Criminal Minds 15×10 “And in the End”: la recensione del finale

Quella di Criminal Minds è una storia lunga 15 stagioni e 324 episodi, crediamo quindi che l’omaggio ad uno show come questo dovrebbe risultare in una nostalgica critica, più che nella mera recensione di un episodio finale. Perché anche se non è stato la prima – l’onore di portare sul piccolo schermo dei profiler va infatti all’omonimo show della NBC del 1995 – sicuramente questa serie è e resterà tra le più conosciute ad aver mostrato il mondo del crimine. Oggi la televisione pullula serie che trattano argomenti simili: da Prodigal Son, in onda su Fox, al più storicamente accurato Mindhunter di Netflix, i produttori televisivi hanno capito da tempo che le perversioni umane attraggono inevitabilmente un pubblico a cui piace essere spaventato, ma ai suoi esordi la strada di Criminal Minds non era così spianata come lo è ora e la serie ha anche sofferto per un ricambio nel suo cast che ne ha inevitabilmente segnato le performance, con ascolti sempre più tristemente in calo.

Dalla brusca decisione di Mandy Patinkin (Jason Gideon), indiscussa star delle prime 2 stagioni, di lasciare lo show per l’effetto che trattare argomenti tanto crudi ebbe sull’attore, quella del cast di Criminal Minds non è stata sempre una storia semplice da raccontare. Dopo l’addio di Patinkin, infatti, gli autori si liberarono per un certo tempo dei personaggi interpretati da Paget Brewster (Emily Prentiss) e A. J. Cook (Jennifer Jareau), fino a che una vera e propria sollevazione popolare da parte dei fan non li fece tornare loro propri passi. Il 2016 fu poi un annus horribilis per la serie che perse prima Shemar Moore (Derek Morgan), per il suo stesso desiderio di cercare nuove sfide professionali, che ha trovato come protagonista di S.W.A.T., e poi Thomas Gibson (Aaron Hotchner), licenziato in seguito ad un alterco scoppiato sul set con uno dei produttori.

Da quel momento in poi, nulla è stato più come prima: le trame hanno cominciato ad essere sempre più ripetitive, inevitabile per qualsiasi serie durata tanto a lungo, i serial killer sempre più uguali l’uno all’altro ed il tentativo di fare di Criminal Minds uno show più incentrato sui protagonisti che sulla risoluzione del caso della settimana o della trama orizzontale della stagione, piuttosto fallimentare. Tra tutte, spicca la discutibile scelta di imporre un’improbabile relazione amorosa tra Spencer Reid (Matthew Gray Gubler) e J.J. o, con un colpo di coda di questo finale di serie, creare un interesse sentimentale di Luke Alvez (Adam Rodriguez) per la geniale ed eccentrica Penelope Garcia (Kirsten Vangsness), una delle colonne portanti di questa serie, tutte scelte piuttosto casuali che non hanno giovato in alcun modo all’evoluzione dei personaggi coinvolti.
Nonostante l’inevitabile affezione per i protagonisti da parte del pubblico e l’innegabile fatto che tra persone che hanno lavorato assieme per tanto tempo sia normale si formi un forte legame, il vero protagonista di Criminal Minds è sempre stato l’argomento trattato, la lotta al crimine, più che il racconto della vita di un gruppo di profiler che lo combattono ed è indicativo che quasi ogni tentativo di deviare in maniera brusca da questa linea sia risultato poco credibile o fuori posto.

In quanto a questo doppio finale di serie, la squadra della Behavioral Analysis Unit torna sulle tracce di uno dei più pericolosi e manipolatori assassini seriali a cui abbia dato la caccia nelle ultime due stagioni: Everett Lynch, detto il Camaleonte. A nostro avviso, la showrunner Erica Messer ha fatto una scelta molto oculata nel decidere di concludere la serie senza stravolgerne la natura, incentrandola su una delle più classiche cacce al serial killer mentre, sullo sfondo, la spada di Damocle del cambiamento incombeva sul team.
L’annuncio di Penelope di aver trovato un nuovo lavoro nella Silicon Valley è il primo segno che qualcosa muterà per sempre, insieme al fatto che J.J. sia in lizza per la posizione di responsabile della sezione dell’FBI di New Orleans o del BAU, nel caso in cui Prentiss venisse scelta come nuova direttrice dell’FBI, la prima donna in questo ruolo e David Rossi (Joe Mantegna) sembri invece deciso ad andare in pensione.
Nonostante questo apparente e potenziale terremoto interno, gli autori hanno deciso – ad eccezione dell’addio di Garcia – di lasciare di fatto le cose come sono sempre state, dando così l’illusione ai fan che, da qualche parte nel mondo della fantasia, ci sarà sempre una squadra di valenti profiler pronti a partire in 5 minuti con un jet privato, accompagnati da una frase ad effetto ad introdurre e chiudere le loro avventure, mentre vanno a caccia di mostri. E se anche crediamo che Criminal Minds avrebbe probabilmente dovuto concludere la sua corsa qualche stagione fa, dobbiamo anche ammettere che non avremmo potuto pensare ad un finale più adatto di questo.

CORRELATO A CRIMINAL MINDS RECENSIONE FINALE

Si conclude sulla CBS, dopo 15 stagioni e 324 episodi, la corsa di Criminal Minds con l’episodio And in the End che andrà in onda in Italia venerdì 13 marzo su Fox Crime.