per la terza stagione – confermata – e uccide un personaggio solo per dare una missione futura ad un altro.

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